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Contributo per smaltimento pneumatici obbligatorio anche per venditori online

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Anche i venditori di pneumatici sul web saranno costretti a pagare il contributo ambientale per il corretto smaltimento di pneumatici fuori uso (Pfu), lo stabilisce il Ministero dell’Ambiente.

Il ministero dell’Ambiente ha finalmente risposto a un’interrogazione parlamentare presentata dal presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, e inerente al fenomeno della vendita al dettaglio di pneumatici sul web, attraverso il quale era possibile ovviare al pagamento di un contributo ambientale per il corretto smaltimento degli Pfu.

Il contributo, adesso, dovrà essere pagato da tutti, anche dai soggetti commerciali con sede all’estero e operanti sul web.

Eco Tyre, che da sempre si è battuta per la risoluzione della questione, ha accolto con soddisfazione la decisione del ministero. Enrico Ambrogio, presidente del consorzio che si occupa della gestione e smaltimento di Pfu ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti della risposta ottenuta dal ministero dell’Ambiente sull’annosa questione che affligge il mercato degli pneumatici da ormai troppo tempo: la possibilità da parte di quei soggetti commerciali con sede all’estero che, operando attraverso canali web, non pagano il contributo ambientale per lo smaltimento degli penumatici giunti a fine vita. Come se questi pneumatici non avessero lo stesso impatto ambientale rispetto a quelli venduti attraverso canali tradizionali”.

Esiste, infatti, una normativa italiana per la quale i produttori, al momento dell’acquisto di un pneumatico nuovo, versano un contributo a uno dei consorzi previsti che dovrà occuparsi dello smaltimento e della corretta gestione del Pfu. Eco Tyre denuncia che alcuni importatori via web, in particolare quelli con sede all’estero, riescono invece ad aggirare la normativa.

Un fenomeno che, secondo alcune stime, sarebbe arrivato al 3% del mercato totale, portando a tre conseguenze per il settore: “Un mancato introito per l’erario pari a 1 milione di euro, in ragione dell’Iva applicata al contributo; un ingiusto vantaggio sul prezzo di vendita, ottenuto dalla mancata applicazione del contributo; il fatto che questi pneumatici, non contabilizzati come immessi sul mercato, una volta giunti a fine vita ricadono sulla collettività per la loro raccolta e trattamento, per un costo stimabile in circa 5 milioni di euro”.

Nella risposta del ministero è specificato che i soggetti venditori di pneumatici tramite canali web e stabiliti in un altro Stato europeo rientrano nella nozione di “importatore di pneumatici” e quindi devono anch’essi pagare il contributo ambientale.

Per gli operatori extra-Ue, occorrerà incrementare la vigilanza doganale “che deve essere messa in condizione di ricevere da produttori e importatori di pneumatici, notizia dell’importo del contributo ambientale applicato per far concorrere questo contributo all’imponibile doganale e Iva nonché di stabilire con disposizione normativa le modalità di riscossione e gestione del contributo eventualmente riscosso dalle dogane”.

Fonte

(Foto: Örlygur Hnefill)