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Coltivare biologico in Italia. L’esperienza Girolomoni

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Sempre più agricoltori, in Italia, stanno decidendo di affidarsi alla coltivazione biologica. Secondo il rapporto Bio in cifre 2014, elaborato dal Sinab, Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica, i terreni destinati al biologico corrispondono a 1.317.177 ettari: circa il 10% del totale della superficie coltivata nazionale. Anche gli operatori del settore sono aumentati: molte nuove aziende agricole, formate soprattutto da giovani, scelgono la via del bio.

Ma cosa significa coltivare biologico oggi in Italia, e quanto è difficile farlo? Abbiamo provato a chiederlo a Giovanni Battista Girolomoni, figlio di Gino, uno dei primi che ha dedicato corpo e anima a questo tipo di coltivazione nel nostro Paese.

  1. Iniziamo da una domanda “difficile”: perché proprio il biologico?

In termini generici ormai c’è un’ampia letteratura scientifica a riguardo, che dimostra che è una questione di salute e sostenibilità ambientale.
Credo sia però più importante spiegare il perché nel nostro caso. La nostra cooperativa nasce da ricerche e iniziative culturali per capire, analizzare, e riproporre i valori dell’antica civiltà contadina. In un momento in cui la società spingeva le persone ad abbandonare la campagna, mio padre Gino, insieme ad alcuni giovanissimi ragazzi di Isola del Piano, decide di fondare la cooperativa. Cosa fare a Isola del Piano se non quello che si è sempre fatto in passato e cioè gli agricoltori? Mio padre sentiva però che c’era bisogno di un nuovo tipo di agricoltura, rispettosa della vita delle persone, degli animali e della terra, che prendesse spunto da quelli che erano i valori dei padri: la parola data, la solidarietà, non avvelenavano nulla, non producevano rifiuti. Insomma un’agricoltura di cui non doversi pentire.
Per riassumere con una frase di mio padre “Agricoltura biologica come punto da cui partire per ricostruire il mondo rurale”.

  1. Cosa significa, per la vostra azienda, fare agricoltura sostenibile?  

Il concetto di sostenibilità è molto ampio. Per noi è una questione di coerenza, che ti porta nelle scelte di tutti i giorni ad agire secondo non il semplice interesse privato, ma per il bene comune.
Nello specifico significa ribadire il concetto di prima e quindi si parte dall’agricoltura biologica per poi allargarsi al altri settori che vanno nella stessa direzione: le energie alternative, la bioarchitettura, i criteri del commercio equo-solidale, ecc.

  1. Quanto è dura, oggi in Italia, attuare un tipo di coltivazione diversa, fatta col cuore e nel rispetto della natura?

Oggi per fortuna è meno dura rispetto al passato. Il biologico ha dimostrato di non essere utopia, ma è oggi realtà per migliaia di agricoltori in tutto il mondo. In generale è stata fatta un’operazione culturale importante, per ridare il giusto valore al lavoro dei contadini. Mentre fino a pochi anni fa la società ha portato i giovani a vergognarsi del mestiere che facevano, oggi l’agricoltore bio è visto in qualche modo come un eroe positivo. In questo la nostra cooperativa credo abbia avuto un ruolo importante, con centinaia di convegni in tutt’Italia tenuti da mio padre per parlare di mondo rurale e di territori svantaggiati come la collina e la montagna.

agricoltura biologica

  1. Come far sopravvivere il biologico in un mercato fatto di concorrenza serrata, contraffazione, e di prodotti di scarsa qualità e, quindi, a basso prezzo?

Il biologico sta uscendo dalla nicchia e quindi attrae sempre più l’attenzione degli avvoltoi. Credo comunque che in un settore come il nostro, trasparenza e qualità saranno sempre premiate dalle persone. Dobbiamo fare attenzione a non cadere nella chimera del prezzo più basso e le scelte devono essere coerenti. L’importazione di prodotto bio dall’estero va limitata non tanto per una questione di affidabilità delle certificazioni, ma perché dobbiamo fare di tutto per creare delle opportunità locali di sviluppo agricolo.

  1. La politica cosa può fare? L’esperienza di Gino Girolomoni comincia quando diventa sindaco di Isola del Piano: amministratori locali e nazionali, come possono contribuire allo sviluppo del biologico nel nostro Paese?

La politica agricola è innanzitutto Europea, l’attuale PAC ha introdotto dei concetti come il greening che dovrebbero portare le aziende ad una maggiore attenzione ambientale. Si poteva fare di più sicuramente e il grosso della partita si gioca ora nei P.S.R. delle singole regioni, che hanno la possibilità di incentivare il metodo agricolo biologico, che ha dimostrato di portare esternalità positive e di ridurre quelle negative. Per le caratteristiche dell’Italia, che per due terzi del territorio è rappresentata dalla collina e dalla montagna, è assolutamente fondamentale tutelare le produzioni di qualità.

  1. La vostra azienda utilizza l’energia pulita per sostentare la produzione. In che modo?

Contribuiamo a produrre energia pulita tramite il fotovoltaico e l’eolico. Inoltre tutta l’energia che acquistiamo per produrre la pasta, anche se ci costa di più,  è certificata rinnovabile.

  1. Tra i progetti della cooperativa c’è anche quello di sviluppare attività culturali e di divulgazione della sostenibilità, rivolta, tra gli altri, a giovani e bambini. Qual è la reazione dei ragazzi di oggi di fronte alla natura e ai processi di lavorazione biologica dei prodotti?

Ricerche recenti danno buone speranze per il futuro. Sembrerebbe che la generazione dei Millennials o generazione y (nati tra il 1980 e il 2000), quindi generazione a cui appartengo, sia molto meno attratta dal mito del fast food. Questi erano miti della generazione precedente, che abbiamo ereditato e che ci hanno conquistato solo in parte. Fanno infatti sempre meno presa sulle nuove generazioni, che vogliono sapere la storia dei prodotti che mangiano, per nutrire non solo il corpo ma anche lo spirito.

  1. Dopo più di 40 anni di attività, quali sono stati i principali ostacoli e i momenti più felici, nella Sua esperienza e in quella di Suo padre?

All’inizio è stata molto dura per la cooperativa, abbiamo avuto quasi 20 anni di sequestri di pasta. Prima perché facevamo pasta con semola integrale (una legge Italiana ne vietava l’utilizzo), poi perché biologica (non c’era ancora una legge che dicesse cosa volesse dire e quindi era considerata pubblicità ingannevole). Tante difficoltà finanziarie e, poi, si è partiti veramente dal nulla. I nostri genitori hanno fatto una vita molto intensa, combattendo tantissime battaglie e sono scomparsi prematuramente. Per noi figli è stata molto dura andare avanti dopo la loro morte. Grazie all’aiuto dei famigliari, degli amici, della cooperativa, siamo riusciti a superare queste difficoltà e oggi guardiamo al futuro con ottimismo, convinti di continuare a combattere la buona battaglia dei nostri genitori.

  1. Cosa consigliare a un giovane (o anche meno giovane, perché no!) che vuole abbracciare la cultura del biologico oggi in Italia?

Alimentazione e agricoltura sono questioni talmente importanti che non possiamo delegarle o non preoccuparcene. È importante quindi per tutti informarsi.  Per usare le parole di nostro padre “Essere consapevoli che l’agricoltura biologica e biodinamica sono la cura per le ferite profonde della campagna, che coltivare la terra avvicina la vita e che custodirla con i gesti la rende abitata, fedele”.

(Foto: girolomoni.it)

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