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Caso Xylella, UE e Regione: “Pesticidi obbligatori”. A rischio il biologico

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Caso Xylella: l’assessorato all’Agricoltura fa dietrofront e impone l’inizio dei trattamenti per sconfiggere il batterio. A rischio le coltivazioni biologiche

Il caso Xylella suscita ancora malumori in Puglia. Dopo il deferimento della Commissione Ue per non aver adottato tutte le misure atte a fermare il batterio, l’assessorato regionale all’Agricoltura fa dietrofront e impone l’annullamento delle ordinanze emesse per vietare i trattamenti con i pesticidi.

Nel frattempo, gli agricoltori biologici hanno chiesto al ministero deroghe al provvedimento, ma non hanno ricevuto ancora alcuna risposta.

Caso Xylella: l’aut aut del governo e i malumori degli agricoltori

Non c’è più tempo. La determina dell’assessorato all’Agricoltura non lascia spazio a fraintendimenti: i trattamenti con i pesticidi contro la Xylella fastidiosa devono essere utilizzati da subito. Se le ordinanze emesse dai sindaci per evitare i trattamenti non saranno annullate, verranno tutte impugnate dinanzi al Tar.

La decisione della Regione arriva all’indomani dal deferimento dell’Italia da parte della Commissione Ue per la cattiva gestione del caso Xylella. Le piante infette non sarebbero state abbattute nei tempi indicati. L’Ue ha così ritenuto il deferimento necessario per evitare la diffusione del batterio in tutto il territorio dell’Unione.

Secondo la Regione Puglia, i provvedimenti emessi dai sindaci per difendere il territorio dai pesticidi «sono in contrasto con norme europee, nazionali e con le regole regionali». Ma non tutti sono d’accordo. Molti sindaci salentini, infatti, vogliono continuare a opporsi ai trattamenti, in ogni sede.

Il peso dei trattamenti anti-Xylella

Tra i trattamenti che gli agricoltori possono adoperare per combattere la Xylella Fastidiosa c’è l’utilizzo di prodotti neonicotinoidi e i piretroidi. Sostanze che hanno un impatto importante sull’agricoltura biologica e sulla vita degli insetti impollinatori.

In particolare, ricordiamo i rischi collegati ai neonicotinoidi, accusati di uccidere il 40% dello sperma delle api. Il loro impiego avrà dunque un impatto potenzialmente devastante sulla salute delle api.

A temere maggiormente l’ordinanza sono però gli operatori del settore biologico. La Regione ha deciso di derogare al decreto, autorizzando l’utilizzo di prodotti a base di olio essenziale di arancio dolce e spinosad. Decisione su cui ancora non si è espresso il Ministero. Se dovesse arrivare un NO da Roma, gli agricoltori perderebbero la possibilità di vendere i propri prodotti sotto la dicitura ‘biologico’ per i prossimi tre anni.

Il punto della situazione sul caso Xylella

Da marzo a oggi, le piante infette sono passate da 2.950 a 3.700. La maggioranza degli alberi infetti ricade nel territorio di Francavilla Fontana e Oria, nel Brindisino. Un’avanzata giudicata inesorabile e contro cui, secondo la Regione, è necessario praticare il pugno duro.

Il Comitato Ue per la tutela delle piante, su richiesta della Commissione, ha approvato l’estensione di altri 20 chilometri verso il nord della Puglia dell’area di quarantena della Xylella.

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Di questo passo, in altri 7 anni la malattia arriverà fino alla provincia di Foggia, passando per la zona degli ulivi secolari di Fasano e quella a più alta densità produttiva di Andria, la capitale italiana dell’olio.

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