Home Green Economy Carbone pagato col sangue dei Colombiani: tra le aziende fornite anche Enel

Carbone pagato col sangue dei Colombiani: tra le aziende fornite anche Enel

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Nei giorni scorsi, Greenpeace Italia ha anticipato al Fatto Quotidiano uno studio che svela retroscena agghiaccianti sull’approvvigionamento di fonti fossili dalla Colombia.

Secondo le accuse mosse nei confronti di alcune grosse aziende, gruppi militari ucciderebbero minatori e sindacalisti colombiani. Una cosa che ci riguarda molto da vicino perché Enel, controllata pubblica, farebbe affidamento su queste aziende per l’uso di materie prime.

La ricerca in questione prende il nome di “Colombian Coal in Europe Imports by Enel as a Case Study ” ed è nata come completamento di uno studio precedente (The Black Box, Luci e ombre nella catena di fornitura di carbone in Olanda – 2012) sull’origine del carbone utilizzato per generare elettricità nei Paesi Bassi e la mancanza di trasparenza nelle catene di fornitura europee.

Enel non era presente come caso di studio nel precedente rapporto, perché non operante sul mercato olandese. Cosa a cui ha sopperito la ricerca presentata in questi giorni che ha evidenziato l’esistenza di relazioni commerciali tra la più grande società elettrica d’Italia e le due grandi aziende minerarie che operano in Colombia, attualmente sotto l’occhio del ciclone: la statunitense Drummond e la svizzera Prodeco (GlencoreXstrata).

Nella sintesi del rapporto curato da Greenpeace e riportato da Il Fatto Quotidiano si legge: “Le loro politiche ambientali sono deboli e più spesso deficitarie; ma, ancor più, su entrambe le aziende esiste una corposa documentazione giornalistica (e legale) che testimonia come siano state ripetutamente accusate di gravissime violazioni dei diritti umani e di aver commissionato omicidi e torture di sindacalisti e abitanti delle aree circostanti le loro miniere in Colombia. Alcuni dei processi a carico di queste aziende, conosciute all’opinione pubblica di molti Paesi per i loro imbarazzanti ‘crime files’, sono ancora pendenti”.

Nel 2009, è stata intentata anche una causa civile negli Stati Uniti contro la Drummond. Le accuse erano quelle di aver ordinato torture e omicidi di molti leader sindacali in Colombia. Come riportato dalla Reuters e da Pr Newswire, uno studio legale che rappresentava le vittime colombiane ha presentato evidenze di come l’azienda avrebbe finanziato gruppi paramilitari di estrema destra per svolgere servizi di security nelle miniere e lungo le linee ferroviarie che garantiscono il trasporto di carbone.

In questi giorni L’Enel ha emesso una nota stampa in cui ha confermato di avere rapporti commerciali con le multinazionali, accusate di aver commesso crimini efferati nei confronti degli abitanti colombiani. La nota presenta un connotato positivo in quanto l’azienda fa ben sperare per il futuro: “Circa la natura dei rapporti specifici con le società citate, non vi è alcun dubbio che, qualora fossero riscontrate le accuse che vengono mosse dallo studio Somo alla Drummond e alla Glencore (Prodeco), o più in generale una rilevante violazione etica, Enel non avrebbe alcuna esitazione ad agire nei confronti delle controparti e ad attuare tutte le determinazioni necessarie, come per altro già previsto nei rapporti che legano l’azienda ai propri fornitori”.

In questi giorni Greenpeace aveva organizzato una delle sue spettacolari proteste non violente con la Rainbow Warrior che aveva già intercettato un carico di carbone proveniente dalla Colombia ed era pronta ad entrare in azione nel porto di Civitavecchia. L’azione è stata annullata a seguito delle dichiarazioni rilasciate da Enel.

Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, spiega: “La risposta dell’azienda è un primo importante segnale che abbiamo deciso di onorare. Facciamo campagne sull’energia, e in questo caso sul carbone, per proteggere clima e ambiente, non per distruggere realtà industriali. Se ci giungono segnali di cambiamento li valutiamo con attenzione”.

La risposta di Enel è un primo importante segnale verso il cambiamento. La battaglia naturalmente è ancora lunga, ma cessare i rapporti con i fornitori sarebbe una prima grande risposta a tutti quei cittadini italiani che pagano i servizi forniti dall’azienda e hanno il diritto di pretendere che vengano svolti nella più completa trasparenza e rispetto dei diritti umani.

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(Foto: Oatsy40)

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