Home Green Economy Campagna USA contro la coscienza ambientalista. Chi c’è dietro?

Campagna USA contro la coscienza ambientalista. Chi c’è dietro?

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Che il tema della comunicazione negli USA fosse un argomento delicato lo si sapeva da tempo, così come è noto che i media americani sono i maestri nel dissimulare, nel creare campagne ad hoc, e spesso per trovare un capro espiatorio che copra le reali responsabilità di una vicenda. Recentemente l’Heartland Institute di Chicago è uscito con una campagna che supera i limiti della provocazione affermando di fatto che chi crede ai cambiamenti climatici, o meglio che i cambiamenti climatici siano causati dall’attività umana, può essere paragonato al peggiore dei criminali, richiamando le figure di Charles Manson, Ted Kaczynski  ( Una bomber ) o Osama Bin Laden addirittura.

I più noti sostenitori dei cambiamenti climatici così non sono scienziati, ma diventano assassini, tiranni e pazzi, come ad esempio il portavoce delle Nazioni Unite.

Questo atteggiamento sarà alla lunga però controproducente, infatti il centro rischia di perdere molti dei relatori e degli sponsor che avevano dato l’appoggio alla conferenza organizzata per fine maggio,  come General Motors, Microsoft o Diageo ( etichetta che racchiude più conosciuti brands del beverage ). Ad esempio  la Microsoft , che come molti suoi concorrenti sta cercando di far capire al mondo intero quanto green sia diventato, si è subito dissociato dalla campagna dell’istituto che per anni ha finanziato con generose donazioni. “Microsoft crede che i cambiamenti climatici siano un problema serio che richiede un’attenzione immediata a livello mondiale”, scrive la corporation di Redmond: “La posizione dell’Heartland Institute sul cambiamento climatico è diametralmente opposta a quella di Microsoft, e siamo in completo disaccordo con questa sua campagna di cattivo gusto”.

“Questo tabellone è stato deliberatamente provocatorio, un tentativo di ribaltare la situazione utilizzando le stesse tattiche degli allarmisti climatici, ma dando il messaggio opposto”, afferma il presidente dell’Institute, Joseph Bast: “È interessante che l’annuncio provochi reazioni più forti rispetto a quando i leader allarmisti paragonano i realisti climatici ai nazisti, o dichiarano che questi stanno imponendo ai nostri figli una condanna a morte di massa”. “Quello che stiamo facendo è un esperimento”, conclude Bast: “Non ci scusiamo per l’annuncio, e continueremo a sperimentare nuovi modi per comunicare il messaggio realista sul clima”.

Questo “esperimento”, però, ha già causato e causerà all’istituto perdite ingenti. Il denaro che non gli verrà più destinato, infatti, potrebbe rovinare i suoi ambiziosi piani di aumentare del 67% la raccolta fondi del 2012, passando da 4,6 a 7,7 milioni di dollari. Infatti, con questo tipo di approccio all’istituto non resterà che tornare a bussare alle porte di fondazioni di sua conoscenza, come quelle gestite da realisti del clima come i miliardari del petrolio Koch.

 

tratto da Il Fatto quotidiano

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