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Brexit, il conto sarà pagato dagli europei: in arrivo nuova tassa sulla plastica

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Brexit

Lo sappiamo bene. Il problema del packaging e dei materiali in plastica che finiscono nei mari, nei fiumi e nel terreno è estremamente preoccupante. Ne abbiamo parlato in diverse occasioni.

Per ridurne l’impatto, da Bruxelles hanno pensato di introdurre una nuova tassa sulla plastica. Un nuovo introito per le casse Ue che servirebbe anche per colmare i buchi di bilancio lasciati dalla Brexit: l’uscita della Gran Bretagna, infatti, comporta una riduzione nei contributi che il Paese versava ogni anno nelle casse Ue.

Si tratta, per ora, solo di un’ipotesi. Ma che potrebbe presto realtà entro quest’anno. Ecco cosa sappiamo, ad oggi.

Brexit e tassa sulla plastica: domani la proposta ufficiale

Dovrebbe arrivare domani, 16 gennaio, la proposta di una tassa sulla plastica da applicare ai prodotti commerciati sul territorio comunitario. Lo ha annunciato Günther Oettinger, Commissario europeo per il bilancio.

La nuova tassa sarà inserita all’interno di una complessiva “strategia europea sulle plastiche”. L’obiettivo, ha spiegato il Commissario, è quello di avviare una vera economia “circolare”, nel continente, che sia sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Un altro obiettivo è di puntare alla riqualificazione delle aziende del settore della plastica, puntando all’innovazione e alla sostenibilità. Una parte degli introiti dalla nuova tassa sulla plastica sarà indirizzata proprio a finanziare incentivi in questo senso.

Tassa sulla plastica: il provvedimento definitivo arriverà a maggio

La prima stesura della nuova proposta, l’abbiamo accennato, arriverà domani sul tavolo della Commissione europea. L’approvazione definitiva dovrebbe invece arrivare entro il prossimo mese di maggio.

Sono tanti infatti i nodi da sciogliere, prima del via libera definitivo.

Il primo e più importante è: chi pagherà la nuova tassa?

Le possibilità sono due. Potrebbe gravare sui produttori, sulle aziende cioè che producono il materiale inquinante. Oppure sui cittadini che acquistano, sul modello della cosiddetta sin tax, già introdotta per diversi beni considerati in qualche modo pericolosi (alcol, fumo e presto anche sulla carne rossa). Se fosse vera la seconda ipotesi, potremmo vedere qualcosa di simile a quanto sta succedendo oggi in Italia con i sacchetti biodegradabili a pagamento.

Un altro dubbio riguarda invece ‘cosa’ tassare, se i materiali che si utilizzano per produrre la plastica stessa oppure il prodotto finito.

Ulteriore nodo da sciogliere sarà quello dei settori produttivi esenti dalla nuova tassa sulla plastica. Saranno infatti stabilite delle eccezioni, ha spiegato Oetteinger,su quelle produzioni che l’Ue considera di “interesse generale”. Un esempio? I cartoni del latte, “dove è necessario utilizzare la plastica per ragioni di salute e igiene”, spiega il Commissario.

Brexit e i conti che non tornano

Al di là delle belle parole su sostenibilità e ambiente, è evidente che la tassa sulla plastica dovrà servire anche per rimpolpare le casse della Ue.

La Brexit, infatti, potrebbe produrre un buco nel bilancio europeo tra i 12 e i 14 miliardi di euro, secondo alcune stime. Questo perché i Paesi membri, specie i più ricchi, trasferiscono una quota annuale delle proprie “casse” al bilancio europeo. Con l’uscita della Gran Bretagna verrà meno uno dei principali contributori in questo senso.

Oettinger non nasconde che la nuova tassa servirà anche a questo. Durante la conferenza stampa di presentazione ha infatti spiegato che il “conto” della Brexit sarà colmato per metà con tagli al bilancio e per metà con nuove risorse. Tra i nuovi introiti ci sarà probabilmente anche la nuova tassa sulla plastica.

Un’altra ipotesi plausibile, riguarda poi la riforma del cosiddetto Ets, l’Emissions Trading System, il sistema di scambio delle emissioni.Che cos’è? In pratica, le aziende che emettono più CO2 rispetto alla norma, possono ‘comprare’ delle quote che gli consentono di produrne di più. È una vera e propria tassa sulle emissioni in eccesso. Finora, tali quote sono finite nelle casse degli Stati membri. In futuro, potrebbero invece arrivare al bilancio di Bruxelles.

Il Commissario Oettinger: “Produciamo troppa plastica”

Il Commissario Oettinger, per “sponsorizzare” il nuovo provvedimento, ha detto ciò che è ormai sotto gli occhi di tutti:

«Noi utilizziamo e produciamo troppa plastica, che nonostante il riciclaggio finisce nei rifiuti. Inoltre, dal primo gennaio la Cina ha chiuso il mercato e noi dobbiamo ridurre la quantità di plastica».

Oettinger ha spiegato che la plastica riciclata in Europa finiva prima nel Paese asiatico, dove “diventava giocattoli per bambini”. Ora anche questa via è stata (per fortuna) chiusa. Non c’è altra strada, quindi, che ridurre la produzione.

Al di là delle ragioni per cui viene applicata la nuova norma, è assolutamente essenziale per la vita umana, animale e vegetale che la plastica venga del tutto bandita dalla faccia della terra. Speriamo solo che non siano ancora una volta i cittadini a dover pagare il conto.

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