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Biodiversità e agricoltura rigenerativa per salvare il mondo

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Ripartire dal rapporto con la terra, per evitare il collasso e il completo esaurimento di ogni risorsa disponibile, alimentare ed energetica. È l’unica soluzione possibile, almeno secondo le idee di Chris Rhodes, direttore del Fresh-lands Environmental Actions, membro della Royal Society of Chemistry e portavoce del movimento delle Transition Town inglesi. Ecco di seguito alcune sue riflessioni che ci possono aiutare a comprendere meglio il significato e l’importanza dell’agricoltura rigenerativa.

Abbiamo più volte avuto occasione di spiegare come sia impensabile, per l’umanità, continuare a far affidamento sulle vecchie fonti di energia.  I combustibili fossili si stanno esaurendo e le emissioni inquinanti fanno ammalare gli uomini e l’ambiente. La richiesta e lo spreco di energia continuano a essere abnormi, nonostante si continuino a ideare meccanismi di conversione e di alimentazione diversi, puliti, inesauribili.

La “soluzione” a questa condizione viene spiegata in un interessante articolo scritto da Chris Rhodes, direttore del Fresh-lands Environmental Actions. Un articolo dal quale possono essere tratti degli spunti di riflessione importanti.

Secondo Rhodes, ciò che può salvare l’uomo è probabilmente un insieme di soluzioni individuali. L’esigenza più urgente, asserisce, è di riuscire a capire come nutrire la popolazione mondiale, e come adattare agglomerati urbani industrializzati, a città indipendenti, per cibo ed energia. Visto che uno dei punti deboli della società moderna è il petrolio, riuscire a ridurre al minimo gli spostamenti potrebbe essere una soluzione ottimale.

In questo contesto, un ruolo importante può essere assunto dall’agricoltura e permacultura rigenerativa, in cui la maggior parte dell’energia coinvolta nella produzione viene donata in maniera del tutto naturale dalla fauna del sottosuolo e dalla fotosintesi. Il tutto in una meravigliosa simbiosi: i microbi che vivono nel suolo, in particolare i funghi, possono trarre altre sostanze nutritive e acqua dal suolo, necessarie per nutrire le piante. I singoli elementi della vita si alimentano l’un l’altro in maniera reciproca e naturale.

Ma come passare da un tipo di agricoltura industriale a una rigenerativa nel modo meno doloroso possibile?

La soluzione che dà Rhodes è questa: bisogna partire dallo sviluppo dei sistemi alimentari e produttivi autoctoni e tradizionali. In sostanza, generare un cambiamento di pensiero in favore della cooperazione. In questo contesto, è necessario sviluppare le aziende agricole locali, in modo da generare un movimento di merci e persone limitato. Le comunicazioni via Internet potrebbero essere mantenute per la semplice trasmissione delle idee e delle conoscenze.

Come sottolineato da Rhodes, già negli anni ’70 alcuni studi avevano sottolineato l’inefficienza massiccia del fabbisogno energetico per la produzione alimentare. Allora si era calcolato che per produrre 1 caloria di cibo erano necessarie 10 calorie di energia. Una sproporzione insostenibile a maggior ragione se inserita nel contesto di cambiamento che sta attraversando la Terra.

Gli effetti negativi del cambiamento climatico, generati dal modello produttivo seguito fino a oggi, sono ben conosciuti; tuttavia, poco si parla del loro impatto sull’agricoltura: cibi che potrebbero scomparire, desertificazione, nuove sfide per l’agricoltura.

Così, la biodiversità diventa un mezzo naturale ed essenziale per arginare le perdite che potrebbero essere causate dall’ingordigia dell’uomo. Il percorso giusto, secondo Rhodes, è quello di preservare e ampliare i tradizionali sistemi alimentari e di produzione la cui capacità rigenerativa è stata dimostrata nel corso dei millenni.

Rhodes sottolinea poi come i sistemi rigenerativi possano includere anche le città, “la cui progettazione va analizzata in termini di meccanismi naturali”.

In sintesi, il nocciolo della questione è questo: nonostante si affermi che il reperimento delle risorse energetiche non è più un problema, grazie alle vaste risorse di gas e olio di scisto che possono ora essere recuperati attraverso il fracking, la realtà è che le riserve reali basteranno solo a ritardare di pochi anni l’esaurimento delle risorse energetiche.

D’altra parte, per far fronte all’esaurimento di petrolio e gas naturale e mantenere alto lo stesso stile di vita, secondo Rhodes, sarebbe necessario convertire miliardi di veicoli presenti nel mondo in modo che dipendano da fonti di gas naturale o altre fonti di energia non esauribili. Uno sforzo immane e molto costoso, in termini di tempo e denaro. Questo ostacolo potrebbe portare la civiltà globalizzata a vivere obbligatoriamente in comunità più piccole, dove è necessario spostarsi di meno. La Permacultura e l’agricoltura rigenerativa offrono potenzialmente i mezzi per fornire cibo e materiali su piccola scala e affrontare le questioni più generali delle emissioni di carbonio e della carenza di risorse.  Dal momento che più della metà della popolazione mondiale vive nelle città, sembra probabile che il rafforzamento della capacità di recupero di questi ambienti, attraverso la permacultura urbana, può essere una strategia fondamentale per ottenere una riduzione misurata dello spreco di energia e di altre risorse, piuttosto che un crollo brusco della civiltà.

(Foto: elementecodesign)