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Amianto: presto la bonifica sarà fatta con il siero del latte

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Rendere inerte l’amianto, con il siero del latte. Sembra un’assurdità, eppure, presto, potrebbe diventare un metodo alternativo per bonificare le costruzioni in eternit, estrapolandone e riciclando le materie prime.

La soluzione, nettamente diversa rispetto alle tecniche utilizzate fino a oggi per l’inertizzazione dell’ amianto, potrebbe rivoluzionare il concetto stesso di bonifica. Il sistema, brevettato nel 2011, è stato realizzato dallo staff di studiosi della Chemical Center, società nata nel 2009 dall’iniziativa di un gruppo di docenti, ricercatori e imprenditori bolognesi.

Il progetto è stato presentato dal professor Norberto Roveri, dell’Università di Bologna, durante un convegno pubblico tenutosi nel Castello di Ceglie del Campo a Bari lo scorso 11 luglio.

L’esperto ha infatti dimostrato, in laboratorio, di poter rendere inerte l’amianto mediante processi di bollitura in soluzione acida e di poter separare chimicamente, nel medesimo procedimento, anche altri materiali legati industrialmente o accidentalmente alla sostanza cancerogena, come cemento e metalli più o meno preziosi. Il recupero e la conseguente commercializzazione di questi materiali potrebbe ammortare i costi del processo.

La soluzione acida può essere costituita rifiuti arricchiti da batteri, come il siero di latte, e altri residui della catena agro-alimentare.

Come spiega Roveri ad Affari Italiani, “Nel 2008 scoprimmo da una pubblicazione tedesca una ricerca sugli effetti del siero di latte sull’eternit e provammo a trasferire in ambito applicativo le conoscenze accademiche”.

Secondo lo studio il siero di latte danneggerebbe l’amianto.


Da allora, gli scienziati della Chemical Center hanno lavorato sodo, fino ad arrivare a risultati insperati. Come continua a spiegare Roveri: “Il sistema è apparentemente semplice: immergendo l’eternit nel siero di latte che è acido, si libera la parte di cemento, circa l’85% del totale. Le fibre di amianto – il 10% del totale – rimangono sul fondo e, a questo punto, con un reattore alla temperatura di 180 gradi, si ottiene la decomposizione delle fibre in magnesio e silicio. In sostanza si torna alle materie prime”.

Il professor Giuseppe Calò, presente al Convegno, ha proceduto alla ingegnerizzazione del procedimento Roveri, costruendo un prototipo di medie dimensioni (inizialmente da 6 tonnellate di eternit/giorno e 50 tonnellate/giorno di siero di latte) e stabilendo una linea di processo sicuro.

Il progetto potrebbe veramente rivoluzionare i processi che vengono attualmente utilizzati per la bonifica dell’eternit, proponendo un modo sicuro, sostenibile e a costi ridotti. L’impianto realizzato dall’impresa dovrebbe sorgere vicino Lecce, dove esiste già una discarica per lo smaltimento di amianto.

Come hanno affermato durante l’evento Ezio Bonanni e Giampiero Cardillo, rispettivamente presidente e responsabile a capo del Dipartimento sviluppo dell’Ona (Osservatorio nazionale sull’amianto): “È necessario che una serie di Grandi progetti, l’esatto contrario dei Grandi piani senza soldi, senza luoghi del progetto qualificato, senza efficienti centri di comando e controllo istituzionali, nascano sul territorio per un interesse responsabile teso al bene comune. Non è impossibile. È solo difficile. Masi può e si deve almeno tentare.La discarica, abusiva o autorizzata, di amianto o di altri veleni non è la soluzione, ma un problema da eliminare da mutare in opportunità di sviluppo territoriale“.

 

(Foto: Karol Pilch (Karol91))

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