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Allarme smog in Cina, persone rinchiuse in casa

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Una volta si emigrava per cercare lavoro, oggi per non morire soffocati: è questo il clima che si “respira” ultimamente in Cina, dove l’inquinamento ha raggiunto livelli di oltre 40 volte superiori ai limiti di sicurezza, in un solo giorno oltre 9000 bambini sono ricoverati in ospedale per problemi di respirazione e – stando ai dati diffusi nei giorni scorsi dal Global Burden of Disease Study – 1,2 milioni di persone sono morte nel 2010 a causa dell’inquinamento (il 40% delle morti globali per la medesima causa).

La situazione è diventata insostenibile soprattutto a Pechino, dove le grandi aziende internazionali sono state costrette ad offrire bonus del 30% in più rispetto al salario previsto per convincere i propri dipendenti con famiglie a trasferirsi nella capitale della Repubblica Popolare Cinese, la prestigiosa High School ha bandito le ore di educazione fisica all’aperto, le mascherine antismog fanno parte dell’abbigliamento quotidiano e a gioire sono solo i rivenditori dei purificatori d’aria, che hanno triplicato le vendite rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il futuro delle città cinesi si tinge di grigio e si preannuncia fosco: chi può emigra e chi resta chiude i bambini tra le quattro mura domestiche e polemizza contro l’establishment, colpevole di non provvedere a serie misure anti-inquinamento e di fare disinformazione. Attualmente, dopo che le stime del rapporto citato hanno stimato in circa 25 milioni gli anni di vita sana persi dalla popolazione a causa dell’inquinamento atmosferico, il governo di Pechino ha promesso lo stanziamento di 16 miliardi di dollari per finanziare un piano triennale orientato verso l’intervento contro l’emergenza smog e il miglioramento del ciclo di smaltimento dei rifiuti, della gestione delle acque reflue e della qualità dell’aria. Lo ha rivelato ieri il China Daily che parla dell’aggiornamento di 800 miglia (1290 km) di tubature, del potenziamento di 27 impianti per il trattamento delle acque reflue e della costruzione di 47 centrali per la gestione idrica; più delicato invece il tema dello smaltimento di rifiuti: pare che il gigante giallo costruirà 5 nuovi inceneritori, che bruceranno il 70% dei rifiuti prodotti a Pechino e stimati in circa 16,9 tonnellate al giorno.

Non se la passano meglio gli abitanti di Hong Kong, dove le centraline di rilevamento dello smog poste a Mong Kok e a Causeway Bay, hanno evidenziato un livello di API (Air Pollution Index) che fino a 203 punti a fronte di una soglia critica fissata a 100 microgrammi per metro cubo (oltre il doppio rispetto alla soglia di allerta): le autorità sanitarie locali hanno consigliato ad anziani, bambini e persone con problemi respiratori di limitare le uscite, ma quando l’API tocca picchi così elevati è consigliabile anche per persone sane tapparsi dentro casa. Il governo di Hong Kong annuncia però il ricorso a ripari: 1,3 miliardi di dollari americani sono già stati stanziati per sostituire i vecchi veicoli diesel, mentre le autorità stanno già studiando l’introduzione di leggi per imporre alle navi che attraccano nei suoi porti l’utilizzo di combustibili più puliti.

Basterà? Pare di no poiché l’aria irrespirabile che delle metropoli del gigante con gli occhi a mandorla, oltre a creare tensioni e disordini sociali, sta dissuadendo anche le imprese internazionali dall’apertura di nuove sedi con conseguenti perdite economiche disastrose per l’economia del paese.

Valentina Sanseverino

Tratto da “http://www.you-ng.it/”

Articolo originale “http://www.you-ng.it/news/politica-e-attualita/item/8749-allarme-smog-in-cina-chiudete-i-bambini-in-casa.html”

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