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L’acqua potabile e le manovre delle multinazionali: la corsa all'”oro blu”

L‘acqua, in particolare l’acqua potabile, inizia a scarseggiare ed è per questo che attorno ad essa si stanno sviluppano ingenti interessi economici, con multinazionali del settore (es. quelle che controllano il mercato dell’acqua e grandi gruppi finanziari che stanno sempre più investendo in questo campo.

Gli interessi in gioco

Attorno all’acqua, ossia alla corsa all’“oro blu” (come viene chiamata da più fronti) ruotano tanti interessi, legati al controllo delle risorse idriche del pianeta, delle infrastrutture necessarie alla loro distribuzione, alla gestione delle tecnologie di decontaminazione delle acque inquinate.

Nel luglio 2010, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stabilito che l’acqua potabile e i servizi idrico-sanitari sono un diritto umano essenziale per il pieno godimento del diritto alla vita e di tutti gli altri diritti umani.

Ma con l’emergenza Covid-19, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato come l’acqua, bene preziosissimo ed essenziale per il rispetto delle norme igieniche di base, non sia equamente distribuita, in quanto il 55% delle strutture sanitarie dei paesi poveri è privo di servizi idrici di base.

I fattori che determinano la crisi idrica

Tra i fattori responsabili di una crisi idrica troviamo:

  • i cambiamenti climatici che intensificano la siccità e ampliano le zone aride
  • la cattiva gestione degli acquedotti e delle altre infrastrutture
  • l’aumento della popolazione
  • l’inquinamento delle falde acquifere

Pensiamo, ad esempio, al fatto che, negli scorsi mesi, al Polo Sud sono stati superati i 20° C, con la frantumazione e lo scioglimento di enormi ghiacciai (da ultimo quello di Pine Island).

Stando ai dati forniti dal World Resources Institute di Washington, 17 paesi, in cui vive 1/4 della popolazione mondiale attraversano una condizione di stress idrico estremamente elevato, con una real possibilità di esaurimento dell’acqua per uso domestico e industriale.

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Acqua in bottiglia: sono tre i giganti del settore e controllano molti dei marchi più noti: Neslè Waters, Danone, Coca Cola.

La nascita dei mercati idrici

E’ in questo scenario che stanno prendendo sempre più piede i mercati idrici, forme di investimento sui diritti di utilizzo dell’acqua che possono essere rivenduti (es. a un paese, una città, una regione con fabbisogno idrico) o sfruttati per dissetare uno stato o un regione.

Nel business che ruota attorno all’oro blu rientrano acquedotti, tubature, pompe, dighe , impianti di desalinizzazione o di riutilizzo delle acque reflue, con grandi attori finanziari (Goldman Gachs, Barcleys, Credit Suisse e Blackstone) che si stanno già muovendo nel settore.

Tra i temi principali da affrontare, quelli relativi a :

  • proprietà delle fonti e loro gestione
  • acquisizione delle terre in cui si trovano fonti e falde acquifere, il cosiddetto land grabbing, ossia l’accaparramento della terra, attraverso l’acquisizione di terreni per uso agricolo, con cui si ottiene anche l’autorizzazione all’uso delle falde acquifere

I giganti della produzione di acqua in bottiglia

Sono tre i giganti del settore della produzione di acqua in bottiglia che controllano molti dei marchi più noti: Nestlè Waters, Danone, Coca Cola.

Va precisato che l’Italia è il primo consumatore di acqua in bottiglia a livello europeo ed il terzo a livello mondiale anche se in 2/3 del Paese si potrebbe benissimo bere acqua dal rubinetto, di buona qualità.

Peccato che non sia la stessa cosa per tutti i Paesi del mondo. In Ghana e in India, ad esempio, si continua a morire di diarrea a causa dell’inquinamento delle falde acquifere e, in proposito, in Brasile esse sono contaminate a causa dell’attività mineraria di estrazione del ferro.

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Un anno e mezzo fa, il crollo della diga di Brumadinhoo, legata all’attività estrattiva dello stato di Minas Gerais, ha causato più di 300 morti e danni enormi all’ambiente e ai corsi d’acqua.

Se questo è lo scenario sul piano internazionale, su un piano più ristretto occorrerebbe soffermarsi sui propri comportamenti, ricordando che lo spreco di cibo è connesso allo spreco di acqua e che per produrre qualsiasi alimento c’è bisogno di acqua.

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