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Abbiamo raggiunto l’Overshoot Day in soli 8 mesi

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Ieri, 22 agosto 2012, è stato l’Overshoot Day, vale a dire il giorno in cui il nostro consumo di risorse sul pianeta supera la capacità di quest’ultimo di rigenerarle in un anno. In altre parole, in otto mesi abbiamo già finito quello che il pianeta può darci in dodici mesi e da domani vivremo al di là dei nostri mezzi. A dirlo è il Global Footprint Network, un’organizzazione no profit di ricerca che da anni si occupa di diffondere e applicare il calcolo dell’impronta ecologica globale affinché possa essere incluso tra le variabili delle nostre economie. Per capire meglio l’entità di questo debito che abbiamo con la terra, il GFN ci invita a immaginare come sarebbe finire il proprio reddito annuale quattro mesi prima.

L’Overshoot Day è una data approssimativa, spiega il network, ed è un concetto ideato dalla New Economic Foundation, partner del network stesso e think thank del Regno Unito. L’informazione allarmante è che secondo le stime fornite dall’organizzazione, la data in questione tende ad arrivare prima ogni anno. Se nel 1987 l’Overshoot day era stato individuato in corrispondenza del 19 dicembre, nel 2002 era già arrivato ad ottobre e quest’anno, il 2012, è stato fissato per il 22 agosto.  Lo scorso anno l’Overshoot Day è stato il 27 settembre, in un solo anno siamo riusciti a peggiorare la situazione e ad anticiparlo di più di un mese.

C’è da considerare poi che si tratta di una media tra vari paesi, quindi anche in questo caso c’è chi ha un peso più grande degli altri sull’economia dell’ecosistema globale. Gli Stati Uniti quest’anno sono andati in overshoot il 28 marzo, il Brasile il 6 luglio.

Secondo i calcoli del Global Footprint Network, la nostra richiesta planetaria di risorse rinnovabili ecologiche e dei rispettivi servizi sarebbe pari a più di 1,5 volte la Terra. Significa, spiega il network, che siamo sulla buona strada per richiedere le risorse di due pianeti ben prima della metà del secolo.

Il superamento della soglia critica secondo il Global Footprint è avvenuto proprio a metà degli anni 70, è stato un quel momento storico che i consumi umani hanno superato ciò che la terra è in grado di riprodurre. Anche stavolta non si tratta di scarsità ma di ritmo. Consumiamo troppo velocemente rispetto ai tempi di rigenerazione dei cicli vitali. Questo inevitabilmente ha dei costi tutt’altro che irrilevanti. Pensiamo al cambiamento climatico: cos’è se non il risultato del fatto che la velocità con cui emettiamo gas serra è maggiore rispetto a quella delle foreste per assorbirli? E poi perdita di biodiversità, deforestazione, impennate nei prezzi delle materie prime. Sono tutti effetti di una crescita economica troppo veloce rispetto al ritmo di rigenerazione delle risorse terrestri. “La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone”, ricordava Gandhi.


“Le nazioni di tutto il mondo, e in particolare il sud dell’Europa, hanno iniziato a sperimentare dolorosamente cosa significa spendere di più di quello che guadagnano”, ha affermato Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network. La pressione di questo debito e del collasso finanziario, infatti, non sono così distanti. “Quando i deficit di risorse si fanno più grandi, e i prezzi delle risorse rimangono elevati, i costi per le nazioni diventano insopportabili” ha spiegato Wackernagel.

L’unico modo per uscirne, insomma, ancora una volta resta quello di cambiare l’economia. “Una ripresa a lungo termine sarà possibile solo se verranno messe in atto riduzioni sistematiche alla nostra domanda di risorse e di servizi ecosistemici” ha concluso Wackernagel.

 

Articolo originale “ilcambiamento”

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