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Plastica monouso vietata in tutta Europa: voto storico a Strasburgo

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stop plastica monouso UE

Sulla spinta pressante di un ambiente che non resiste più alla quantità di rifiuti che ogni giorno l’uomo produce ed elimina, l’Europa sembra pronta a fare la propria parte.

Per capire le dimensioni del fenomeno, basti pensare che i prodotti in plastica monouso costituiscono il 70 per cento dei rifiuti in mare. Spazzatura che, come abbiamo visto in tante occasioni, finisce nei pesci e quindi nella catena alimentare, tornando all’uomo. Perché nulla si crea e nulla si distrugge.

Scopriamo insieme di più sullo storico voto dell’europarlamento.

Il Parlamento europeo dice stop alla plastica monouso

La proposta è arrivata da Frédérique Ries, eurodeputata belga di Alde. Ed è stata approvata in seduta plenaria dall’Europarlamento con larghissima maggioranza: 571 i voti favorevoli, 53 contrari e 34 astenuti. Dopo il voto, Ries ha ringraziato l’assemblea “per il suo massiccio sostegno”.

Ma cosa prevede in concreto la nuova norma sulla plastica monouso?

In sintesi, gli Stati membri dovranno vietare la vendita e il consumo di prodotti come:

  • Posate
  • Cotton fioc (bastoncini cotonati)
  • Piatti
  • Cannucce
  • Miscelatori per bevande
  • Bastoncini per palloncini
  • Sacchetti e imballaggi in plastica “oxo degradabile” (plastiche con additivi che ne accelerano lo spezzettamento, ma che non si sono dimostrate davvero biodegradabili)
  • Contenitori per fast-food in polistirolo espanso

Fanno eccezione i sacchetti di plastica in materiale ultraleggero, ma che sono utilizzati per una funzione igienica.

Nella norma è previsto un periodo di adeguamento di tre anni. A partire dal 2021, dunque, gli Stati membri dovranno vietare la vendita di tali prodotti.

Ora la direttiva dovrà essere concordata con i governi dei singoli Paesi, rappresentati dal Consiglio europeo.

Una timeline per la riduzione della plastica

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Nella proposta approvata da Strasburgo, sono state inserite ulteriori scadenze per gli Stati membri.

Nello specifico, le nazioni europee dovranno adeguarsi sul consumo dei prodotti in plastica per cui non esistono ancora alternative. Un esempio sono le scatole in plastica monouso per gli alimenti: dalla frutta ai dessert, fino ai panini.

Questo tipo di contenitori dovranno essere tagliati del 25% entro il 2025.

Altre materie plastiche – come ad esempio le bottiglie per le bevande – dovranno essere raccolte in maniera separata dagli altri materiali e raggiungere una percentuale di riciclo del 90%, sempre entro il 2025.

Nella direttiva, anche una nuova soglia per il contenuto minimo di materiale riciclato nelle bottiglie di plastica in produzione: dovrà arrivare almeno al 35% entro il 2025.

Gli Stati si impegnano inoltre a raccogliere almeno la metà degli attrezzi da pesca abbandonati in mare, riciclandone almeno il 15%. Tutto entro il 2030. Il punto è particolarmente importante perché le lenze, per esempio, restano in mare fino a 600 anni prima di degradarsi completamente.

Vengono proposti, infine, alcuni obiettivi per la riduzione dei filtri in plastica delle sigarette:

  • Meno 50% entro il 2025
  • Meno 80% entro il 2030

Plastica monouso vietata: la soddisfazione delle associazioni

Dopo il voto, soddisfatte le associazioni ambientaliste. Che ora chiedono uno sforzo da parte dei singoli Stati europei affinché la direttiva non resti lettera morta.

Stefano Ciafani, di Legambiente, chiede alle nazioni di “dimostrare altrettanta determinazione per raggiungere un accordo ambizioso tra Consiglio e Parlamento. A partire dall’Italia”.

L’associazione Marevivo, per bocca della presidente Rosalba Giugni, invita l’Italia ad agire rapidamente:

«Rimandare le azioni utili a ridurre l’inquinamento non aiuterà il Pianeta. La società civile si sta già mobilitando a dimostrazione che i singoli avvertono di più questa emergenza. Tantissimi comuni, università e uffici pubblici hanno deciso di abolire la plastica usa e getta. Contiamo su di loro ma continueremo a fare pressione al nostro Governo per ottenere sin da subito una legge che metta al bando il monouso».

Plastica monouso: quanto “resiste” nell’ambiente

Come abbiamo accennato, la plastica monouso in mare costituisce gran parte della spazzatura che finisce negli oceani. Il sommozzatore Rich Horner ha dimostrato cosa vuol dire nuotare, letteralmente, in un mare di plastica:

Alcuni ricercatori sostengono che sono circa 150mila le tonnellate di plastica che ogni anno finiscono nei mari europei. Una quantità immane di rifiuti tossici per gli animali, che impiegano spesso secoli a decomporsi, come dimostra questa grafica della BBC:

Plastica monouso nell'ambiente

I prodotti in plastica non solo vengono ingeriti da molti pesci e uccelli marini, causandone spesso la morte. Quando si frammenta, la plastica monouso si trasforma in microplastica. Diventando ancora più pericolosa. Scopri tutti i rischi legati a questi minuscoli frammenti di plastiche:

1 COMMENTO

  1. Se la plastica fin8sce in mare è perché l’uomo fa in modo che ci finisca,non è certo la plastica nette le gambe e ci va da sola in mare.
    Bisogna che la gente butti la spazzatura in generale negli appositi contenitori e no abbandonarla dove capita.

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