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19enne crea un dispositivo che potrebbe dimezzare la plastica negli oceani

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Due anni fa, quando aveva proposto il suo dispositivo per pulire gli oceani dalla plastica, non erano molti coloro che pensavano ce l’avrebbe fatta. Certo, due anni fa, Boyan Slat aveva anche 17 anni. Ora, a distanza di tempo, le cose sembrano cambiate.

Nel frattempo, infatti, Boyan non solo è cresciuto, ma è anche riuscito a produrre uno studio di fattibilità del suo progetto che dimostra che il suo meccanismo funziona realmente e potrebbe risolvere il problema dell’inquinamento degli oceani.

Il dispositivo, se vi ricordate ne abbiamo già parlato, si chiama Cleanup Array Ocean ed è una sorta di macchina galleggiante capace di risucchiare tonnellate di rifiuti.

Tra il 2013 e il 2014, un team composto da circa 100 persone, sostenuto da 15 istituzioni, tra cui università, aziende e istituti di ricerca, è riuscito a produrre uno studio di fattibilità tecnica e finanziaria del concept di 530 pagine. I costi sono stati coperti da una campagna di crowdfunding, che nell’aprile 2013 ha portato a 80 mila dollari in soli 15 giorni.

Slat, che è olandese, nei giorni scorsi è stato anche a New York per presentare la relazione e lanciare una nuova campagna di finanziamento, necessaria per passare alla fase successiva: la creazione di un prototipo da rendere pienamente operativo e che spera di mettere in acqua entro quattro anni.

Ecco il nuovo video di presentazione del progetto:

L’obiettivo di questo progetto è quello di affrontare l’enorme problema dell’inquinamento degli oceani. In particolare,  del Great Pacific Garbage Patch, l’isola di plastica ormai diventata il doppio degli Stati Uniti, che potrebbe essere dimezzata in un decennio se il progetto di questo ragazzo venisse realizzato.

Il suo principio di funzionamento è basato sulla passività. Piuttosto che “inseguire” la spazzatura per tutto il mare, il meccanismo sfrutta le correnti oceaniche e i venti (sistemi rotanti chiamati “spirali”) che generano uno spostamento naturale della plastica.

Il suo dispositivo, che è fissato al fondo marino, è dotato di due lunghe braccia a forma di V disposti a pelo dell’acqua, che incanalano i detriti in sistema centrale di raccolta.

La piattaforma, che assomiglia a una sorta di reattore, comprende una sorta di nastro trasportatore per la raccolta dei rifiuti, oltre a un piccolo sistema di aspirazione disposto a metà. La matrice attraversa un raggio abbastanza ampio di oceano, agendo come un imbuto gigante.

L’angolazione delle braccia spinge la plastica nella direzione delle piattaforme, dove viene separata dal plancton, filtrata e accumulata per il riciclaggio. Le barriere galleggianti sono state progettate per evitare che pesci e creature marine rimangano impigliati.

Secondo lo studio di fattibilità, la piattaforma potrebbe raccogliere plastica a una velocità di 65 metri cubi al giorno, avendo la necessità di essere svuotata ogni 45 giorni. Si prevede che  Cleanup Array Ocean  potrebbe essere in grado di raccogliere 154 milioni di chili di plastica in totale.

Per passare alla fase successiva, la realizzazione del dispositivo, sono necessari ancora 2 milioni di dollari che il ragazzo cercherà di ottenere attraverso una nuova campagna di crowdfunding.

Stando a quanto dice il rapporto, “sulla base di queste evidenze raccolte, si conclude che il Cleanup Array Ocean è probabilmente un metodo fattibile e praticabile su larga scala, per la rimozione passiva ed efficiente di plastica galleggiante nel Garbage Patch Pacifico del Nord”.

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