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Shell ci riprova con la Russia Artica: Greenpeace lancia il suo appello

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Shell ci riprova. Dopo aver tentato di trivellare l’Alaska nel 2012, ora il colosso petrolifero punta sulla Russia Artica. A denunciare il fatto è Greenpeace che, in questi giorni, sta diffondendo un video per avviare una campagna e smascherare i piani delle compagnie petrolifere.

La notizia sta rimbalzando nei diversi giornali internazionali: sembra che Shell abbia stipulato un accordo con Gazprom e Putin per trivellare l’Artico. Un’operazione a latitudini estreme che comporterebbe un grossissimo pericolo per l’ecosistema.

Se i piani della compagnia petrolifera dovessero realizzarsi, la zona potrebbe rischiare veramente un disastro ambientale. Secondo quanto dichiarato da Ben Ayliffe, attivista di Greenpeace, e riportato dal Guardian: “A causa della sua posizione isolata e le condizioni estreme, una fuoriuscita di petrolio nella regione artica sarebbe praticamente impossibile da pulire. L’acqua fredda rende più difficile una degradazione del petrolio, rendendo più lunga la sua permanenza nell’ambiente. Ecco perché una grande fuoriuscita di petrolio nella regione artica sarebbe catastrofica”.

La gravità della situazione e l’inaffidabilità del colosso petrolifero sono spiegati bene in un passaggio sulla sezione italiana dell’Huffington Post, uno dei pochi giornali del nostro paese che ha trattato l’argomento: “Una lunga serie di imbarazzanti disastri e denunce di irregolarità avevano acceso i riflettori sull’incapacità di Shell di gestire adeguatamente uno sversamento di petrolio a latitudini estreme”.

Questa sarebbe stata la ragione, ad esempio, che ha portato Shell a sospendere la ricerca di petrolio in Alaska. Fino a quando non è arrivato l’accordo con Gazprom per mettere le mani su un’area “dove la corruzione è diffusa e gli incidenti sono frequenti”.

Fa riflettere e allarma il fatto che Shell potrà mettere le sue mani sull’Artico anche grazie allo scioglimento dei ghiacciai: un fatto che è causato proprio da quelle stesse aziende che cercano di spremere le ultime risorse disponibili sulla Terra. Insieme al carbone, infatti, il petrolio è tra le prime cause dei cambiamenti climatici.

E pensare che fino a qualche mese fa, l’Artico è stato proclamato patrimonio dell’umanità e zona protetta dallo sfruttamento industriale. Ora, invece, i rischi sono reali e importanti.

Con la sua prima campagna “Save The Arctic”, Greenpeace è riuscita a raccogliere oltre 3 milioni di firme. Ora, è stata avviata la seconda fase della campagna, anche in vista di questo nuovo imminente pericolo.

La petizione può essere firmata a questo link http://www.savethearctic.org/

Ecco invece il video di accusa:

Ma l’ecosistema artico non è l’unico a essere minacciato dalle grandi compagnie petrolifere. Il pericolo è vicino anche a casa nostra. Eni e Shell, infatti, stanno allungando le mani sul Mediterraneo. Il primo sullo stretto di Sicilia, il secondo nel mar Jonio.

Progetti importanti, nei quali però, i rischi ambientali vengono spesso sottovalutati, nonostante le due grandi società abbiano già dato dimostrazione di non riuscire a contenere gli effetti dei cedimenti delle strutture.

Fonti:

http://www.guardian.co.uk/environment/2013/jul/04/uk-energy-companies-arctic-oil

http://www.greenpeace.org.uk/blog/climate/save-arctic-shell-and-its-russian-friends-20130628

http://www.huffingtonpost.it/save%20the%20arctic/artico-sotto-assedio-e-il-ritorno-di-shell_b_3532683.html

http://www.greenpeace.org/italy/it/multimedia/Video/Difendiamo-lArtico-da-Shell-e-Gazprom/

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