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Sequestro preventivo per l’impianto di Poggiardo: causa odori nauseabondi e malesseri

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Decreto di sequestro preventivo per l’impianto di biostabilizzazione di Poggiardo, in provincia di Lecce, accusato di inquinare l’aria e provocare malori.

Emicrania, mal di stomaco, difficoltà respiratorie, tosse, nausea, disturbi del sonno sono solo alcuni dei malesseri accusati dagli abitanti delle zone limitrofe all’impianto di biostabilizzazione di Poggiardo, in provincia di Lecce. Ora, quello stesso impianto che raccoglie i rifiuti di tutto il basso Salento è stato bloccato da un decreto di sequestro preventivo. Il reato contestato a tre persone, titolare e responsabili della società Progetto Ambiente, sarebbe quello di “getto pericoloso di cose”.

Secondo quanto riportato da Repubblica, sembra che la stessa società sia finita nei guai anche qualche mese fa, a causa di presunti illeciti commessi nella gestione dell’impianto di Cavallino, finito ugualmente sotto sequestro e oggi nuovamente in servizio.

Le due inchieste sono scaturite dalle numerose segnalazioni fatte da cittadini, esasperati dai disagi e dai malesseri dovuti a discariche e biostabilizzatori. I documenti acquisiti dai carabinieri del Noe di Lecce e dalla polizia provinciale sarebbero infatti corredati di certificati medici, attestanti i malesseri accusati dalle persone che vivono in quella zona.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, pare che il Progetto Ambiente Bacino Lecce 2 srl sia una “società appartenente al consorzio Cogeam, di cui è socia al 51 per cento, appunto, la Marcegaglia spa. Il restante delle quote è nelle mani della Cisa di Antonio Albanese, tra l’altro il legale rappresentante della Progetto Ambiente” e, per questo, attualmente indagato.

Il decreto di sequestro preventivo che interessa lo stabilimento di biostabilizzazione di Poggiardo riguarderebbe “Misure di cautela e prevenzione totalmente disattese”, emissioni di biogas “non consentite”, conseguenze sulla salute accertate. Nel decreto di sequestro vengono concessi alla società quindici giorni di tempo, affinché provveda all’adeguamento dell’impianto per l’eliminazione delle emissioni pericolose. Sempre in base a quanto riportato da Il Fatto, per il gip la faccenda è abbastanza chiara: “Nonostante fosse nota da tempo l’esistenza di indagini, i responsabili della gestione non hanno posto rimedio”.

I disturbi accusati dagli abitanti delle zone limitrofe al biostabilizzatore sono vari: emicrania, irritazioni congiunturali,  mal di stomaco, difficoltà respiratorie, tosse, nausea, inappetenza, disturbo del sonno, turbamento della tranquillità. Cose che costringono le persone a rimanere “sigillate” in casa, anche nel periodo estivo. Non solo, sembra anche che le strutture ricettive della zona, per la troppa puzza, abbiano registrato cali importati della clientela.

La causa sarebbe da imputare alle emissioni in atmosfera di biogas, provocate dalla gestione dell’impianto, a causa della mancata adozione di accorgimenti diretti ad assicurare la corretta captazione e il razionale convogliamento di notevoli quantitativi di biogas”. Emissioni che impongono misure di cautela e prevenzione, oltre a un sistema di monitoraggio che verifichi il superamento o meno dei limiti di accettabilità.

(Foto: Wisconsin Department of Natural Rescources)

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