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Scorie radioattive e centrali nucleari italiane: dubbi e pericoli taciuti

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La centrale nucleare di Trino e i rischi legati alle scorie radioattive da smaltire

Il mistero dietro la dismissione della centrale di Trino. Scorie radioattive, rischi per la salute e scomodi silenzi

Trino è un comune italiano nella provincia di Vercelli. La storia di questo luogo è stata segnata prima dalla costruzione di una centrale elettronucleare avvenuta negli anni ’60 e, in seguito, da una serie di polemiche e richieste di chiarimenti inerenti alle attività di decommissioning della stessa centrale e allo smaltimento delle scorie radioattive a essa collegate.

Nel corso degli anni, infatti, sembra si siano susseguiti una serie di incidenti non di particolare gravità, ma che hanno visto il blocco dell’impianto e una possibile fuoriuscita di trizio radioattivo. Sostanza che si sarebbe poi riversata nelle acque del Po. A distanza di tempo, anche grazie all’attenzione data da alcuni programmi televisivi che sono ritornati sull’argomento in questi ultimi giorni, la sezione di Legambiente di Trino ha deciso di porre alcune domande sul passato, ma anche sul futuro della centrale nucleare.

Il destino della centrale

La centrale, come abbiamo accennato, è stata costruita negli anni ’60 da un consorzio di imprese guidate da Edison. Dopo i referendum che hanno messo al bando gli impianti per la produzione di questo tipo di energia in Italia, è rimasto però il problema di che cosa farne delle vecchie centrali. Quella di Trino Vercellese è destinata a essere completamente smantellata entro il 2025.

Le domande avanzate da Legambiente sono inerenti al fatto che la Sogin, azienda di Stato incaricata del decommissioning, “continua a non informare la cittadinanza sullo stato di avanzamento di lavori”. In particolare, aggiunge l’associazione, non ci sarebbero informazioni “sull’inquinamento radioattivo causato dalla centrale Fermi, sui rilasci di Trizio avvenuti in passato e su quelli che ci saranno fino al 2025”.

Dismissione e rischi collegati

Roland Desbordes, presidente della Criirad, Commissione di Ricerca e di Informazione Indipendente sulla radioattività, spiega i rischi legati alla dismissione della centrale: Man mano che ci si avvicina al nucleo di una centrale c’è sempre più rilascio di elementi tossici, come il Trizio. È un inquinamento dell’ambiente autorizzato. Le guaine, i tubi della Enrico Fermi sono piene di questa sostanza, che non è pericolosa come il Plutonio ma non è neanche innocua. Durante la fase di decomissioning verranno rilasciati 70 miliardi di becquerel”.




Una massa enorme di sostanze tossiche che, se inalate o ingerite, possono provocare gravi malattie. Il Trizio, infatti, ha una grande capacità di associarsi con l’acqua. Un pericolo molto reale, vista l’estrema vicinanza del Po.

Lo smantellamento della centrale sta suscitando quindi non poche preoccupazioni. Soprattutto, come precisa Legambiente, a causa delle poche informazioni date dagli enti.

Quei depositi temporanei di scorie radioattive

Parte dei timori riguarda anche la costruzione di depositi temporanei di scorie radioattive. Depositi che potrebbero diventare fissi e senza scadenza. Con tutti i rischi del caso, visto che, come sottolineato da Desbordes, “né in Francia, né in Italia, abbiamo idea di come smaltirle. Purtroppo lo scotto lo pagheranno i nostri figli”.

Le iniziative rivolte alla cittadinanza

Per questo, ad aprile, Legambiente Trino organizzerà un convegno a cui parteciperà Giuseppe Miserotti. Miserotti è presidente dell’Ordine dei medici di Piacenza, membro dell’Isde (Associazione medici per l’ambiente) ed esperto di malattie derivanti da esposizione radioattiva. Nel convegno verranno coinvolti anche i medici locali e l’Asl; il fine è quello di dare la possibilità, ai cittadini, di comprendere il reale rischio a cui sono esposti.

Non solo, gli ambientalisti vogliono anche informare correttamente su ciò che è avvenuto nel passato della centrale. “In particolare sull’incidente del ’67 riportato senza alcun approfondimento nella trasmissione ‘Mistero’”. E lo fanno attraverso le pagine del notiziario del Cnen (Comitato nazionale per l’energia nucleare) del ’76. Qui, si parla di “estesi danneggiamenti alle strutture di sostegno del nocciolo del reattore riscontrati in occasione della prima fermata per la ricarica del combustibile, tra il 1967 e il 1970”.

Un grave incidente, taciuto negli anni, e un forte rischio che ancora pesa su questa cittadina.

Alleghiamo qui di seguito un interessante video, girato da Il Fatto Quotidiano, inerente la gestione delle scorie radioattive nella zona del Vercellese http://www.youtube.com/watch?v=IFtqlA7wZ3E&feature=youtu.be


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(Foto: Alessandro Vecchi)

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