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Sblocca Italia: il Veneto dichiara “guerra” alle trivellazioni in mare

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Non bastavano professori universitari e grandi organizzazioni ambientaliste come WWF e Greenpeace; per non parlare poi dei “quattro comitatini” citati con disprezzo dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. A ostacolare il decreto Sblocca Italia – provvedimento governativo che, tra le altre cose, consente ricerca ed estrazione di petrolio e gas a largo delle coste nazionali – ora arriva anche la regione Veneto, guidata dal leghista Luca Zaia.

Il governatore ha rilasciato un duro comunicato scagliandosi contro delle “disposizioni nazionali, che calpestano tutte le competenze regionali in materia di governo del territorio, turismo, protezione civile, salute”. Nel comunicato, la Regione annuncia di aver presentato ricorso alla Corte Costituzionale per bloccare gli articoli dello Sblocca Italia che consentono le trivellazioni nell’Alto Adriatico, al largo delle coste veneziane.

Non si tratta solo di una questione di competenze: nelle parole di Zaia viene espressa anche preoccupazione per i “pericoli ambientali” a cui si andrà incontro con la trivellazione dei mari, a fronte degli “irrilevanti benefici economici” che lo Sblocca Italia sarebbe in grado di produrre.

sblocca italia_trivelle

Come riporta Il Fatto Quotidiano, il governatore veneto si scaglia contro la “nuova e irragionevole colonizzazione del territorio e del mare italiano da parte dell’industria petrolifera”. Un processo che metterà a rischio “aree di pregio naturalistico e paesaggistico e fiorenti attività economiche legate al turismo e alla pesca, con lo scopo di estrarre idrocarburi di dubbia qualità che agli attuali tassi di consumo, valutate le riserve certe a terra e a mare censite dal ministero dello Sviluppo economico, potrebbero coprire il fabbisogno nazionale per un periodo non superiore a un anno”.

Una critica che era stata già espressa autorevolmente da alcuni professori dell’Università di Bologna che, indirizzando una lettera al governo Renzi, avevano sottolineato come “l’Italia abbia pochissimo petrolio e gas”: meglio sarebbe, sostenevano, puntare sulle energie rinnovabili.

In più, c’è da sottolineare la situazione specifica delle coste veneziane, già minacciate dall’innalzamento del livello del mare: come sostiene il governatore veneto, prima di licenziare il decreto il governo non avrebbe “accertato l’assenza di rischio di subsidenza (abbassamento, ndr) delle coste. Anzi è accertato il contrario: la Regione del Veneto ha stanziato risorse per fronteggiare il fenomeno dell’abbassamento dei terreni in Polesine”.

La conclusione ovvia dell’attacco del governatore è che“legittimare le trivellazioni nell’Adriatico in zone sensibili come Venezia è pura follia!”.


La decisione di Zaia fa il paio con la sospensione, decisa qualche giorno fa dalla giunta regionale toscana, dei permessi rilasciati per le trivellazioni esplorative a caccia di fonti di energia geotermica. Come ha spiegato il governatore della Toscana Enrico Rossi (Pd) a Repubblica, il provvedimento è nato dall’esigenza di limitare questo tipo di attività, eccessivamente liberalizzata in passato: “Purtroppo esiste una legge del 1927, che risale quindi a quando c’era il monopolio di Enel, che prevede che la Regione sia obbligata a rilasciare permessi di ricerca. E questo contro ogni ragionevole distribuzione degli eventuali pozzi sul territorio con il conseguente legittimo esplodere di proteste in tutta la Toscana a causa dell’addensamento di ricerche”.

Qualcuno sostiene che si tratti di provvedimenti “elettorali”, in vista delle imminenti elezioni regionali della prossima primavera: speriamo solo che una volta “passata la festa”, non siano gabbati cittadini e ambiente…

(Foto in evidenza: Steven Straiton; foto interna: latimesblogs)

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