Home Ambiente Salva-Ilva: le scorie potranno essere riutilizzate sotto i manti stradali

Salva-Ilva: le scorie potranno essere riutilizzate sotto i manti stradali

254
0
CONDIVIDI

Ancora una volta si parla di Ilva, e ancora una volta le notizie non sono positive. Dopo aver espresso il timore di un mancato risarcimento delle vittime, ora si profila la possibilità che le scorie dell’acciaieria vengano riutilizzate in tutta Italia come materiale di riempimento per le bonifiche e i recuperi ambientali, creando un pericoloso precedente per le altre aziende italiane.

A dare la notizia è Il Fatto Quotidiano, che riporta le parole di Alessandro Bratti, presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti.

La colpa di una situazione così paradossale sarebbe da imputare a un emendamento al decreto Ilva, quest’ultimo approvato in via definitiva alla Camera lo scorso 3 marzo. L’emendamento è stato presentato dai senatori Alessandro Maran (Pd) e Aldo Di Biagio (Fli) e prevede che “I residui della produzione dell’impianto Ilva di Taranto costituiti dalle scorie provenienti dalla fusione in forni elettrici (…) possono essere recuperati per la formazione di rilevati, di alvei di impianti di deposito di rifiuti sul suolo, di sottofondi stradali e di massicciate ferroviarie (R5) o per riempimenti e recuperi ambientali (R10)”.

Ilva

Come spiega il giornale, le scorie dell’acciaieria potranno essere utilizzate nei sottofondi stradali, ma anche “nel caso dei materiali di riporto per le bonifiche ambientali e per i recuperi “a verde” delle cave esaurite, potranno essere utilizzati dunque rifiuti speciali, in particolare i “rifiuti del trattamento delle scorie” (codice Cer 10 02 01), le “scorie non trattate” (Cer 10 02 02) e le “scorie di fusione” (Cer 10 09 03)“.

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale avrà il compito di accertare l’assenza di rischi di contaminazione per la falda e per la salute entro un anno dalla fine dei lavori.

Secondo Bratti, questo significherebbe dare un lasciapassare alle acciaierie italiane per poter collocare queste scorie in tutte le infrastrutture, utilizzando un test che non esiste. Sembra, infatti, che nel decreto, al posto del vecchio “test di cessione” delle sostanze inquinanti, per caratterizzare le scorie, sarà utilizzato un regolamento europeo pensato per la “registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche” (il 1907/2006) che “nulla ha a che fare con i rifiuti: una pura invenzione, che introdurrà soltanto nuovo caos”.

Un pericoloso precedente e un contesto poco chiaro dunque che potrebbero legittimare tutti gli altri impianti a fare lo stesso. Non solo: secondo Bratti, in questo modo, sarebbero molti i processi e le inchieste a rischio, come quella sulle scorie di acciaieria smaltite sotto l’autostrada Brebemi, di cui si è occupata la Dda di Brescia, e quelle finite sotto l’autostrada Valdastico sud (Vicenza) su cui indaga la procura antimafia di Venezia.

Il presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti afferma: “Chi si difende nei processi per traffico di rifiuti utilizzerà la norma a suo favore e tutto rischierà di finire in prescrizione. Ricordiamoci che il sostituto procuratore antimafia Roberto Pennisi, recentemente, ha dichiarato che l’autostrada Brebemi è stata fatta al solo scopo di interrare rifiuti”.

Quando si pensava di aver già toccato il fondo…

(Foto: Wikimedia)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here