Home Ambiente Ricerca idrocarburi in Salento: l’America arriva a trivellare le coste italiane

Ricerca idrocarburi in Salento: l’America arriva a trivellare le coste italiane

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Salento a rischio trivelle. In questi giorni si sta discutendo molto di un’istruttoria avviata dal ministero dello Sviluppo Economico e inerente la richiesta di ricerca idrocarburi nel mare del Salento, da parte di una società statunitense.

Sembra che la Regione Puglia stia predisponendo un ricorso alla Consulta contro gli articoli 36, 37 e 38 del decreto Sblocca Italia convertito in legge lo scorso 5 novembre. Gli articoli, oggetto anche di una lettera scritta al Governo da docenti universitari, faciliterebbero e incoraggerebbero le attività di estrazione di petrolio e gas in tutto il territorio nazionale. Anche in zone fragili, lungo coste turistiche o in cui sono presenti città di inestimabile importanza storica.

Per quanto riguarda il caso specifico del Salento, come evidenziato su Il Fatto Quotidiano, “L’area in questione è inserita nella “Zona F”,aperta a nuove attività con il decreto ministeriale del 9 agosto 2013. Sui sei permessi di indagine geofisica richiesti dalla statunitense Global Med Llc in quella fetta di Ionio, una metà ricade al largo di Crotone e Capo Colonna, mentre l’altra metà, appunto, in provincia di Lecce. Si tratta di tre specchi d’acqua contigui, a sud est di Capo Santa Maria di Leuca”.

La società statunitense avrebbe dunque chiesto di sondare il fondale per complessivi 2.207 chilometri quadrati, ad appena 13,9 miglia marine dalla terraferma, per un pelo al di là del limite di 12 miglia della fascia di rispetto.

Una delle istanze al momento è ferma, a causa di un contenzioso tra la stessa Global Med e la Petroceltic Italia-Edison.

Le richieste riguardano l’acquisizione di centinaia di chilometri di linee sismiche 2D mediante la discussa tecnologia air gun e l’esecuzione di rilievi geofisici 3D.

Accanto alla zona interessata, inoltre, sono presenti altre aree per le quali è stata fatta richiesta di prospezione geofisica in mare: due nell’Adriatico Meridionale e a Est “lungo il confine italo-greco, sono presenti nel settore in esame due aree messe all’asta da parte del Ministero dell’Ambiente della Repubblica Ellenica”.

Ma non finisce qui. Lo scorso 5 novembre, infatti, a presentare istanza al Mise è stata anche la Schlumberger Italiana spa, che ha chiesto di ispezionare il fondale del Golfo di Taranto, un’area immensa, di 4.030 chilometri quadrati, che si estendono fino a poco più di 12 miglia dal litorale di Gallipoli e Porto Cesareo, di Castellaneta e Manduria, oltre che, sul versante opposto, dalle coste calabresi e lucane.

Si dipinge in questo modo un quadro disastroso in termini di impatto ambientale. Un Salento conteso tra società estere e italiane, a cui poco importa del valore che queste terre hanno per turismo e cultura.

E il rischio più grosso sembra provenire proprio dalla società americana, la Global Med, che, come sottolinea il Fatto Quotidiano, “fa sul serio. Con sede amministrativa in Colorado e interessi minerari al largo di Nuova Zelanda, Marocco, Cina, Belize e Sud Africa, ora punta sullo Ionio. E già fa vedere i muscoli, avvertendo che la sua attività esplorativa ‘si è sempre focalizzata su di un paese alla volta, impegnando tutte le sue risorse umane e finanziarie su un solo progetto, promuovendo l’esplorazione in aree potenzialmente sfruttabili. Nel corso degli anni, l’approccio adottato nello svolgimento delle attività ha generato un totale di introiti che raggiunge i 750 milioni di dollari’”.

(Foto: Wikimedia)

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