Home Ambiente Rapporto “Mal’aria” 2015: in Italia è ancora allarme per le polveri sottili

Rapporto “Mal’aria” 2015: in Italia è ancora allarme per le polveri sottili

2739
0
CONDIVIDI

Il 2015 non è cominciato sotto i migliori auspici, almeno dal punto di vista ambientale. L’inquinamento atmosferico nelle nostre città è ancora tanto, troppo elevato: una realtà che costituisce un pericolo, spesso mortale, per il nostro ambiente e per la salute degli esseri umani.

Il rapporto “Mal’aria” 2015, redatto da Legambiente, non lascia spazio a dubbi: “Siamo solo alla fine di gennaio”, scrive l’associazione ambientalista in un comunicato, “ma la situazione dell’inquinamento atmosferico del 2015 appare già fuori controllo. 32 capoluoghi hanno registrato, dall’inizio dell’anno ad oggi, oltre 10 giorni di superamento della soglia massima giornaliera consentita di PM10 e in 14 si è registrato un superamento un giorno su due”.

A essere sotto accusa per la diffusione del particolato nella nostra atmosfera, sono ovviamente le attività umane: al centro dell’attenzione di Legambiente, ci sono soprattutto il trasporto su strada, dove l’efficientamento dei motori “non ha consentito di ottenere risultati evidenti nel miglioramento della qualità dell’aria”; e il riscaldamento domestico, che è ancora troppo legato all’utilizzo di legna o di combustibili fossili (gasolio e olio combustibile).

città inquinate

Tra le città più colpite dal fenomeno troviamo soprattutto i centri principali del nord-est del Paese: 12 capoluoghi dove la concentrazione di PM10 ha superato la soglia di allarme per più della metà dei giorni monitorati, tra il primo e il 25 gennaio di quest’anno. Ma a detenere i primi posti della poco lusinghiera classifica sono Frosinone e Parma, che hanno “collezionato” 20 giorni di superamento su 25. Tra le grandi città più colpite ci sono anche Roma (12 sforamenti) e Napoli (11).

Anche se Legambiente ha ravvisato qualche miglioramento negli ultimi mesi, l’emergenza ambientale in Italia è nota da anni. Nel suo “Rapporto sulla Qualità dell’aria 2014”, l’Agenzia europea dell’Ambiente aveva già snocciolato una serie di dati allarmanti: riportando quei dati, Legambiente ricorda che “il nostro è il Paese con il più alto numero di morti premature dovute all’inquinamento da ozono: con circa 3.400 vittime all’anno (dato relativo al 2011) precede la Germania, la Francia e la Spagna. Per quanto riguarda le morti premature dovute alle polveri sottili (PM2,5), nello stesso anno l’Italia si attesta al secondo posto con circa 64.000 vittime, dietro solo alla Germania.”.

Ad aggiungere ulteriore allarme, le stime dell’OMS secondo cui sarebbero 400mila le morti premature, nella sola Europa, dovute all’inquinamento atmosferico. Vista la pericolosità di questi elementi, lo IARC (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro) ha inserito l’inquinamento atmosferico, e in special modo il particolato, nella lista dei cancerogeni di gruppo 1.


Insomma, una vera e propria emergenza sanitaria, ma che può essere combattuta con le armi che tutti noi conosciamo: “Per ridurre le emissioni industriali”, ha spiegato Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, “occorre avviare la rapida approvazione delle Autorizzazione Integrate Ambientali per gli impianti nuovi ed esistenti e promuovere l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili per ridurne gli impatti. Bisogna poi uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili puntando su fonti energetiche rinnovabili; investire nella riqualificazione energetica degli edifici per ridurne i consumi e migliorarne l’efficienza e l’isolamento termico, garantendo così una riduzione nelle emissioni dagli impianti di riscaldamento domestici e affrontare uno dei nodi principali: il trasporto a livello urbano ed extra urbano. Oggi l’Italia continua ad avere il record per numero di auto per abitante, 65 ogni 100 contro una media europea di 48 circa, con un tasso di motorizzazione addirittura in crescita negli ultimi anni, e il trasporto privato continua ad essere la modalità più diffusa per muoversi verso le città e al loro interno”.

Per leggere il dossier completo di Legambiente clicca su questo link.

(Foto in evidenza: static.dnaindia; foto interna: cdn.nocamels)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.