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Presentato il nuovo rapporto Ecomafia: nel 2014, 80 reati al giorno

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Circa 80 reati al giorno (29.293 accertati), poco meno di 4 ogni ora, per un fatturato criminale pari a 22 miliardi, 7 in più rispetto all’anno precedente. Sono questi i numeri snocciolati nell’ultimo rapporto Ecomafia, relativo all’anno 2014, pubblicato da Legambiente.

Il rapporto è stato presentato a Roma il 30 giugno scorso. Numeri e storie di corrotti e corruttori, clan e inquinatori, emblema di una terra martoriata dal profitto e dall’illecito. Un illecito che pesa come un macigno sull’economia e sulla salute del nostro Paese e che tocca ciascuno di noi.

Come sottolinea Sergio Mattarella, nel suo messaggio di saluto: “Ricostruire un equilibrio tra territorio e società, tra sviluppo e cultura, tra ambiente e diritto della persona è anzitutto la grande impresa civica a cui ciascuno di noi è chiamato con responsabilità. Il rispetto dell’ambiente è essenziale per la coesione sociale e per la ripresa del Paese”.

Analizzando le tipologie di reato, Ecomafia 2015 evidenzia un boom di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, che superano la soglia delle 7mila, quasi 20 al giorno.

Cresce anche il numero di inchieste di traffico organizzato di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/2006), ben 35 nel 2014, e il numero di rifiuti sequestrati in questo ultimo anno e mezzo: più di tre milioni di tonnellate di veleni in appena 16 inchieste di questo tipo.

Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Puglia, Sicilia, Campania e Calabria), cresce l’incidenza criminale. In queste “zone calde”, si è registrato più della metà del numero complessivo di infrazioni (ben 14.736), con 12.732 denunce, 71 arresti e 5.127 sequestri.


Scende il numero dei reati in Campania (-21% circa), mentre aumentano gli illeciti in Puglia, col 15,4% dei reati accertati (4.499), 4.159 denunce e 5 arresti.

Crescono anche i reati accertati nel settore del cemento: 5.750 (+ 4,3%). Secondo le stime sull’abusivismo edilizio elaborate dall’Istituto di ricerca Cresme Consulting, nel 2014, sarebbero state circa 18mila le nuove costruzioni fuori legge, per un giro d’affari che supera abbondantemente il miliardo di euro.

Durante tutto il 2014, il settore più redditizio per le organizzazioni criminali è stato quello agroalimentare, il cui fatturato ha superato i 4,3 miliardi (l’anno prima era intorno ai 500 milioni) per 7.985 reati accertati.

Le ecomafie, però, risultano anche più organizzate e “professionali”, elementi che hanno consentito ai clan coinvolti di oltrepassare i confini nazionali, estendendo i propri profitti all’estero. Accanto ai “classici” corruttori e inquinatori spuntano figure professionali precise e definite, come il trafficante dei rifiuti, l’imprenditore edile, che favorisce il controllo diretto delle famiglie mafiose sugli appalti più “succulenti” o l’uomo del supermarket  che, attraverso le casse dei supermercati, ricicla ingenti quantità di denaro per conto della mafia. Non dimentichiamo poi i politici locali, eletti grazie ai voti o al sostegno economico delle famiglie mafiose, il funzionario pubblico, meglio noto come “colletto bianco”, e così via.

Per fortuna, però, evidenzia Legambiente, una prima risposta in questo 2015 il governo l’ha data, attraverso la legge che introduce nel codice penale i delitti contro l’Ambiente.

Come afferma la direttrice di Legambiente Rossella Muroni, la legge “è uno strumento fondamentale per combattere anche la zona grigia dove impera la corruzione che è diventata il principale nemico dell’ambiente“.

La buona politica e un sistema di controlli efficace sono il miglior antidoto per debellare le ecomafie: ecco perché nei prossimi mesi va varata la legge di riforma del sistema delle agenzie ambientali, ancora ferma in Parlamento, e si deve mettere mano alla nuova regolamentazione degli appalti“, ha aggiunto infine il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

(Foto: Legambiente)

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