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Portoscuso: area troppo inquinata. Bloccata lavorazione dell’uva

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Portoscuso, uno degli emblemi dell’Italia dei veleni, dove l’uva è troppo inquinata per essere lavorata e non si sa più dove e se è possibile costruire.

A Portoscuso l’uva non può essere lavorata: troppo piombo sugli acini. Succede anche questo nell’Italia dei veleni, dove le fabbriche chiudono, ma rimane l’inquinamento e gli effetti sulla salute dei cittadini.

Come riporta Il Fatto Quotidiano, sono anni che la situazione è considerata a rischio. L’area che ricade all’interno della zona Sulcis è considerata da anni una delle più inquinate d’Italia.

L’Asl di Carbonia, chiamata a esprimere un parere in merito alla costruzione di una centrale a carbone, avrebbe scritto che quella è una “zona ad alto rischio ambientale, che presenta un aumento di patologie a carico del polmone come l’asma bronchiale nei bambini, bronco pneumopatie in genere e tumori polmonari negli adulti maschi“.

Che Portoscuso sia avvelenato lo ha confermato anche un documento, la Vas (Valutazione ambientale strategica).

Nella Vas, allegata al Puc (Piano urbanistico comunale) approvato nei giorni scorsi, vengono snocciolati dati pesanti. Si parla di contaminanti che, anche se sotto la soglia di legge, fanno registrare un “trend crescente” e  “per quanto concerne arsenico,cadmio e piombo, i valori riscontrati raggiungono soglie nettamente superiori a tutte le altre località monitorate sul territorio regionale”.




Il quadro emerso – affermano i tecnici nelle 280 pagine di relazione – evidenzia una situazione di criticità generalizzata, almeno per quanto attiene la contaminazione da cadmio, piombo e zinco”.

Si tratterebbe di una problematica talmente diffusa sul territorio comunale da non consentire “una puntuale zonizzazione del territorio nell’ambito del processo di pianificazione  – la redazione del Puc appunto –  finalizzata a limitare gli usi in funzione delle criticità riscontrate”.

Il documento rileva quindi un inquinamento senza precedenti e conclude che in questa zona della Sardegna è impossibile anche decidere dove e se costruire. L’arsenico supera di volte i valori massimi registrati sull’isola, il cadmio trovato 30 volte superiore alla media e così come anche il piombo.

Un inquinamento di cui si parla da tempo, che si conosce da tempo. Ancora prima che i dati saltassero agli occhi di tutti. Ancora prima addirittura che venissero emanate le prime ordinanze per vietare la vinificazione delle uve, a causa dell’eccesso di piombo sugli acini. O prima che venisse sconsigliata la distribuzione di frutta e verdura cresciute in quelle zone ai bambini.

Nonostante tutto, si va avanti ed è stato appena approvato un nuovo piano urbanistico.

(Foto)

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