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Porto Tolle: condannati per disastro ambientale manager Enel

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Ricordate il caso di Porto Tolle? Un po’ di tempo fa, abbiamo descritto la situazione dell’impianto presente in un piccolo comune in provincia di Rovigo, in Veneto.

In quell’occasione, abbiamo visto come l’aumento vertiginoso delle percentuali di tumori e di decessi fossero stati collegati alla presenza di una centrale termoelettrica costruita negli anni ’80.

Nei giorni scorsi è finalmente arrivata la sentenza inerente al  processo per disastro ambientale dello stesso impianto. Il processo vedeva coinvolta Enel come parte accusata e i ministeri di Ambiente e Salute in qualità di parte civile insieme ad altre associazioni ambientaliste come Greenpeace.

Dopo diverse ore in camera di consiglio, la Corte ha condannato a tre anni di reclusione gli ex ad Paolo Scaroni (oggi al vertice di Eni) e Franco Tatò con interdizione di cinque anni dai pubblici uffici. Assolto, per mancanza di elemento soggettivo, l’attuale amministratore e direttore generale Fulvio Conti.

La Corte ha inoltre condannato gli imputati al pagamento di una provvisionale complessiva di 430 mila euro suddivisi tra le parti civili: al Ministero dell’Ambiente andranno 50.000 euro, a quello della Sanità 100.000; 70.000 ciascuno a Provincia di Rovigo e ai Comuni di Porto Tolle e Rosolina; 20.000 euro a Legambiente, e 10.000 a testa a Greenpeace, Italia Nostra e Wwf.

Durante il processo, i giudici hanno accolto la tesi del pm Manuela Fasolato, inerente solo al secondo capo di imputazione, relativo al disastro doloso. In pratica, si sarebbe accertato che la Centrale era stata gestita senza adeguati meccanismi di contenimento delle emissioni. Non accertato, invece, il fatto che il disastro ambientale abbia prodotto effetti diretti sulla salute della popolazione, come invece ipotizzato dalle diverse perizie prodotte e presentate nel corso degli anni.

Il legale di parte civile Matteo Cerutti,  spiega che  le conseguenze del “disastro” dovranno essere ora accertate dalle autorità sanitarie, quelle patrimoniali in sede civile.

La sentenza riconosce una precisa colpevolezza dei vertici aziendali, assolvendo, invece, i quadri intermedi e i direttori di centrale.

Giuseppe Onufrio, direttore generale di Greenpeace, si dichiara soddisfatto: “La condanna dei vertici di Enel relativa al periodo in cui ci sono state le emissioni di inquinanti maggiori e, sopratutto, la definizione del danno ambientale causato dalle emissioni in eccesso rispetto alla normativa, sono un riconoscimento importante da parte del magistrato”.

Paolo Scaroni, invece, si dichiara “completamente estraneo alla vicenda”, aggiungendo di avere l’intenzione di presentare immediatamente ricorso.

La Centrale di Porto Tolle è un impianto enorme, operativo dagli anni ’80. Inizialmente funzionante a gasolio e zolfo, i gas combusti venivano espulsi in atmosfera da una ciminiera alta 250 metri. Dal 1995 è stato utilizzato un nuovo combustibile, l’Orimulsion, e dalla metà degli anni 2000 è iniziato il lungo processo per la riconversione a carbone che ancora non ha trovato fine.

Secondo le associazioni ambientaliste, infatti, anche con le nuove tecnologie del cosiddetto “carbone pulito”, la quota di emissioni è troppo alta. Ambientalisti e associazioni locali avevano ottenuto lo stop davanti al Tar e al Consiglio di Stato, ma la regione Veneto, si legge su Repubblica, “ha modificato le regole che governano il parco del delta del Po con l’intento di eliminare gli ostacoli alla riconversione del progetto”. Ora la sentenza potrebbe rimettere le carte in gioco.

(Foto: Legambiente)