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Ponte di Calatrava: 20 milioni di euro ‘buttati’ in un’opera inutile e dannosa

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ponte di calatrava

Il ponte di Calatrava, l’ennesima cattedrale nel deserto? A detta di alcuni, sì. Un’opera monumentale, costosissima, che deturpa il paesaggio e toglie attenzione a quelli che sono i veri problemi del territorio.

Un’enorme antenna, alta 104 metri, sovrasta la città di Cosenza. Si tratta dell’antenna del ponte di Calatrava, un’opera architettonica del valore di 20 milioni di euro, visibile da ogni parte della città. Ma oggi è praticamente inutile.

Ecco cosa resta del progetto faraonico.

Ponte di Calatrava: una cattedrale nel deserto?

Il ponte di Calatrava è un progetto che risale a circa venti anni fa. È stato infatti voluto all’inizio degli anni duemila, dall’ex sindaco Giacomo Mancini. Si tratta del terzo ponte in Italia, il primo nel Sud, stando a quanto sottolineato dall’attuale sindaco, Mario Occhiuto.

Dalla forma di un’arpa gigantesca, la sua funzione è quella di collegare le due sponde del fiume Crati e di “riqualificare tutta l’area intorno”. Peccato che, al momento, appare come una cattedrale nel deserto, circondata solo da un centro commerciale e dal passaggio della strada statale 107.

Un territorio particolare, dove da più di trent’anni sorge un campo rom.

Ponte di Calatrava: 20 milioni di euro in fumo

Repubblica ha pubblicato un’interessante video inchiesta in merito. All’interno del filmato, la contraddittorietà di un’opera che sembra essere più una soluzione di immagine che non di funzionalità.

Partiamo dai costi. Stando a quanto afferma il sindaco Mario Occhiuto, l’opera è quasi terminata. Il costo di realizzazione del ponte di Calatrava in sé è di 13 milioni e mezzo di euro.

A questi, vanno aggiunti gli oneri derivanti dalla realizzazione di tutte le opere collaterali, come le strade, le rotonde e i camminamenti pedonali. Per un ammontare che si aggira intorno ai 20 milioni di euro complessivi.

L’opera viene descritta come una struttura snella, costituita da una lunga antenna e degli strali che sostengono i collegamenti dell’impalcato. Oltre al ponte, il progetto prevede la realizzazione di un osservatorio con il planetario, la rivisitazione degli spazi intorno al fiume e una serie di iniziative volte a favorire la riqualificazione degli spazi urbani.

Ponte di Calatrava e questione Rom

Peccato che il ponte di Calatrava nasconda, però, anche problematiche irrisolte. Come la presunta mancata bonifica di una discarica che giace proprio al di sotto della struttura. E qualche campo rom presente sulle sponde del fiume. Persone che non saprebbero dove andare, se venisse attuato il piano che ne prevede lo sgombero per far posto all’opera.

L’area è stata già in precedenza sgomberata, ma ad oggi continua a persistere una baraccopoli che conta circa un centinaio di persone. Persone che, prima dell’inaugurazione definitiva dell’opera, dovranno essere ricollocate. A tal proposito, c’è chi afferma che nei loro confronti sia in atto una sorta di pressione psicologica affinché accettino le condizioni di sgombero poste dal comune. Condizioni che però non prevedono un piano di integrazione delle minoranze nella comunità cosentina e che, se non verranno accettate, porteranno a un nuovo sgombero coatto della zona.

Un’ulteriore cattedrale nel deserto, quindi, che mette in ombra problematiche lontane e radicate? I sentori della popolazione sono questi. Intanto non si può fare a meno di domandarsi come quei venti milioni sarebbero potuti essere utilizzati per migliorare le condizioni delle persone che vivono nelle baracche e per rivalorizzare un’area ad alto valore paesaggistico.

leggi anche: https://www.ambientebio.it/ambiente/sostenibilita/la-sat-ennesima-finta-opera-pubblica-contro-linteresse-dei-cittadini/

1 COMMENTO

  1. Possiamo senz’altro essere d’accordo sui costi alti dell’opera e, soprattutto, della sua innaugurazione, ma per quanto ne so io, i ROM furono sgombrati diversi anni fa. Furono costretti (questo e’ quello che si dice in citta’, almeno) ad occupare appartamenti popolari in un’altra zona povera della citta’, senza permettere loro di fittarli e restare nella baraccopoli originaria (cosi’ si vocifero’ all’epoca). Pare che alcuni ROM tentarono di re-insediarsi comunque in zona ma furono sgombrati e l’area non ha puo’ quell’aspetto “pauroso” che puo’ generare il vedere persone vivere in condizioni molto disagiate.

    Possiamo essere assolutamente d’accordo sulla totale desolazione che vige nell’area, ma e’ sempre parte di Cosenza con delle strutture, anche residenziali, in zona e potenzialita’ di sviluppo. Non penso sia onesto accusare l’amministrazione di aver collegato due zone povere separate dalla barriera del fiume senza aver prima chiesto all’amministrazione se esista un piano di riqualificazione dell’area. In realta’ sembra che cio’ non importi a nessuno, perche’ il ponte e’ anche e soprattutto una parata politica, buona a dare argomenti tanto alla maggioranza quanto all’opposizione che entrambe non pongono le vere domande e risposte alla questione: cosa ne sara’ di questa zona? Come rietrare dai costi? Probabilmente le domande non sono poste perche’ una risposta non la si ha, quindi e’ meglio evitare di come accordo la discussione perche’ nessuno schieramento ne beneficierebbe.

    Questo ponte probabilmente e’ una distrazione da altri grossi problemi della citta’, ma almeno elimina una barriera architettonica, cosa che altri interventi di distrazione non hanno mai fatto. Mette tristezza vedere che l’unico argomento sul ponte e’ essere totalmente a favore o totalmente contrari, senza mai fare domande che mettano veramente in difficolta’ tutte le parti politiche coinvolte

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