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PM10 killer nell’aria, ma le centraline non lo rilevano

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PM10 e altre polveri sottili nell'aria: le centraline non rilevano con esattezza gli inquinanti killer

 

Pm10 e altre polveri sottili nell’aria? Non vengono rilevate con esattezza, lasciando i cittadini all’oscuro di tutto. Come faranno a proteggersi se non sono adeguatamente informati?

Le centraline che rilevano PM10 e altre polveri sottili, a Taranto, non funzionano a dovere. Come si spiegherebbe altrimenti che la città pugliese risulta meno inquinata di molte altre città italiane? È questa la scoperta di PeaceLink, associazione di volontariato da sempre impegnata sul rispetto dell’ambiente e altre tematiche sociali, che ha preparato un dossier intitolato ‘Non toccate quelle polveri’.

Le polveri sottili dell’Ilva di Taranto, spiegano, cadono sui balconi, si depositano a terra e hanno un impatto sanitario enorme. Perché restano invisibili alle centraline dell’Arpa?

Secondo il presidente di PeaceLink, Alessandro Marescotti, il problema non è il funzionamento delle centraline. Piuttosto la carenza di dati è da imputare “alla presenza di una tipologia di inquinante sito specifica, molto particolare, per la quale occorrerebbe un monitoraggio molto più preciso”. Se non fosse così, non si spiegherebbero alcuni dati incredibili. “Si arriva al paradosso che Taranto appare una città più pulita di altre”, prosegue Marescotti. “Secondo la graduatoria Legambiente, la città pugliese è attualmente a metà classifica, meglio di Milano, Torino o Roma”. In pratica, a causa della legge per l’inquinamento da traffico, quelle polveri sono rimaste sostanzialmente ‘invisibili’ alle centraline. Di questo particolato non sarebbe stata studiata adeguatamente la tossicità.

Il composto killer

I cittadini di Taranto”, scrivono nel report, “vedono ogni giorno nei balconi polveri di origine industriale, senza conoscerne la composizione chimica, la tossicità e senza avvertirne il pericolo intrinseco”. Un killer silenzioso, che agisce senza che i cittadini tarantini abbiano una “adeguata percezione del pericolo”.




Secondo l’associazione, queste polveri nere sono contaminate da inquinanti industriali. Polveri che “vengono spazzate, lavate, raccolte, toccate senza che siano fornite informazioni adeguate e complete sulla loro natura”. Ai cittadini, accusa chi ha stilato il report, non vengono “fornite pubblicamente indicazioni sanitarie e precauzionali esplicite sulla loro manipolazione e sulle modalità del loro smaltimento”.

I tarantini sono quindi lasciati completamente all’oscuro di tutto. È necessario indossare mascherine di protezione quando si è in strada? Bisogna indossare guanti o occhiali protettivi durante le pulizie domestiche? E nei giorni di vento, come comportarsi? “Rivolgeremo alla Asl e all’Arpa delle precise richieste”, assicurano.

Intanto consigliano di non entrare in casa con le scarpe e di usare guanti protettivi in nitrile per fare le pulizie. Per lavarsi le mani, secondo l’associazione, sarebbe necessario ricorrere ai detergenti industriali. Altrimenti, si rischia di tenere le polveri sulle mani per molto tempo.

Impatto devastante per la salute

Conosciamo bene l’impatto di PM10 e altre polveri sottili sull’organismo. Secondo l’OMS, il particolato atmosferico uccide più di alcol e droga.

Sulla vicenda è intervenuto anche Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia. Pochi giorni fa ha consegnato alcuni documenti all’Ordine dei medici, per chiedere il loro impegno per “fermare la strage”. Anche dopo i decreti Salva-Ilva, le emissioni industriali hanno provocato un incremento del rischio di mortalità naturale del 2,6%, per ogni aumento di PM10 pari a 1 microgrammo al metro cubo. Per la stessa quantità di particolato, la mortalità respiratoria aumenta dell’8,4%.

L’impianto non provoca danni solo sul lungo termine. Esistono anche studi sulla mortalità a breve termine. “In presenza di venti costanti provenienti dall’area industriale”, spiega ancora Marescotti, “per 3 settimane su 4 in un mese, c’è un aumento di decessi: se le morti attese a Taranto sono di solito 150 ogni 30 giorni, quel mese risultano 210”.

Insomma, la gente continua a morire. E lo Stato italiano non protegge adeguatamente la salute dei suoi cittadini. Sarebbe ora che qualcuno si svegliasse.

Foto: Wisconsin Department of Natural Resources on Flickr

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