Home Ambiente Pesticidi tossici nei paesi in via di sviluppo: il grido disperato della...

Pesticidi tossici nei paesi in via di sviluppo: il grido disperato della Fao

310
0
CONDIVIDI

Accelerare il ritiro dal mercato di pesticidi altamente tossici. Questa la richiesta della Fao ai Paesi in via di sviluppo all’indomani della morte per avvelenamento di 23 bambini in India.

Sono 23 le piccole vittime dell’uso sconsiderato di pesticidi in India. In questi giorni, infatti, le agenzie stampa stanno diffondendo (sempre troppo silenziosamente però) la notizia della morte di alcuni bambini nello stato indiano del Bihar. La causa del decesso è imputabile ad alcuni pasti a base di riso e patate,  serviti alla mensa scolastica, contaminati dal monocrotophos, un pesticida ampiamente utilizzato dai Paesi in via di sviluppo.

A dare l’allarme la Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. “L’esperienza in diversi Paesi in via di sviluppo mostra come la diffusione e l’utilizzo di tali prodotti metta spesso a rischio la salute delle persone o l’ambiente”, questo quanto si legge nel comunicato diffuso dalla Fao e ripreso dai principali quotidiani italiani, come Repubblica e Il Corriere della Sera.

Il pesticida letale, finito nel pasto dei bambini morti, è un composto organofosforico che da sempre è stato considerato altamente tossico e nocivo da tutte le istituzioni mondiali. Per questa ragione, infatti, è stato proibito in Australia, in Cina, nell’Unione Europea, negli Stati Uniti e in alcuni stati dell’Africa. Un esempio che, a quanto pare, non è ancora sufficiente a proteggere uomo e ambiente dai danni letali creati dal monocrotophos.

I fattori di sicurezza dell’uso di questi pesticidi sono molto chiari, vanno da uno stoccaggio adeguato, alle procedure di smaltimento, fino ad arrivare all’uso di opportune precauzioni e tute nei campi. Ma sono tutti fattori di sicurezza difficili da applicare nei Paesi poveri, dove, ribadisce la Fao, la miglior forma di tutela è la completa abolizione di questo tipo di sostanze.

La Fao sottolinea che alternative non chimiche, e sicuramente meno tossiche, esistono e sono state già adottate in molti altri casi. Il Codice di Condotta Internazionale per la Gestione dei Pesticidi, ad esempio, afferma che l’importazione, la distribuzione e l’acquisto di pesticidi ad alto rischio possono essere proibite di fronte a fatti o circostanze che evidenziano come le misure per la riduzione dei rischi adottate non siano sufficienti a proteggere la salute degli esseri umani e dell’ambiente.

E, di fronte alla morte di 23 bambini, diremmo che le evidenze sono lampanti.

Eppure, secondo quanto riportato da green report, proprio il governo indiano, 10 anni fa, si rifiutò di mettere al bando questo pesticida, affermando che i benefici derivanti dal suo uso sono superiori ai rischi. Non solo, Green report riporta anche quanto scritto da India Today: “Poche settimane prima della tragedia della scuola nello Stato del Bihar, il governo indiano aveva consigliato agli agricoltori tramite messaggio scritto di utilizzare il  monocrotophos per uccidere il parassita  piralide  nella frutta come i mandarini e nel riso, i dati sulla sua efficacia venivano esposti sul sito web dell’ Agricultural meteorology division”.

Ma anche se il governo si sforzasse a rendere effettivi controlli e misure di sicurezza e obbligare I coltivatori indiani a osservare le regole di condotta e utilizzo dei pesticidi, l’alto tasso di analfabetismo e di povertà renderebbero veramente difficile la gestione di una situazione che ha già tolto la vita a delle vittime innocenti.

(Foto: utente flickr Austin Valley)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here