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Ostia Antica tra i rifiuti

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Ostia trae il suo nome da Ostium, cioè “bocca del fiume”. E’ qui, infatti, che un tempo il Tevere terminava il suo corso prima di buttarsi nel mar Tirreno, un tempo molto più vicino. Un’inondazione verificatasi nel 1575, poi, cambiò anche il corso del fiume sacro ai romani, che da quel momento si è incurvato verso nord, spostando il suo corso di circa due chilometri. La leggenda fa risalire la fondazione della città, prima colonia dei romani e primo porto fluviale in Italia, al quarto re di Roma, il sabino Anco Marzio. La tradizione non è però suffragata dalle ricerche archeologiche, che hanno rilevato una cittadella fortificata, il castrum, risalente al IV secolo a.C.

In ogni caso, ritrovamenti di materiali datati all’età del borzo recente e finale (XIII-X secolo a.C.) nel territorio di Ostia e dell’attuale Acilia (antica Ficana), testimoniano come la zona della foce del Tevere fosse abitata in tempi remoti. E’ certo, comunque, il ruolo di primo piano che Ostia ha ricoperto nella storia di Roma dal punto di vista logistico e militare. Porta del Tevere, per molti secoli via di comunicazione primaria, e porta del Tirreno, che ha sempre avuto un’importanza fondamentale per la politica commerciale e militare romana.

Siamo indignati che oggi, un tale patrimonio storico che si è tramutato in un parco archeologico di primissima importanza culturale e ambientale sia ad oggi in uno stato di degrado tale che solo delle foto ne fanno capire la reale situazione. La strada incriminata è presso la via del collettore secondario,  da una parte è costeggiata da immensi campi coltivati, e dall’altra da cumuli di macerie più disparate. Si va dal divano, al frigorifero, lavandini, interi salotti, calcinacci abbandonati dai costruttori. Un numero immenso di materassi. Rifiuti come contenitori di plastica di svariate sostanze (tossiche) e tegole di eternit. La zona si trova in piena Riserva Statale del Litorale Romano e nelle zone limitrofe sono presenti aziende agricole ed alcuni rifiuti presenti sicuramente inquineranno il terreno.Questa situazione è stata denunciata molte volte dai cittadini ma soprattutto da due ragazzi; Gianluca Cavino, Presidente dell’Associazione Art.Ide e Alessandro De Fini del Gruppo Segni di Legalità. “Crediamo sia giunto il momento che le istituzioni e chi di dovere proceda una volta per tutte alla valorizzazione in campo ambientale e turistico, nonché agricolo, della nostra Riserva”, spiegano Cavino e De Fini, “che rappresenta una ricchezza dimenticata  da anni sia dalle giunte di centrodestra che da quelle di centrosinistra. Accogliamo con piacere la decisione della Regione di giungere in tempi brevi all’individuazione, e di conseguenza alla nomina del commissario ad acta, ma occorre allo stesso tempo che si approvi il Piano di gestione della Riserva, rimasto fermo da anni per meri problemi politici. Un piano pronto anni fa e che ora rischia di essere obsoleto e superato”, concludono i due ambientalisti.

Speriamo finalmente possa essere fatto qualcosa per una bomba ambientale pronta ad esplodere da un momento all’altro.

 

A.T.

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