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Operazione Calipso: sequestrati 10 depuratori nel Cosentino, indagati amministratori e tecnici comunali

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Italia dei veleni e della mala gestione. In questi giorni, il Corpo Forestale dello Stato e la Guardia Costiera hanno sequestrato 10 depuratori nella zona ionica Calabrese, in provincia di Cosenza. Denunciati gli amministratori dei comuni interessati dal sequestro preventivo.

Mari inquinati, depuratori fatiscenti e valori che superano nettamente i limiti tabellari previsti dalle norme in materia ambientale. Questo il risultato dell’operazione che ha trovato il suo culmine il 31 luglio scorso in alcuni comuni del cosentino. Indagini protratte nel tempo che hanno portato a smascherare episodi di grave mala gestione dei sistemi di depurazione delle acque reflue urbane.

Si chiama “Calipso” la vasta operazione che ha portato al sequestro preventivo di 10 depuratori dei  comuni della Calabria ionica di: Rossano, Corigliano, Bocchigliero, Caloveto, Paludi, Campana, Terravecchia e Longobucco. Una situazione gravissima per la quale il procuratore facente funzioni di Rossano (CS), Eugenio Facciolla, avrebbe denunciato i sindaci delle zone interessate dai sequestri preventivi degli impianti di depurazione.

La situazione la spiega bene Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria, nelle sue dichiarazioni riportate da diversi quotidiani calabresi: “L’inchiesta Calipso della Procura di Rossano è sconvolgente: impianti fatiscenti, totale assenza di depurazione dei reflui urbani e dei fanghi di trattamento, raccolta e smaltimento non autorizzato. Una situazione esplosiva che mette a repentaglio non solo la salute dei nostri mari e dei nostri fiumi, ma anche e soprattutto dei cittadini. Dalle analisi effettuate dall’Arpacal, infatti, emerge che i valori limite previsti dalla legge sono stati superati di gran lunga”.

Una situazione gravissima che, da tempo, Legambiente denuncia, anche attraverso la sua iniziativa Goletta Verde.

I risultati dell’Arpacal, si legge in una nota, “hanno registrato un’alta concentrazione, sia nelle acque interne che nei terreni, di carbonio organico disciolto (Doc), di richiesta biochimica di ossigeno (Bod5) e di Escherichia coli”.

Gli indagati per quello che Legambiente definisce  “caos depurazione” sono 23: tra cui amministratori e tecnici comunali, che dovranno rispondere dei presunti reati di disastro ambientale e di danneggiamento di acque pubbliche.

Nel frattempo, si spera in una rapida soluzione della faccenda e nell’attribuzione delle colpe di una situazione che denota un malessere generalizzato di una terra massacrata dalla mala gestione e dalla non curanza di alcune istituzioni.

La Calabria deve dimostrare che esiste una buona politica in grado di risolvere i problemi dei cittadini”, questa la richiesta e anche il grido disperato di Legambiente che chiede una sinergia, da parte di province e regione, nella gestione di un obiettivo – quello della depurazione – che deve diventare primario. Per il bene dei nostri mari, bellissimi ma sempre più inquinati, ma anche dei nostri cittadini.

(Foto: Utente Flickr Greg Hayter)

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