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Nature: “La Terra è sempre più verde”. Ma è davvero una buona notizia?

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Le foreste pluviali sono in grande pericolo. Nell’ultimo anno, secondo i dati dell’organizzazione no profit Imazon, sono stati rasi al suolo 402 km quadrati in più di foresta da destinare ad altro uso, pari a una crescita del 290% rispetto al 2013.

Dati allarmanti, eppure, secondo una recente ricerca pubblicata sul sito Nature.com, la Terra sarebbe sempre più verde, almeno in riferimento agli ultimi dieci anni.

Gli scienziati hanno trovato un nuovo metodo per “mappare” le aree verdi, in base alla quantità di carbonio immagazzinata dalle piante. Secondo la ricerca, che ha analizzato 20 anni di dati satellitari, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2012, la vegetazione avrebbe incorporato circa 4 miliardi di tonnellate in più di carbonio. Attraverso la fotosintesi, gli alberi trasformano l’anidride carbonica in cibo di cui hanno bisogno per crescere, fissando il carbonio nel loro legno.

Per calcolare la quantità di vegetazione in una determinata area, il dottor Yi Liu, autore principale dello studio e scienziato presso l’Università del New South Wales, ha utilizzato una nuova tecnica di raccolta dei dati satellitari sulla base delle radiofrequenze emesse naturalmente dalla Terra.

Nonostante la deforestazione in zone come l’Amazzonia continui inesorabile, sembrerebbe che il declino in queste regioni venga compensato da una nuova crescita di vegetazione in Africa, in Cina, dove sono stati piantati miliardi di alberi dal 1980, in Australia e nei territori dell’ex Unione Sovietica.

deforestazione

Se l’aumento di alberi può essere una buona notizia, però, è decisamente poco rispetto ai 60 miliardi di tonnellate di emissioni rilasciate nell’atmosfera dalla combustione di combustibili fossili e dalla cementificazione, ottenuti nello stesso periodo.

I dati della ricerca, infatti, confermano la necessità di ridurre le emissioni di combustibili fossili per evitare conseguenze pericolosissime per l’ecosistema.

La cosa sorprendente è che l’aumento di vegetazione in Australia, Africa e Sud America è stata in parte causata dall’aumento delle precipitazioni su queste aree. Una crescita che però potrebbe andare facilmente persa a causa dei cambiamenti climatici e delle continue variazioni dei modelli meteorologi.

Come ha spiegato il dottor Liu: “Savane e arbusti sono vulnerabili alla pioggia – un anno può essere molto umido, e quindi un maggior quantitativo di carbonio sarà inglobato nelle piante, ma l’anno successivo può essere molto secco, determinando la perdita del carbonio inglobato negli anni precedenti“.

Nonostante alcune zone della Terra stiano “rinverdendo”, è comunque necessario compiere notevoli sforzi per fermare la perdita delle foreste tropicali e promuovere la crescita di ecosistemi che conservino la naturale funzione di assorbimento delle emissioni.


Più vegetazione non significa, per forza, che sia una cosa buona. I ghiacciai, come spiega Liu, si stanno sciogliendo, così come il permafrost, lasciando posto alla crescita di arbusti che, al contrario dei ghiacciai, più chiari, assorbono più calore, peggiorando una situazione già abbastanza delicata.

La riduzione di vegetazione nella foresta pluviale è stata particolarmente drammatica in Amazzonia e Indonesia. Gli scienziati sono particolarmente allarmati da questo fenomeno perché quelle zone costituiscono gli habitat più ricchi e diversificati della Terra, assorbendo un maggior quantitativo di anidride carbonica rispetto a savane e terreni coltivati.

Le aree verdi che sono cresciute e si sono sviluppate in questi ultimi anni, quindi, non hanno lo stesso valore delle foreste fluviali: queste ultime rappresentano un patrimonio che stiamo perdendo per sempre, in cui vivono diverse specie animali e vegetali in simbiosi tra loro.

Il rapporto, inoltre, afferma che solo la metà della foresta pluviale persa è stata compensata dalla crescita di altri tipi di vegetazione.

(Foto in evidenza: assets.wwf.org.uk; foto interna: redorbit)

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