Home Ambiente Nativi americani contro oleodotto in North Dakota: «Basta profanare la nostra terra»

Nativi americani contro oleodotto in North Dakota: «Basta profanare la nostra terra»

1608
0
CONDIVIDI

Nativi americani protestano contro l’oleodotto voluto dall’amministrazione Trump e marciano verso la Casa Bianca per far valere i loro diritti. La protesta unisce i Sioux e altre tribù che saranno colpite, Cheyenne, Arapaho, Corvi, Cherokee.

“Basta calpestare i nostri diritti per fare gli interessi delle multinazionali”. È questo il grido di battaglia che i Sioux, una delle più celebri tribù di nativi americani, hanno lanciato contro il governo americano. In una lunga marcia hanno sfilato fin sotto la Casa Bianca per dire no alla costruzione di Dakota Access e Keystone XL, due oleodotti che l’amministrazione di Donald Trump vuole costruire sul loro territorio.

Nativi americani uniti contro l’oleodotto

La storia della costruzione dell’oleodotto è stata molto controversa negli ultimi anni. La vecchia amministrazione Obama ne ha bloccata la costruzione. All’epoca hanno pesato sulla scelta le proteste di indigeni e ambientalisti. Quando pareva che il risultato fosse stato raggiunto, ecco però che il nuovo governo Trump ne riavvia la realizzazione. La decisione ha riacceso le proteste dei Sioux, accompagnati dalle altre popolazioni di nativi americani che saranno colpite dall’oleodotto,  Cheyenne, Arapaho, Corvi, Cherokee.

L’oleodotto, se costruito, attraverserà il fiume Missouri e il lago Ohae nel North Dakota: 2mila km per attraversare quattro Stati e portare greggio alle raffinerie dell’Illinois. L’opera mette a rischio sia il bacino idrico delle comunità e viola diversi luoghi sacri per i Sioux.

L’accampamento dei nativi americani nel Nord Dakota

Le proteste sono partite da quando Trump ha firmato due ordini esecutivi per rilanciare la costruzione dell’oleodotto. Dopo la firma del neo presidente, del 24 gennaio, i Sioux si sono dapprima accampati nel Nord Dakota. Una protesta duramente repressa dall’amministrazione che è riuscita con la forza a sgomberare il campo, malgrado lo spirito combattivo dei nativi americani.

La marcia sulla Casa Bianca dei nativi americani

Lo sgombero non ha tuttavia scoraggiato i nativi americani che qualche giorno fa hanno sfilato sotto la Casa Bianca. È stata una lunga marcia, ribattezzata Native Nations March on Dc, con l’obiettivo di proteggere il loro territorio: «E’ una marcia contro l’ingiustizia, continueremo la nostra protesta pacifica. Le popolazioni indigene non possono sempre essere messe da parte a vantaggio degli interessi aziendali o dei capricci del governo», ha detto all’Ansa Dave Archambault, rappresentante della tribù Sioux Standing Rock, la più famosa tribù indiana del Nord America-



Mentre altri manifestanti hanno fatto notare è ora di dire basta all’aggressione alle loro risorse naturali e alla pronazione della sacralità delle loro  terre.

LEGGI ANCHE: Sversamenti di cherosene e danni ambientali: sequestrato l’oleodotto di Civitavecchia-Fiumicino

(Fonte foto: Fibonacci Blue)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here