moria di api

Moria di api: deputati chiedono l’intervento del Ministro per risolvere il problema. Apicoltura a rischio

Desta preoccupazione la consistente moria di api che sta avvenendo in questi giorni a causa dell’uso scriteriato di pesticidi estremamente dannosi per il loro habitat e per la loro vita.

Moria api: sostanze che ne causano i rischi

Sara Cunial insieme alla collega Silvia Benedettti, Portavoce alla Camera, ha portato all’attenzione del Ministro Centinaio, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali questo problema, la problematica della moria delle api, riportando i recenti casi avvenuti a Mesurol in Friuli per cui è stata aperta un’indagine o ancora i neonicotinoidi già banditi in diversi stati membri ma purtroppo ancora utilizzati in Italia.

Oltre 700 studi effettuati su imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, confermati dall’Efsa, dimostrano che le sostanze comportano rischi elevati per le api e che le restrizioni imposte dall’Unione europea nel 2013 non sono sufficienti a controllare questa problematica.

La normativa comunitaria prevede che la competenza su queste disposizione è nazionale ma la sottosegretaria Pesce demanda la decisione all’Unione Europea.

Gli insetticidi neonicotinoidi causano moria delle capi

La Commissione europea ha proposto un bando permanente ai tre insetticidi neonicotinoidi: l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta.

I neonicotinoidi sono responsabili dell’alterazione dell’ecosistema, bloccano il ciclo dell’impollinazione e provocano la morte di specie animali oltre il raggio delle semine. Le api di un singolo alveare si muovono in un’area di circa 30 chilometri quadrati, diffondendo così le sostanze inquinanti; nell’aprile 2019, nel territorio tra i fiumi Piave e Sile, gli apicoltori hanno denunciato l’utilizzo di diserbanti velenosi che stanno causando una moria di insetti.

Casi sulla recente moria di api

Nel marzo 2019 la procura di Udine ha disposto il sequestro di 236 terreni per un’anomala moria di api. Per 152 persone si ipotizza il reato di inquinamento ambientale per abuso di insetticidi. Il Corpo forestale e l’Arpa regionale, a seguito di analisi sulle sementi, ha confermato la presenza di Mesurol, un potente additivo per la concia industriale di sementi di mais a base di methiocarb, usato anche su piante da frutto e ornamentali.

In provincia di Udine, gli uomini del Corpo forestale del Friuli Venezia Giulia hanno scoperto che, nel periodo della semina del mais, su un campione di 400 alveari, le api sono calate da 60 mila per arnia ad appena 10-20 mila. È la prima volta, in un’inchiesta penale per disastro ambientale, che il reato viene attribuito all’attività umana, per cui viene contestata la violazione dell’articolo 452-bis, ossia aver «cagionato abusivamente una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema e della biodiversità della fauna in generale».

Queste inchieste dimostrano la correlazione tra l’uso di fitofarmaci in un fondo agricolo e la diminuzione del numero di api negli alveari che si trovano nella stessa zona, anche a causa della propagazione delle particelle inquinanti favorita dalla «guttazione» fogliare.

Ricordiamo che nelle campagne italiane vi sono sono milioni di alveari curati da oltre 45.000 apicoltori, miliardi di euro derivano dalla sola attività di impollinazione alle coltivazioni a cui si aggiunge il profitto di 22.000 tonnellate annue di produzione di miele. Un trend in continua crescita che da lavoro a sempre più persone, soprattutto giovani e soprattutto al sud, e che fa dell’Italia un’avanguardia delle pratiche e tecnologie in questo frangente nonché uno dei principali produttori di miele d’eccellenza.

Tutto questo necessita di azioni concrete e urgenti per favorire politiche agricole sostenibili e idonee a proteggere questo cruciale settore, purtroppo troppo spesso messo in crisi da pratiche scriteriate e anacronistiche.
L’Italia deve attivarsi per proteggere il settore dell’apicoltura.

Moria delle api Fungicidi e pesticidi i responsabili 

I ricercatori svelano finalmente il legame tra i prodotti fitosanitari e la moria degli impollinatori

I fungicidi sono l’elemento più fortemente legato alla scomparsa delle api. Una recente ricerca dimostra finalmente il nesso tra i prodotti chimici e il declino degli insetti impollinatori.

Fungicida come maggiore responsabile della scomparsa delle api

La progressiva scomparsa delle api e degli insetti impollinatori è un fattore moto preoccupante. A essi è infatti affidata l’impollinazione di circa il 75% di tutte le colture alimentari. In alcune zone del mondo, la scomparsa di questi insetti ha portato a soluzioni drastiche. Come l’impollinazione manuale degli alberi di pero in Cina.

Fino a oggi, gli studiosi hanno indagato diversi possibili fattori scatenanti la scomparsa delle api. Non era stato indagato ancora, però, quale effettivamente creasse il maggior danno. Secondo questa nuova ricerca sarebbero proprio i fungicidi.

Fungicidi ed effetti collaterali

I fungicidi appartengono a una particolare categoria di prodotti fitosanitari, che hanno l’obiettivo di contrastare le malattie causate da funghi o crittogame. Stando a quanto emerso dallo studio, però, i fungicidi sarebbero anche tra i principali responsabili della scomparsa delle api.

I risultati ottenuti hanno allarmato i ricercatori anche perché si tratta di sostanze che non hanno come scopo diretto la morte di insetti parassiti. Sarebbe dunque un effetto collaterale, ancora in fase di studio, il responsabile della scomparsa delle api e degli altri impollinatori.

Probabilmente, ipotizzano gli esperti, i prodotti adoperati sulle colture potrebbero rendere gli insetti impollinatori più suscettibili al Nosema, un parassita letale per le api. Allo stesso tempo, potrebbero anche aggravare la tossicità di altri pesticidi.

Lo studio

Il nuovo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B. Durante le loro ricerche, gli scienziati hanno adoperato dei metodi statistici per indagare il ruolo di 24 diversi fattori, nel declino di 4 tipologie di insetti impollinatori. Tra i fattori analizzati anche latitudine, elevazione, tipo di habitat e uso di prodotti fitosanitari.

I risultati hanno condotto i ricercatori a puntare il dito sui fungicidi, che sarebbero più fortemente correlati alla scomparsa delle api e degli insetti impollinatori di quanto precedentemente immaginato. In particolare, le evidenze maggiori sono ricadute sul clorotalonil, il fungicida maggiormente adoperato negli Stati Uniti e che ha mostrato un legame più forte con il parassita Nosema.

Scott McArt, della Cornell University degli Stati Uniti, tra gli autori della ricerca, si è detto decisamente sorpreso dei risultati. I fungicidi, infatti, sono stati spesso sottovalutati. Eppure, altri studi di laboratorio avrebbero dimostrato che questi prodotti possono peggiorare gli effetti del nosema sulle api. Probabilmente uccidendo i microbi benefici dell’intestino. 

Le carenze delle ricerche condotte fino a oggi

I rappresentanti delle organizzazioni a tutela delle api hanno mostrato la loro preoccupazione per i risultati del nuovo studio. In parte a causa della massiccia diffusione del prodotto, non solo in America, ma anche in altri Paesi, come il Regno Unito, dove il clorotalonil è stato utilizzato su 4,5 milioni di ettari di terreno nel 2016.

Ma non è tutto. Secondo il prof. David Goulson, dell’Università del Sussex, nel Regno Unito, questa ricerca suggerisce che il sistema normativo per il controllo dei pesticidi ha deluso le aspettative. Forse perché i test normativi dovrebbero tenere in considerazione non solo gli effetti dell’esposizione delle api ai prodotti fitosanitari, ma anche la contemporanea esposizione a una malattia. Le prove che dimostrano una correlazione tra la scomparsa delle api e l’utilizzo di pesticidi sulle colture continuano ad accumularsi. La ricerca condotta sui fungicidi non è infatti la prima indagine che dimostra come una gestione scriteriata dei prodotti fitosanitari stia lentamente distruggendo api e futuro della Terra. Non dimentichiamo, infatti, le numerose ricerche condotte sui terribili effetti dei pesticidi neonicotinoidi, sugli insetti impollinatori.

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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