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Mediterraneo a rischio a causa dei lavori nel Canale di Suez

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Secondo l’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), il Mediterraneo potrebbe essere presto messo a rischio dall’ingresso di centinaia di nuove specie tropicali invasive. La causa sarebbe da imputarsi ai lavori di raddoppio del Canale di Suez, un’opera faraonica che è stata annunciata la scorsa estate dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e che dovrebbe essere terminata in breve tempo.

Per fermare tutto questo, gli scienziati dell’Iucn hanno inviato una lettera al commissario europeo all’ambiente, affari marittimi e pesca, Karmenu Vella, affinché l’Unione europea faccia pressing sul Cairo per “mitigare” questo pericoloso flusso migratorio.

Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, nonostante i lavori nel Canale di Suez saranno conclusi a breve, non esiste una valutazione d’impatto ambientale di questa maxi opera sull’intero bacino. La richiesta degli oltre 450 scienziati provenienti da 39 Paesi che hanno firmato la lettera-appello è appunto che venga effettuata una ” valutazione d’impatto ambientale trasparente e solida a livello scientifico, seguita da un’analisi del rischio e da misure di controllo e mitigazione“, operazione che richiede dai sei ai 12 mesi di tempo perché possa considerarsi accurata.

canale di suez

Ad oggi, secondo l’Iucn, sono centinaia le specie tropicali già diffuse nel Mar Mediterraneo, complici i cambiamenti climatici.

Come spiega Piero Genovesi dell’Ispra, a capo del gruppo di specialisti di specie aliene invasive dell’Iucn, “Uno dei nuovi acquisti per l’Italia è il Lagocephalus sceleratus o ‘pesce palla argenteo’, che per di più è anche tossico e quindi pericoloso per la salute dei consumatori

Ancora, un’altra specie decisamente infestante “è la Rhopilema nomadica una medusa con un diametro fino a 50 centimentri, che nel Mediterraneo orientale ha già provocato danni a pescatori e attività turistiche, oltre che aver intasato condutture“. Le mazzancolle sono minacciate da almeno dieci nuove specie di gamberi arrivati proprio dal Canale di Suez e i fondali della Turchia sarebbero stati razziati delle proprie alghe dal pesce coniglio (Siganus luridus), dalle spine pungenti e velenose.

Come spiegano gli esperti, la dinamica è sommariamente questa: “Le specie attraversano il Canale di Suez, poi arrivano in Libano, Israele, Tunisia, Grecia, Turchia, Malta, Cipro, e prima o poi sono in Italia“. “Fino a circa un secolo fa – continua Genovesi – il Canale non faceva entrare molte specie perché la sua salinità costituiva una barriera naturale “.

La proposta degli esperti è quella di ricorrere a soluzioni offerte dalla natura stessa: ricreare le barriere sarebbe un modo per assicurare una difesa naturale per l’ecosistema del Mar Mediterraneo.

Ad oggi, considerando tutti i mari europei, la stima di specie marine ‘straniere’ ormai è arrivata a quota 1416. Solo lungo le coste israeliane (appena 180 chilometri), quelle registrate, spesso per la prima volta nel Mediterraneo, sono state 355, di cui 94 dopo il 2000.

(Foto in evidenza: wikimedia; foto interna: maritimeintel)

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