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Lo smog che continua a mietere vittime

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I luoghi comuni sull’invivibilità delle grandi città (ma ormai anche delle medie), sul vantaggio di vivere in campagna o in piccoli centri urbani, stanno diventando una realtà comprovata da stime sempre più allarmanti.

Di inquinamento si muore, questa ormai è una certezza, ma forse la capacità innata dell’uomo di adattarsi culturalmente anche a condizioni di vita impossibili non ha fatto ancora scattare il nostro istinto di sopravvivenza. Ecco che allora vale la pena avere un punto di vista irrorato di realtà: uno studio della University of North Carolina, pubblicato da Environmental Research Letters, parla chiaro, più di due milioni e mezzo di persone nel mondo muoiono per l’inquinamento che sono costrette a respirare nelle metropoli.
Naturalmente maggiormente sotto accusa sono le città asiatiche i cui governi, risaputamente incuranti dell’effetto che pratiche industriali scellerate stanno avendo sui loro territori prima, sul Pianeta intero poi, e ovviamente sulle creature (uomini compresi) che lo abitano, continuano a costruire stili di vita non sostenibili. Ma tutti, chi più chi meno, siamo a rischio.

Confrontando le concentrazioni di smog di anni tra loro lontani e incrociando valori (ambientali, climatici, industriali) e stime di mortalità il risultato pare essere il seguente: il particolato sottile ogni anno fa 2,5 milioni di morti nel mondo, cui si aggiungono altri 470 mila decessi causati dalla rarefazione dell’ozono atmosferico. La razza umana pare abbia scelto il suicidio assistito, e come non essere d’accordo se ciascuno di noi può sperimentare ogni giorno gli effetti negativi, piccoli e grandi, che l’inquinamento produce sulla nostra salute? Sarebbe meglio cominciare tutti a fare la propria parte.

Articolo originale di Redazione Attenti all’uomo

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