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L’Italia delle prescrizioni. Il caso Eternit crea un precedente per altri disastri ambientali

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La sentenza della Cassazione sul maxiprocesso Eternit per disastro ambientale che ha annullato per prescrizione la condanna a 18 anni per l’unico imputato, l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, ha dato adito a non poche polemiche, nel mondo politico e non solo.

Oltre alle proteste di chi, negli anni, si è visto portare via l’affetto dei propri cari da terribili malattie, si aggiungono le preoccupazioni di chi, nella sentenza, vede un pericoloso precedente per altri processi ambientali che rischiano la prescrizione.

Un esempio in tal senso lo fa Antonio Pergolizzi, di Legambiente, che, dopo aver analizzato alcuni casi sparsi in Italia, tira le somme di una giustizia che potrebbe lasciare impuniti alcuni dei più gravi reati ambientali perpetrati ai danni del nostro Paese.

Tra i processi “in bilico”, secondo quanto spiegato da Pergolizzi e riportato dalle agenzie di stampa, “ci sono per esempio quello che riguarda ‘l’impianto di incenerimento a Colleferro’ e quello, sempre nel Lazio, legato alla ‘contaminazione della Valle del Sacco’. Sotto il ticchettio del tempo che passa, e che viaggiano verso l’orizzonte ‘prescrizione’, si trovano poi altri processi: il primo sulla ‘Tamoil a Cremona per inquinamento di acque e suoli’; un altro sulla ‘discarica di rifiuti pericolosi a Buccinasco, in provincia di Milano’. Ma soprattutto quello in cui si contesta alla ‘Lombarda Petroli l’inquinamento del fiume Lambro’. Sempre in Lombardia, a Pavia, il processo su ‘Riso Scotti per combustione di rifiuti’, che ‘dopo 4 anni non è neanche al primo grado’. E a ballare sul fuoco della prescrizione c’è anche il processo sulla ‘discarica di San Calogero, a Vibo Valentia’ dove sarebbero state smaltite illegalmente 127 mila tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi”.

Insomma, un quadro sicuramente poco roseo, sul quale la legislatura italiana deve intervenire nel più breve tempo possibile, affinché casi come quello dell’Eternit non si diffondano a macchia d’olio e, come spesso accade, i colpevoli rimangano impuniti.

Ma l’Italia non è solo ricca di casi che una giustizia lenta o leggi discutibili potrebbero far cadere in prescrizione, è ricca anche di casi ormai prescritti e dimenticati.

Come continua a sottolineare Pergolizzi, si parla, per cominciare, “da quella che viene ritenuta ‘una delle più gravi sconfitte per l’ambientalismo italiano: il processo alla discarica di Pitelli (La Spezia) al centro di un traffico di rifiuti, e finito in prescrizione’. Ed ancora la prescrizione per l’industria per il recupero del ferro ‘Busisi a Grosseto’ che, tra l’altro, sembra compaia all’interno del ‘network di smaltimento in Campania’ e che ‘nel 2000 era citata dalla commissione Rifiuti’. Poi, ormai chiusa è la vicenda della “gestione illegale di rifiuti a Molfetta’, quella della ‘discarica del Vallone all’Isola d’Elba’ e quella ‘delle 30 mila tonnellate di rifiuti interrati nella piana di Sibari (Cs)”.

Una lista lunga che anziché dare speranza, aggiunge disperazione in una situazione che appare ormai alla deriva.

Come dicevamo all’inizio, la sentenza Eternit non ha solo gettato altro dolore su quello già provato dai familiari delle vittime, ha anche dato un grosso scossone al mondo politico. Mai come adesso, in un rimpallo di colpe, una norma come quella della prescrizione è stata avvertita così lontana dalla giustizia.

La richiesta che molti stanno avanzando in questi giorni è una: che le norme sulla prescrizione, regolate dalla cosiddetta legge ex Cirielli approvata dalla maggioranza di centrodestra nel 2005, vadano assolutamente cambiate.

Il problema, però, non è soltanto questo. Che fine ha fatto il ddl che introduceva i reati ambientali nel codice penale, raddoppiando il tempo occorrente per la prescrizione? Sembra sia rimasto impantanato al Senato.

In un’Italia in cui ancora si muore per amianto, in cui ancora si parla di Ilva, rimane solo da sperare che qualcosa cambi e che i centri decisionali della politica si sveglino. Perché non è possibile che 2.200 morti e 700 malati a causa del contatto con le fibre di amianto non possano avere almeno l’amara consolazione di un po’ di giustizia. E oltre al danno, si aggiunge anche la beffa. Secondo quanto affermato da Titti Palazzetti, sindaco di Casale Monferrato, città simbolo della strage dell’Eternit, “A causa della sentenza della Cassazione il signor Schmidheiny, pur essendo stato definito ‘colpevole’ dalla procura generale, non dovrà versare nemmeno un euro dei risarcimenti che ci attendevamo come parte civile. Ma noi abbiamo bisogno di almeno sessanta milioni entro due o tre anni per continuare la bonifica, e di cento per completarla”.

(Foto: Tori Rector)

1 COMMENTO

  1. Non mi è chiaro il motivo, ma nel commento precedente è saltato lo scritto posto all’interno delle virgolette. Se possibile, invito a togliere il precedente messaggio e sostituirlo con questo.

    Che toni scandalistici! Siamo il paese nel quale si prescrivono, ogni anno, circa 190mila processi; con un numero di avvocati superiore, nella sola Roma, rispetto a tutta la Francia; di un avvocato ogni circa 200 abitanti; di nove milioni di processi in arretrato. A volte sarei tentato di chiedermi tutto questo schifo, pardon inefficienza della giustizia, a chi giovi, come si chiedeva un Romano, sebbene per altri versi, qualche millennio fa. Eppure sarebbe bastato che uno dei politici “di grido”,che abbiamo avuto nella storia recente, avesse invece stabilito che “Un reato coinvolgente l’interesse collettivo non potrà andare mai in prescrizione”. In tal senso, a voi di “Ambiente bio” vorrei fare la proposta di portare avanti una petizione popolare al riguardo poiché ben sappiamo che, sempre i signori politici, dopo il clamore iniziale non faranno il resto di nulla, o quasi, come al solito.

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