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Le trivellazioni che minacciano i popoli indigeni dell’Amazzonia

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L’Amazzonia è in pericolo e le trivellazioni per la ricerca del petrolio rischiano non solo di distruggere uno dei patrimoni di biodiversità più importanti al mondo, ma anche la sopravvivenza e le tradizioni dei popoli indigeni che vi abitano.

A marzo abbiamo parlato di un accordo segreto che il presidente ecuadoriano Correa avrebbe stretto con le banche cinesi per iniziare le trivellazioni nel territorio di Yasuni, uno dei luoghi più ricchi di biodiversità e sede di popolazioni indigene, alcune delle quali vivono ancora in quello che viene chiamato “isolamento volontario”.

I rischi, al contrario di quanto si possa pensare, non riguardano però soltanto quella piccola parte dell’Amazzonia.

In un recente articolo comparso su TreeHuggers, durante un viaggio intrapreso da uno dei giornalisti, si fa accenno a una situazione più generalizzata, che preoccupa non poco le popolazioni locali.

Per poter intraprendere il viaggio, la rivista ha dovuto contattare la Pachamama Alliance, un’organizzazione che ha come obiettivo quello di aiutare le persone indigene della foresta pluviale amazzonica a preservare le loro terre e la loro cultura. Uno dei punti di riferimento dell’organizzazione è Jaime Vargas, presidente del gruppo degli Achuar dell’Ecuador.

Durante il viaggio e dopo un confronto con Jamie, i giornalisti di TreeHugger hanno potuto delineare con maggior chiarezza i rischi a cui queste popolazioni indigene vanno incontro.

Sembra infatti che l’Ecuador stia mettendo all’asta milioni di ettari della foresta Amazzonica (altro che l’1% di cui si parlava in precedenza, durante i diversi accordi politici fatti da Correa), destinati a una massiccia trivellazione petrolifera.

Il presidente ecuadoriano Rafael Correa, lo abbiamo già visto, qualche anno fa aveva avviato una campagna sui diritti dei popoli locali e sulla necessità di proteggere la foresta pluviale. Per questo, aveva fatto una proposta: convincere i Paesi ricchi a versare all’Ecuador almeno la metà di ciò che avrebbe generato la vendita di petrolio in dieci anni.

A quel tempo, gli Achuar, così come altri popoli indigeni, avevano creduto alle promesse di Correa, per poi rimanere profondamente delusi e sconcertati di fronte alla proposta di mettere all’asta le proprie terre.

Il governo continua a giustificare le sue scelte, affermando che popolazioni come quelle degli Achuar sono povere e che la trivellazione petrolifera potrebbe migliorare le loro condizioni di vita. Eppure gli Achuar credono e affermano il contrario: cioè che è la natura che dà loro tutto il necessario per vivere e curarsi e che un’azione petrolifera andrebbe solo a distruggere le loro foreste, senza alcun beneficio economico per loro.

I popoli indigeni, in quest’ultimo periodo, hanno organizzato proteste a Quito ,Parigi , Houston , Washington, DC , e Calgary . Questi  uomini sostengono che il governo ecuadoriano sta violando il diritto internazionale e la Costituzione ecuadoriana, non avendo effettuato una consultazione preliminare, prima di mettere all’asta la loro terra.

La loro resistenza ha raggiunto un certo successo: finora, infatti, solo 2 dei 16 contratti proposti per la trivellazione petrolifera sono stati aggiudicati. Gli altri non hanno ricevuto offerte.

Il governo ecuadoriano dal lato suo sta tentando di mettere “fuori gioco” i capi indigeni che lottano per difendere la foresta Amazzonica. Sembra sia stata presentata anche una denuncia formale nei confronti di otto dirigenti indigeni, che hanno dedicato la loro vita alla difesa dell’Amazzonia, tra cui Jaime Vargas.

Per quanti vogliono intervenire in aiuto delle popolazioni indigene, possono contribuire firmando la petizione a questo link: https://secure.sierraclub.org/site/Advocacy?cmd=display&page=UserAction&id=13209

Per ulteriori informazioni sulla lotta degli Achuar e degli altri popoli indigeni amazzonici, potete visitare i siti web di Pachamama Alliance , Amazon Watch e Rainforest Action Network .

(Foto: Maurizio Costanzo – mavik2007)