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Le 7 nazioni che, più di tutte, hanno causato il riscaldamento globale

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Sono 7 le nazioni che, più di tutte, hanno contribuito al riscaldamento globale, producendo il 60% delle emissioni mondiali. Lo afferma uno studio realizzato dall’Università di Montreal che dimostra come Stati Uniti, Cina, Russia, Brasile, Germania, India e Regno Unito abbiano prodotto oltre la metà dell’inquinamento mondiale dal 1906 al 2005.

Damon Matthews assieme ad altri colleghi della Concordia University di Montreal, in Canada, ha effettuato uno studio, pubblicato su New Scientist, che dimostra come il 60% delle emissioni mondiali responsabili del riscaldamento globale sia stato prodotto da appena 7 nazioni.

Questo gruppo di ricercatori ha calcolato i contributi forniti dalle diverse nazioni al riscaldamento globale, ponderando ogni tipo di emissione in base al ciclo di vita atmosferica alla base del cambiamento di temperature. Nello studio, sono stati inclusi i dati storici, considerati dal 1906 al 2005, la quantità di biossido di carbonio prodotto dai combustibili fossili e i cambiamenti di uso del suolo, come ad esempio la deforestazione. Oltre naturalmente a metano, protossido di azoto e solfato.

In base ai risultati ottenuti, la squadra ha creato una mappa in cui sono facilmente evidenziabili le nazioni che hanno contribuito maggiormente all’innalzamento delle temperature.

global warming

Leader indiscussi sarebbero gli Stati Uniti, responsabili di un aumento di 0,15 °C, o del 22% del riscaldamento globale. Poi, la Cina, che ha contribuito a far aumentare di 0,7 °C le temperature del globo, pari a un 9%, poi ancora la Russia per l’8%, il Brasile e l’India il 7 % ciascuno e la Germania e il Regno Unito per il 5% ciascuno.

Matthews ha così commentato i risultati: “È stato sorprendente vedere alcuni dei paesi meno industrializzati posizionarsi così in alto nella classifica, ma questo riflette le loro emissioni di CO2 legate alla deforestazione”.

Non tutti pensano che le responsabilità di queste nazioni siano ripartibili ugualmente. Glen Peters del Centro Internazionale per la Ricerca sul clima e l’ambiente a Oslo, in Norvegia, si è ad esempio posto una domanda: “È giusto dare la colpa al Regno Unito per quello che ha fatto nel 1850?”.

L’utilizzo di carbone, dice, era l’unica opzione disponibile nel 1850 ma i paesi poveri di oggi hanno accesso alle tecnologie pulite, come ad esempio quella solare. Strumenti che non erano disponibili durante la rivoluzione industriale.


Il problema reale è, comunque, che la situazione non tende a migliorare. Basta guardare alla Cina, dove alcune delle metropoli principali, tra le quali Pechino e Tianjin, già dalle prime settimane di questo anno, hanno fatto registrare tassi di inquinamento di oltre 20 volte superiori alla soglia di pericolo stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Oppure basta ricordare cosa è successo a Varsavia alla Conferenza Internazionale sui cambiamenti climatici, durante la quale le Ong, tra cui il WWF, hanno abbandonato le sedi accusando i paesi ricchi di rifiutarsi di impegnarsi a limitare danni e perdite; nello specifico, hanno lamentato che “a Varsavia non si è visto alcuna intenzione di aumentare la riduzione delle emissioni, né un maggiore sostegno per l’adattamento prima del 2020”.

I cambiamenti climatici sono un dato di fatto. Ma con questi atteggiamenti, di sicuro, non si arriva da nessuna parte.

(Foto in evidenza: Christine Zenino; foto interna: newscientist.com)

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