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La ricerca: “L’estrazione di gas è la causa più probabile di uno sciame sismico in Texas”

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Può l’attività umana provocare terremoti? Secondo uno studio pubblicato su Nature Communications, sì. Alcuni ricercatori dello USGS (UnitedStatesGeologicalSurvey, agenzia governativa statunitense specializzata in geologia) e della Southern MethodistUniversity (SMU) hanno monitorato l’attività sismica in un’area intorno alla città di Azle, in Texas, per 84 giorni dal novembre del 2013 al gennaio successivo. I risultati? 27 terremoti di magnitudo 2.0 o superiore, in una zona in cui non sono stati registrati terremoti per 150 anni; il tutto, su una faglia “che è rimasta inattiva per centinaia di milioni di anni”, ha dichiarato il geofisico della SMU, Matthew Hornbach, primo firmatario della ricerca.

A cosa è dovuta tale attività? A quanto pare, c’entrano qualcosa le attività di trivellazione operate nell’area, a caccia di riserve di gas naturale. Lo riassume in maniera precisa la CBS: “Gli scienziati concludono che la rimozione delle acque salate dai pozzi, durante il processo di produzione del gas, e la successiva re-iniezione dei liquidi di scarto sotto terra “rappresentano la causa più probabile” dello sciame sismico”. Sempre secondo lo studio, i piccoli terremoti sarebbero poi cessati con il ridursi della re-iniezione dei liquidi nel terreno. Una pratica, quella di re-iniettare i liquidi di scarto della ricerca e produzione di idrocarburi, che provoca più di un problema e molto malcontento nelle popolazioni coinvolte, come abbiamo visto di recente.

ricerca idrocarburi

L’argomento sta provocando un ampio dibattito negli Stati Uniti. Un’altra sismologa dello USGS, Susan Hough, commentando la ricerca pubblicata da Nature, ha dichiarato che “sembrano esserci pochi dubbi sulla conclusione che i terremoti siano stati effettivamente indotti [dall’attività umana, ndr]. C’è quasi un abbondanza di “pistole fumanti” in questo caso”. Dove per pistole fumanti si intendono, in gergo, delle prove inconfutabili.

Già qualche giorno prima della pubblicazione dello studio, arrivava l’ulteriore conferma del collegamento tra trivellazioni e terremoti: “Abbandonando anni di scetticismo ufficiale – ha scritto il “New York Times” – il governo dell’Oklahoma ha accettato la diffusa opinione scientifica per cui i terremoti che hanno scosso lo Stato sono stati causati in larga parte dal trasferimento sotto terra di milioni di barili di liquidi di scarto dai pozzi di petrolio e gas”. Lo Stato dell’Oklahoma ha anche realizzato una mappa interattiva per supportare l’evidenza di un collegamento tra le scosse e l’attività umana di ricerca di idrocarburi.


Non mancano, ovviamente, i pareri contrari. L’associazione che riunisce i produttori di petrolio e gas in Oklahoma, per bocca del suo presidente Chad Warmington, ha dichiarato che “potrebbe esserci un collegamento tra terremoti e smaltimento dei rifiuti dei pozzi, ma noi – industria di settore, regolatori, ricercatori, legislatori e residenti – non sappiamo ancora abbastanza su come l’iniezione di liquidi di scarto influisca sulle faglie sotterranee dell’Oklahoma”.

Allo stesso modo, commentando i risultati di un’altra ricerca, l’American Petroleum Institute dichiarava qualche settimana fa che “da un punto di vista ambientale, l’iniezione resta la migliore opzione di smaltimento disponibile”.

Sarà, ma intanto l’USGS ha già identificato e mappato ben 17 regioni in cui le operazioni di ricerca di gas e petrolio, nei soli Stati Uniti, sono collegate con la presenza di sciami sismici più o meno intensi.

(Foto in evidenza: sincedutch; foto interna: natureworldnews.com)

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