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La follia dell’Occidente nella ricerca di Uranio uccide la popolazione del Niger

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Il laboratorio francese indipendente CRIIRAD e l’ONG nigeriana hanno espresso le loro preoccupazioni sull’avviamento di una miniera gigante di uranio entro la fine del 2013, ad Areva ,la più grande multinazionale francese dell’energia, ponendo domande sull’impatto che potrebbero avere per la salute e per l’ambiente.

A metà giugno alla fine di un incontro a Parigi con il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, François Hollande aveva chiesto un’accelerazione del funzionamento della miniera, che dovrebbe produrre circa 5.000 tonnellate di uranio anni a piena capacità.
Ma la Commissione di Ricerca e Informazione indipendente sulla radioattività (CRIIRAD), con sede a Valencia, e l’associazione del Niger, dichiarano che il funzionamento della miniera porterà ” l’essiccazione e la contaminazione delle risorse l’acqua e la perdita di pascoli per centinaia di chilometri quadrati. ” Ci sarà una forte influenza anche sulla flora e fauna del luogo con tutto quello che poi ne verrebbe a comportare.
Per il “responsabile del laboratorio” di CRIIRAD, Bruno Chareyron, il contenuto di uranio della roccia in quelle zone è molto basso, di conseguenza saranno estratte 3,8 miliardi di tonnellate di roccia prima di riuscire a raggiungere l’uranio”.
Pertanto, in questo cielo aperto lunga 8 km e 2,5 di larghezza, “un buco enorme” sarà visibile e circondato da colline rocciose  che saranno nient’altro che la roccia estratta, ma sarà una roccia sterile in quanto ha una bassissima percentuale di uranio.
Queste rocce brulle contaminate saranno conservate all’aperto, rocce e polvere esposti al vento e alla pioggia, una bomba ad orologeria che causerà un’impatto sulla salute umana e delle acque sotterranee.  Ogni giorno che passa la popolazione locale è esposta alle radiazioni, circondata da aria avvelenata, terra e acqua inquinate. La metà dell’uranio di Areva proviene da due miniere del Niger, paese che rimane poverissimo nonostante da oltre quarant’anni sia il terzo produttore di uranio al mondo.


Chi ci ha guadagnato sono stati i francesi che hanno potuto costruire le loro centrali nucleari, non perché fossero più intelligenti e furbi degli italiani o di altri, ma solamente perché avevano l’uranio praticamente gratis. A dimostrazione di questo, mentre la Germania in questi giorni ha deciso di uscire dall’energia atomica, i francesi sono l’unico paese in cui il governo non ha mai messo in discussione questa fonte di energia.

Francesi dunque furbi, con la loro capitale ville lumière, e i nigerini vittime dei soliti interessi internazionali, di cui tutti siamo un po’ complici almeno per l’ignoranza che spesso accompagna le nostre analisi e i nostri giudizi. I nigerini sono sì vittime, perchè le conseguenze ell’estrazione dell’uranio sono state guerre e ribellioni, malattie e contaminazioni, terreni tolti e acqua che rischia di finire.

Si calcola che più di 80.000 persone sono contaminate nelle due città principali create per l’estrazione dell’uranio, Arlit e Akokan. Per le loro strade si misurano picchi di radioattività 500 volte superiori al tasso normale. Scorie radioattive vengono venduti al mercato e utilizzati dai nigerini ignari per la costruzione di strade, di case, di granai. Il numero dei tumori è molto alto, anche se Areva controlla gli ospedali, per cui è facile far passare nelle statistiche idecessi per cancro come decessi causati dalla malaria o dall’Aids. Per quanto riguarda l’acqua, forse non tutti sanno che quando si estrae l’uranio bisogna utilizzare moltissima acqua. Areva in 40 anni ha dovuto utilizzare circa 270 miliardi di litri d’acqua, contaminando le acque e seccando la falda acquifera. L’acqua utilizzata per “pulire” l’uranio è infatti estratta da una falda di acqua fossile, dunque rinnovabile molto lentamente, che si trova ad una profondità di 150 metri. Si calcola che in meno di 10 anni questa falda sarà completamente prosciugata costringendo i popoli del deserto a cercare acqua altrove. Si potrà allora andare nelle città: là oramai l’acqua
c’è grazie agli acquedotti pubblici. Già pubblici, perchè i tubi sono dello stato, ma ciò che ci scorre in realtà è privato. Anni fa, nei tempi in cui Banca Mondiale e Fondo Monetario “obbligavano” tutti i paesi poveri a privatizzare le imprese pubbliche, il Niger diede la gestione dell’acqua ad una impresa privata. Chi guadagnò il mercato fu ovviamente una multinazionale francese, Veolia, che gestisce l’erogazione dell’acqua potabile in Niger. E torniamo ancora alla Francia, all’Occidente che monopolizza a piacere l’Africa, un ennesimo caso di schiavitù “moderna”. Mi chiedo quando finirà mai la schiavitù di questi popoli, sembra irrimediabilmente legati a filo doppio all’occidente che ne ha nei secoli fatto il bello e cattivo tempo.

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