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La canapa può salvare i terreni dell’Ilva?

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La canapa per bonificare i terreni dell'Ilva

Una pianta può salvare i terreni dell’Ilva colmi di diossina e altri metalli pesanti? L’esperienza di associazioni e istituzioni dice di sì.

Canapa come rimedio naturale contro l’inquinamento dei terreni da diossina e altri metalli pesanti: è questa la teoria rivoluzionaria che sta cercando di affermarsi negli ultimi anni. E questo avviene soprattutto in situazioni e realtà che appaiono disperate, come quella degli agricoltori e allevatori che operano nei pressi dell’Ilva di Taranto.

Qualche tempo fa, vi abbiamo parlato della toccante storia di Vincenzo Fornaro e della sua masseria, nei pressi dell’Ilva di Taranto. Dopo aver perso tutto nel 2008, a causa dell’inquinamento, l’allevatore pugliese ha deciso di non arrendersi e ha avviato un esperimento che è insieme una provocazione. Ha cominciato a coltivare tre ettari del proprio terreno con la canapa. L’idea era quella di sfruttare le naturali doti di fitodegradazione della pianta. Con questo termine viene identificato il processo che consente ad alcuni vegetali di assorbire inquinanti organici dal terreno.

La sua caparbietà è stata di ispirazione per molti e oggi associazioni e istituzioni hanno cominciato a muoversi seguendo il suo esempio.

Bonifica dei terreni: i nuovi progetti

All’inizio di quest’anno, è stato attivato in Sardegna un progetto da 450mila euro per bonificare alcuni terreni a rischio con la canapa, rilanciando allo stesso tempo l’agricoltura nell’isola. I fondi sono arrivati dalla finanziaria 2015 a seguito di un’attività parlamentare intensa.

Allo stesso modo, le attività della masseria del Carmine hanno suscitato l’interesse dell’Abap (Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi), dell’associazione CanaPuglia e del Cra, Centro di Ricerca per l’Agricoltura. Insieme, questi enti stanno cercando di individuare una base scientifica ad alcuni quesiti fondamentali: la canapa può davvero aiutare la bonifica dei terreni nell’area dell’Ilva di Taranto? Se sì, in quale percentuale?


Proprio per questa ragione, l’Abap  e il Cra stanno affiancando la masseria di Fornaro nell’analisi dei risultati del suo esperimento. In una recente intervista, uno dei responsabili dell’Associazione, Marcello Colao, ha spiegato i passi successivi e le difficoltà incontrate:

Le analisi della canapa cresciuta alla masseria di Vincenzo Fornaro saranno effettuate a breve dal CRA. Il problema è che si tratta di esami molto costosi e stiamo cercando di raccogliere i fondi per farli eseguire da un laboratorio certificato. C’è da sottolineare che nonostante la valenza scientifica e ambientale il progetto non ha avuto nessun sostegno regionale, motivo per cui ci stiamo sobbarcando tutte le spese”.

Una cintura verde di canapa

Colao ci tiene anche a denunciare la paradossale situazione in cui versa tuttora la provincia tarantina. Ad oggi, “continua la mattanza di bestiame: 54 bovini saranno abbattuti a breve nel comune di Massafra”. L’inquinamento infatti “continua a imperversare: la bonifica ha senso se viene bloccata la fonte dell’inquinamento, non se, come in questo caso, si continua a inquinare”.

Il progetto di Fornaro, in ogni caso, verrà presto implementato e ampliato: l’idea di associazioni e produttori è quella di creare una sorta di “cintura verde”, costituita da campi di canapa, intorno a tutti i terreni inquinati della zona.

La grande attenzione intorno alla coltivazione e all’utilizzo della canapa, dimostra che c’è un mercato che non può più essere ignorato. Come abbiamo visto nel corso degli ultimi anni, infatti, l’utilizzo di questa pianta è stato sperimentato nei settori più svariati: dalla bioedilizia, passando per il fotovoltaico “tessile”, per finire addirittura alla produzione di scooter elettrici completamente sostenibili per l’ambiente.

Foto: mafe de baggis

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