Home Ambiente Italia: spiagge come nei Caraibi, ma la sabbia è sbiancata dall’inquinamento

Italia: spiagge come nei Caraibi, ma la sabbia è sbiancata dall’inquinamento

568
0
CONDIVIDI

Spiagge da sogno, sabbia bianca e mare azzurro. Non siamo ai Caraibi, ma in Italia, in un tratto di litorale toscano, a sud di Livorno, che prende il nome di Rosignano. Una delle mete più ricercate dai vacanzieri, proprio per questi colori caratteristici che fanno volare la mente a destinazioni esotiche ed avventurose. Se non fosse che le tanto decantate spiagge bianche sono così bianche a causa dell’inquinamento.

La colpa sarebbe degli scarichi di carbonato di calcio dell’industria Solvay, uno stabilimento sorto sulla costa toscana nel 1941.

È da tempo che si parla di questa situazione ed è da tempo che ambientalisti parlano di mercurio, cromo, arsenico e piombo scaricati dalla fabbrica nelle spiagge di questa zona turistica.

Quello della Solvay è uno stabilimento gestito da una multinazionale belga che estrae salgemma dai giacimenti di Volterra e della Val di Cecina. Produce sale, cloro, e derivati e, negli ultimi 20 anni, anche carbonato di sodio, bicarbonato di sodio, soda caustica, clorometani e acqua ossigenata.

Lo scorso anno, la denuncia nei confronti delle azioni perpetrate dallo stabilimento a danno dell’ambiente era stata portata in Parlamento attraverso l’interrogazione del deputato Adriano Zaccagnini, ex M5S e in seguito appartenente al gruppo misto.

Al tempo dell’interrogazione, il deputato lamentava il pesante prezzo pagato dall’ambiente e derivante dalle attività della Solvay. Si parlava di aree non balneabili, in cui “i cartelli stradali indicano proprio «spiagge bianche», da Rosignano Marittimo a Vada, nonostante l’acqua – si legge nell’interrogazione – nasconda insidie letali”.

Secondo i dati riportati da Repubblica e riferiti alle stime del Cnr di Pisa “nella sabbia bianca la Solvay ha scaricato 337 tonnellate di mercurio ed altri veleni: arsenico, cadmio, nickel, piombo, zinco, dicloretano. L’elenco completo è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia europea dell’Ambiente. Più precisamente a Rosignano, secondo Legambiente, sono state 500 le tonnellate di mercurio, presenti fino a 14 chilometri dalla battigia”.

Nonostante tutto, in quelle spiagge ci va molta gente, anche perché il risultato delle analisi eseguite dall’Arpat le promuove come un sito “a balneazione consentita”. Questo perché, in effetti, per vietare l’accesso ai bagnanti bisognerebbe rilevare nelle acque del mare un inquinamento da scarichi urbani. Due anni fa, un’inchiesta comparsa su Il Tirreno spiegava così il fenomeno: “Per legge gli unici parametri di cui si tiene conto per la balneabilità delle acque sono quelli fecali. E lì scarichi urbani non ce ne sono, benché in pochi chilometri vi siano concentrate l’ex discarica, le tubazioni Solvay, un serbatoio di etilene e il depuratore, il quale per un certo periodo di tempo ha scaricato dentro al Fosso Bianco: i prodotti clorati immessi nel fiume di latte finto avrebbero ucciso ogni cosa. Figuriamoci i batteri del depuratore”.

Oggi la Solvay è finita sotto inchiesta per gli scarichi abusivi nel mare toscano a causa dei quali si è temuto di essere “di fronte ad una Ilva toscana”. Secondo i pm, infatti, ci sarebbero stati dei punti di rilascio di sostanze in mare, i cui fanghi erano annacquati per diluire la concentrazione, sconosciuti all’Arpat.

Secondo quanto riportato da Repubblica, sembra che la società  abbia chiesto di patteggiare, con parere negativo della Procura che avrebbe invece imposto il risanamento e la fine delle violazioni entro il 2015. Per la serie, non è tutto oro quello che luccica.

(Foto: naturamediterraneo)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here