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Italia primo consumatore di pesticidi: nelle acque cocktail di sostanze pericolose

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A gennaio di quest’anno, l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, diffondeva un rapporto in cui si evinceva come nelle acque italiane, superficiali e sotterranee, viaggiasse indisturbato un cocktail di 175 pesticidi.

In tale occasione, il nostro Paese risultava come il maggior consumatore di pesticidi per unità di superficie coltivata dell’Europa occidentale, con un consumo pari a 5,6 chili per ettaro ogni anno. Un valore doppio rispetto a quelli della Francia e della Germania.

Nel 2012, anno di riferimento della ricerca Ispra, nelle acque superficiali il 17,2% dei punti monitorati presentava concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali. Tra le sostanze maggiormente trovate: il glifosate, il metolaclor, il triciclazolo, l’oxadiazon, la terbutilazina.

Lo scorso febbraio, il Tavolo delle Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica è tornato a riunirsi sul tema del Piano di Azione Nazionale (PAN), in merito all’utilizzo sostenibile dei pesticidi previsto dalla direttiva europea del 2009 e adottato in Italia solo nel 2014.

In quell’occasione, i rappresentanti del coordinamento delle associazioni hanno fatto sapere che: “il Piano italiano non contiene proposte concrete per tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente. Non è prevista una sensibile riduzione delle sostanze chimiche in uso, ma solo l’obbligo dal novembre 2015 di rispettare ciò che andrebbe rispettato per legge, ossia le prescrizioni contenute sulle etichette degli agrofarmaci”.


Il rischio – secondo le associazioni – è che le multinazionali della chimica continuino a condizionare l’applicazione delle politiche europee nel nostro Paese e la destinazione di miliardi di euro di soldi pubblici che verranno spesi da qui al 2020 con l’applicazione della PAC, la politica agricola comunitaria. La stessa nuova programmazione dei Programmi di Sviluppo Rurale dalle Regioni per le misure agroambientali rischia di essere destinata sempre più a pratiche agronomiche che prevedono l’uso massiccio di pesticidi. Bisogna invece favorirne la reale riduzione principalmente attraverso la conversione al biologico, premiando quelle aziende agricole in grado di fare a meno dei pesticidi e  che producono benefici per tutti: cibo sano, tutela dell’ambiente e della biodiversità agricola e naturale“.

Per questo, il Tavolo delle associazioni ha chiesto che i provvedimenti in attuazione del PAN seguano un iter trasparente. Per farlo, sono state inviate delle lettere per un incontro al Ministro dell’Agricoltura e alle Regioni. Lettere che non avrebbero ricevuto alcuna risposta.

Una disattenzione e un silenzio che appaiono ancora più gravi, se si considera che invece di avviare la procedura per mettere al bando il glifosato, dopo che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ne ha decretato la ‘probabile cancerogenicità’, non è stato preso fino ad oggi alcun provvedimento.

(Foto: Peasap)

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