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Ilva: niente risarcimento per le vittime

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Lo scempio ambientale dell’Ilva di Taranto sembra non aver fine. E, accanto a esso, se ne staglia uno politico e morale altrettanto grave. È di questi giorni la notizia che le popolazioni pugliesi, martoriate dall’inquinamento prodotto dallo stabilimento Ilva di Taranto, non meritano alcun risarcimento: tutto cancellato, come se nulla fosse accaduto.

A ricordarci il lungo elenco delle vittime è l’agenzia ANSA che ha dato la notizia: “I famigliari di due operai morti in incidenti sul lavoro, i lavoratori che si sono ammalati perché a contatto con le sostanze inquinanti, gli allevatori che hanno subito la mattanza del loro bestiame, i mitilicoltori a cui è stato impedito di allevare le cozze nel primo seno del mar Piccolo a causa della presenza oltre il limite di diossine e Pcb, i proprietari della abitazioni del rione Tamburi imbrattate dalle polveri”.

Insieme con gli enti istituzionali (ministeri dell’Ambiente e della Salute, Comune e Provincia di Taranto) che si erano costituiti parte civile nel processo nato dall’inchiesta denominata “Ambiente Svenduto”, tutte le vittime avevano chiesto un totale di 30 miliardi di euro di rinascimento. Soldi che probabilmente non arriveranno mai.

ilva

Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Taranto, Vilma Gilli, il 4 febbraio ha firmato un provvedimento che esclude le società Ilva spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici dalla responsabilità civile: una sentenza arrivata dopo tre ore di camera di consiglio e in seguito alle eccezioni sollevate dai legali delle aziende che controllavano lo stabilimento.

La decisione è un atto dovuto alla luce dell’ultimo decreto salva-Ilva, approvato dal governo Renzi verso la fine del 2014: con il provvedimento, l’Ilva accedeva all’amministrazione straordinaria. Dopo questo passaggio, i legali della società in gara hanno potuto avvalersi delle regole del decreto Marzano. Allo stesso tempo, le altre due aziende che fanno capo ai Riva, non erano state parti nell’incidente probatorio del marzo 2012. Secondo l’Ansa, questo significa che “le pretese risarcitorie vanno presentate, per ‘par condicio creditorum’, al Tribunale di Milano”.

Fuori dal linguaggio giuridico, ciò vuol dire che in caso di condanna nel processo penale, le aziende coinvolte non dovranno risarcire nessuna delle parti civili.

Secondo Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale dei Verdi, la decisione del gup equivale “a dire addio ai risarcimenti” e parla di “schiaffo alla democrazia”: “La città non vedrà alcuna giustizia perché i patrimoni e i conti correnti di quelle società potranno riposare e accrescere mentre la città di Taranto muore nei veleni. Dei terreni contaminati, delle morti per diossina, dell’economia distrutta non pagherà chi ha provocato l’inquinamento ma lo stato ovvero i cittadini. Quella di oggi è una notizia drammatica peggio di una pugnalata per la popolazione ed è uno schiaffo alla democrazia, alla nostra costituzione e al principio chi inquina paga. In Italia chi inquina non solo non paga, ma si arricchisce”. Bonelli annuncia battaglia: pronta una denuncia da inviare al Tribunale dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo.

Il travaglio dei tarantini sembra non aver fine: avevamo parlato qualche tempo fa degli sconcertanti tassi di tumori, sterilità e mortalità legati in qualche modo all’inquinamento dell’Ilva e citati in un importante studio del Policlinico di Bari. A fronte di tutta questa sofferenza, probabilmente non sarà nemmeno riconosciuto il giusto risarcimento alle vittime. Non ci sono parole, di fronte a tanta ingiustizia.

(Foto: wikimedia)

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