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Ilaria Alpi e le navi dei veleni: un passo in più verso la verità

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Era il 20 marzo 1994. Una giovane giornalista italiana, Ilaria Alpi, veniva uccisa assieme a Miran Hrovatin, fotografo e cineoperatore, durante un agguato avvenuto a Mogadiscio.

Da allora, un alone di segretezza ha ricoperto i fascicoli e i verbali della commissione che si occupa della vicenda, i cui atti sono stati resi pubblici solo nel 2006. Oggi, un lungo documento, con più di seicento titoli, chiuso sotto chiave negli archivi della Camera dei deputati, inizia a chiarire qualche dubbio, anche se la strada verso la verità è ancora lunga e scoscesa.

Lo scorso novembre, Greenpeace, assieme ad altri, ha inviato ai Presidenti di Camera e Senato una lettera per la desecretazione dei documenti citati nelle diverse commissioni d’inchiesta sui rifiuti e i traffici illegali.

All’inizio di marzo l’ufficio di presidenza ha discusso questa possibilità, con una relazione della vice presidente Marina Sereni (Pd), che annunciava la selezione di 152 documenti. I dossier secretati sono in realtà 750 e forse non sono tutti, fa sapere Greenpeace, considerando solo l’ultima commissione rifiuti e la commissione Alpi-Hrovatin.

Greenpeace ha così deciso di pubblicare un estratto degli archivi parlamentari – datato al settembre 2012 – che riporta l’elenco dei documenti. L’elenco è disponibile a questo link: http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/file/2014/Stampa_tabellare_documenti_NAVI_AGG_27_7_12.pdf

Nella lista dei documenti segreti e riservati ci sono molti titoli estremamente interessanti.

Un centinaio di documenti riguarderebbero Giorgio Comerio, il faccendiere italiano che negli anni ’90 proponeva l’affondamento delle scorie radioattive nei fondali marini.

Una settantina di titoli più generici sarebbero inerenti ai traffici di rifiuti tossici e radioattivi; oltre un centinaio riguarderebbero invece le cosiddette “navi a perdere” e un’altra settantina la Somalia.

Settantasei fascicoli sarebbero invece intestati a Giancarlo Marocchino, l’imprenditore italiano che per primo arrivò sul luogo dell’agguato.

L’Espresso dice di lui: “Mai indagato, ma da sempre ritenuto uomo chiave nello scenario somalo. Espulso dalla Somalia nel 1993 dal commando Usa, con l’accusa di essere coinvolto nel traffico di armi; poi riammesso e utilizzato come logista un po’ da tutti, dall’esercito alle imprese italiane pagate con quei 1400 miliardi della cooperazione che tanto interessavano la giornalista del Tg3. Indagato a lungo dalla procura di Asti, con l’accusa di essersi appropriato di un container di documenti del ministero degli esteri e per un presunto traffico di rifiuti. Prosciolto poi dal Gip, che ha ritenuto non sufficienti gli indizi presentati dal pm Luciano Tarditi”.

E ancora, salterebbero fuori due dossier provenienti dall’Aise (il servizio segreto con competenza sull’estero) sul caso Alpi: “Annesso nr.395 – prot. 279867/123/01 avente ad oggetto: Barre d’uranio – caso ALPI”, il primo, datato 24 ottobre 2003 e “Annesso nr.400 – prot. 90376/932/08DP avente ad oggetto: Ilaria ALPI Miran HROVATIN”, datato 8 aprile 2005.

Tanti quindi i documenti sulla Somalia, che rendono le ipotesi sui traffici italiani verso il corno d’Africa ancora più reali e la morte dei due giornalisti, forse, non così “casuale” come all’epoca venne dichiarato.

Ancora top secret, invece, i fascicoli dell’ex Sismi che potrebbero chiarire ulteriormente i dubbi sui traffici italo-somali. Note informative, relazioni, messaggi criptati e analisi che il governo di Matteo Renzi ha promesso di rendere pubblici lo scorso 20 marzo , accogliendo la petizione di Articolo 21, firmata da settantamila cittadini

Negli archivi della commissione sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono conservati altri atti, dichiarazioni di testimoni chiave, affermazioni contraddittorie e punti oscuri che rimangono ancora sotto chiave. Documenti che la Camera potrebbe quanto prima decidere di desecretare direttamente.

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