Home Ambiente La strana storia del porto incompiuto, discarica di bombe e agenti chimici...

La strana storia del porto incompiuto, discarica di bombe e agenti chimici inquinanti

653
0
CONDIVIDI

L’indagine riguarda il porto di Molfetta, mai completato e nei cui fondali sono sepolti migliaia di ordigni bellici, e le pressioni esercitate da esponenti politici per l’avvio dei cantieri, nonostante i palesi rischi di inquinamento.

Diciotto capi di imputazione che vanno dall’associazione a delinquere, alla truffa, fino alla violazione e distruzione di aree paesaggistiche tutelate, sono solo alcune delle cose venute fuori durante l’inchiesta sui lavori di costruzione del porto commerciale di Molfetta.

Le accuse sono state mosse contro  l’ex presidente della Commissione bilancio Antonio Azzollini. L’inchiesta, nello specifico, riguarda l’appalto e i lavori di costruzione del porto di Molfetta, un’opera faraonica da 170 milioni di euro, mai terminata, e costruita su un letto di bombe risalenti alla Seconda Guerra Mondiale.

Ne ha parlato nei giorni scorsi Il Fatto Quotidiano, che ha evidenziato come la presenza delle bombe sui fondali del porto, secondo i pm di Trani, sarebbe stata nota sin dall’inizio al senatore e ai dirigenti del Comune di Molfetta, i quali “sapevano bene che sussisteva oltre alla mancanza delle necessarie autorizzazioni, l’inaccessibilità della zona di mare interessata per la presenza di un notevole numero di residuati bellici che ne facevano una vera e propria discarica subacquea di ordigni”.

Una cosa che però non avrebbe comunque fermato i lavori.

Secondo la ricostruzione della procura, dirigenti comunali, funzionari e imprenditori – spiega Il Fatto Quotidiano – avrebbero fatto carte false con atti amministrativi ad hoc, delibere, per l’avvio dei cantieri. Un’opera che avrebbe visto anche le ripetute pressioni da parte del senatore Azzollini, nei confronti di ricercatori dell’Ispra e dirigenti del settore ambientale della Regione Puglia.




Tutto questo, mentre un inquietante filone dell’inchiesta, affidato al Corpo Forestale di Bari, avrebbe riscontrato la pericolosità delle operazioni di dragaggio del fondale di Molfetta, pieno di ordigni a carica esplosiva e chimica, triturati dalla draga e, in parte, stoccati nella cassa di colmata del nuovo porto, in parte dispersi in mare.

In un altro articolo, il giornale pubblica uno stralcio delle intercettazioni presenti negli atti dell’inchiesta di Trani sul porto di Molfetta e riguardanti un imprenditore esperto di bonifiche subacquee, indagato dai pm per aver “attestato falsamente di aver terminato la bonifica superficiale per un totale di metri 100mila e seicento, con garanzia di profondità a meno 2 metri dal fondale”. Un’attestazione falsa dovuta a “pressioni ricevute da persone non identificate”.

Le operazioni di dragaggio del fondale di Molfetta avrebbero provocato la fuoriuscita di agenti chimici dagli ordigni. Non solo esplosivi, quindi, ma anche sostanze inquinanti come fosforo e iprite liberate nell’ambiente. Operazioni che hanno portato gli inquirenti a parlare di “una discarica non autorizzata di rifiuti pericolosi derivati dal dragaggio degli ordigni bellici” confinati nella cassa di colmata ancora presente a Molfetta. Un’operazione che avrebbe avuto come conseguenza, “per la permeabilità [della cassa, ndr] e lo sversamento delle acque inquinate dai residui chimici, il deterioramento della falda acquifera sottostante e circostante”.

L’esperto in bonifiche da ordigni Zannini è anche accusato di aver “occultato in una zona di mare non segnalata gli ordigni o le parti di ordigni rinvenuti nel corso delle indagini subacquee, alcuni dei quali si incendiavano a contatto con l’aria una volta salpati”.

(Foto: Wikipedia, Michele Zaccaria)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here