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“Il piombo delle cartucce è pericoloso per la salute”: è polemica dopo il servizio delle Iene

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Terreni inquinati a causa del piombo contenuto nelle cartucce dei cacciatori: è questa la tesi esposta qualche giorno fa in un servizio delle Iene, andato in onda il 3 dicembre scorso. Il filmato – disponibile per la visione a questo link – non ha mancato di suscitare polemiche, dal momento che, secondo alcuni, il programma avrebbe esagerato il numero di proiettili al piombo utilizzati nel nostro Paese.

La Iena Cristiano Pasca, infatti, afferma che si tratterebbero di ben 336 milioni le cartucce sparate ogni anno nella stagione venatoria. Una cifra impressionante che le associazioni di categoria respingono al mittente.

Ma cominciamo dall’inizio.

La tossicità del piombo è riconosciuta dal mondo scientifico ormai da diversi anni. Come sintetizza bene il National Geographic, “il piombo è una delle sostanze tossiche più studiate e una mole impressionante di dati scientifici dimostra che questa sostanza colpisce quasi tutti gli apparati dei vertebrati, da quello circolatorio a quello nervoso, dall’immunitario o al riproduttivo, e colpisce i bambini a qualunque concentrazione, anche le più basse”.

Nei Paesi occidentali, l’utilizzo di questo metallo pesante è stato vietato in diversi tipi di prodotti: dalle vernici ai giocattoli, dall’industria automobilistica alla pesca. Insomma, quanto meno piombo immettiamo in natura, meglio è per tutti.

Secondo uno studio dell’Università di Trento, la principale origine dell’inquinamento da piombo sono stati, almeno nel Novecento, gli scarichi delle automobili. Tracce importanti del metallo possono essere individuate anche in alcune vernici, che staccandosi dalle pareti vanno a inquinare l’aria, e nelle tubature di diversi acquedotti: “L’esposizione [al piombo]” – scrivono dall’Università – “può avvenire attraverso l’acqua potabile, il cibo, l’aria, il terreno e la polvere . Nella generale popolazione non fumatrice adulta la via principale di esposizione proviene da cibo (65%) e acqua. Cibo, aria, acqua e polvere/terreno sono le potenziali vie principali di esposizione per gli infanti ed i bambini piccoli. Per i bambini fino a 4 o 5 mesi di età, aria, latte, acqua e polvere/terreno sono le principali sorgenti”.

Le conseguenze per l’uomo, gli animali e l’ambiente possono essere molto gravi.

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), organo del ministero dell’Ambiente, ha prodotto nel 2012 un documento che riporta tutte le più recenti ricerche sull’argomento.

L’avvelenamento da piombo è conosciuto con il termine di “saturnismo”, e può avere diversi livelli di gravità, configurandosi come intossicazione acuta, subacuta o cronica: “Una volta penetrato nelle cellule”, sintetizza l’ISPRA, “il piombo causa disordini metabolici che provocano effetti su diversi apparati (nervoso, respiratorio, escretore, digerente, circolatorio, endocrino); inoltre si sospetta che possa determinare l’insorgenza del cancro”. In caso di intossicazione acuta, si può andare incontro “a encefalopatia acuta conclamata, con coma e convulsioni”. Sintomi meno gravi, ma comunque importanti, sarebbero “coliche addominali, costipazione, affaticamento, anemia, neuropatia a livello periferico e, nella maggior parte dei casi, alterazioni delle funzioni del sistema nervoso centrale”.

Ecco perché è importante eliminare qualunque possibile tipo di diffusione di questo metallo nell’ambiente.

E qui veniamo alla questione della caccia.

Secondo il servizio delle Iene, sarebbero ben 336 milioni le cartucce contenenti piombo utilizzate ogni anno dai circa 700mila cacciatori presenti in Italia.

Cifre che sono state fortemente contestate dalle associazioni dei cacciatori. L’ANLC (Associazione Nazionale Libera Caccia), in un comunicato, accusa Pasca di “terrorismo mediatico” e di aver “imbastito un servizio pieno zeppo di castronerie e inesattezze”. La difesa dell’associazione si basa su due elementi: “Tanto per cominciare, [Pasca] ignora totalmente che l’uso del piombo nelle munizioni da caccia e da tiro è ormai sulla via del tramonto. In secondo luogo, fa finta di dimenticare che la stragrande maggioranza di quel piombo viene utilizzato nei campi e nei poligoni di tiro e quindi viene interamente recuperato e riciclato”.

Secondo il già citato documento dell’Ispra però, le cifre sarebbero da capogiro. Nel 1981, in Italia, erano presenti un milione e 685mila cacciatori, che avrebbero esploso circa un miliardo e 100mila cartucce contenenti piombo. Sia il numero degli appassionati che dei proiettili sparati è andato calando nel corso del tempo: all’inizio degli anni ’90, i colpi sarebbero stati circa 700 milioni. Il numero dei cacciatori, invece, è sceso a 765mila, secondo l’ultima rilevazione ufficiale dell’ISTAT, datata 2006. Alle soglie del 2015, è facile pensare che il numero sia ulteriormente ridotto.

Secondo calcoli effettuati dall’Ispra, in ogni caso, “se si ipotizza l’esistenza di un rapporto diretto tra il numero di cacciatori attivi e il numero di colpi esplosi, si arriva a stimare in 10.000 t il piombo disperso in Italia nel 2006”. Il dottor Alessandro Andreotti dell’Ispra, intervistato durante il servizio delle Iene, specifica che quella di 10mila sarebbe la soglia massima potenzialmente presente in boschi e territori di caccia italiani; una cifra che, nel caso di rilevazioni più ottimistiche, si fermerebbe a “sole” 4700 tonnellate.

Anche se questa cifra fosse sovrastimata, come sostiene l’ANLC, saremmo comunque di fronte a un problema importante per l’ambiente e la salute di esseri umani e animali.

Quando viene sparata una fucilata”, spiega nel servizio il dottor Andreotti, “questo piombo, se non colpisce la preda, rimane nel terreno e quindi può creare problemi perché i cibi rimangono contaminati”. E quando gli animali vengono colpiti e catturati? “Il processo della cottura”, prosegue il dr. Andreotti “rende più facilmente assimilabile per l’uomo il piombo”.

Un freno alla diffusione dei proiettili contenenti piombo è stato già stabilito dall’Onu lo scorso novembre, durante la Cop11, Convenzione sulle specie migratorie, tenutasi in Ecuador. Entro il 2017, infatti, tutti i Paesi sottoscrittori della Convenzione di Bonn, tra cui anche l’Italia, dovranno imporre l’utilizzo di materiali non tossici nella produzione di munizioni per cacciatori.

Un divieto che va ad aggiungersi a quello, già previsto, di non utilizzare proiettili contenenti piombo nelle zone di caccia umide.

(Foto: media.cmgdigital)

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