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Il fracking è una pratica insostenibile

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Cos’è il fracking? È il sistema utilizzato per estrarre il gas di scisto, lo shale gas, una fonte di energia “non convenzionale” il cui mercato sta attraversando una fase di gigantesca espansione. In Europa il business dello shale gas è ancora agli esordi, ma negli Stati Uniti e in Canada circa un terzo del gas naturale utilizzato proviene dalle rocce argillose da cui si estrae il gas di scisto. Il problema è che la procedura di estrazione – la “frattura idraulica”, o fracking appunto – è accusata di provocare danni enormi all’ambiente.

In parole povere, la tecnica funziona così: una miscela di acqua, sabbie e sostanze chimiche viene iniettata nel sottosuolo per provocare microfratture da cui si sprigiona lo shale gas. Ma sulle conseguenza di questa procedura, la comunità scientifica è divisa. Ai tempi del terremoto in Emilia, Beppe Grillo puntò il dito proprio contro «questi buchi qui, che fanno per cercare il gas». Negli stessi mesi il ministro dello sviluppo Corrado Passera lanciava un progetto per facilitare l’estrazione di shale anche in Italia. I geologi hanno espresso pareri contrastanti sul legame tra fracking e terremoti, ma è vero anche che la procedura d’estrazione ha suscitato molte critiche qualificate.

In Argentina, come nella maggior parte dei paesi latino-americani, le zone vengono deturpate e desertificate. Pino Solanas in questo documentario mostra lo straziante ritratto di una realtà che colpisce e minaccia diversi paesi della regione , in cui i governanti non sembrano preoccuparsi minimamente delle persone e delle generazioni future. E il problema più grave è che tutto questo viene fatto sotto la falsa bandiera della prosperità e dello sviluppo. Chi è Pino Solanas? Solanas è uno dei più decisi oppositori dell’accordo firmato ad agosto tra il governo argentino e Chevron per sviluppare l’industria petrolifera e del gas, che lui chiama «I più grande disastro ambientale in Amazzonia», e che prevede un massiccio ricorso alla  fratturazione idraulica,il fracking per l’appunto.

L’accusa più comune è che le sostanze iniettate nel sottosuolo possono avvelenare le falde acquifere, con conseguenze sulla salute di uomini e animali. In Francia il fracking è stato reso illegale. In tutti i paesi europei dove l’estrazione dello shale gas sta prendendo piede, sono sorti movimenti ambientalisti di protesta. In Gran Bretagna il dibattito sul gas di scisto è arrivato persino all’interno della Chiesa anglicana. La diocesi di Blackburn, zona di estrazione, aveva stampato dei volantini che mettevano in guardia dai «rischi per la fragile Creazione del Signore». La Church of England però ha preso le distanze dal volantino, con un comunicato in cui ai rischi vengono contrapposti i benefici economici e la creazione di posti di lavoro.

Secondo le stime, il sottosuolo argentino custodisce riserve di shale gas seconde solo a quelle cinesi. La presidente Cristina Kirchner ha stretto una serie di accordi con la Chevron, colosso globale dell’energia, per avviare l’estrazione. Scatenando anche in questo caso massicce proteste di piazza.

E arriviamo all’incontro tra papa Bergoglio e Solanas. Quest’ultimo ha alle spalle una lunga carriera di attivista, dai tempi dei film polemici contro le politiche neo-liberiste di Carlos Menem, che hanno portato l’Argentina al collasso economico (e lo stesso Bergoglio, da primate della Chiesa argentina, non aveva lesinato le critiche alla disastrosa gestione del potere sotto Menem). Oggi Solanas, che nel frattempo  è stato eletto deputato per due volte, è particolarmente attivo nel campo della difesa dell’ambiente e ha sposato la causa dei manifestanti anti-fracking.

Da qui la richiesta al papa di posare con in mano la maglietta da “attivista”. E Solanas è andato oltre, twittando che Bergoglio gli avrebbe spiegato di avere in mente una «enciclica sull’ambiente».

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