Home Ambiente I predoni del mare a caccia di petrolio in Sicilia

I predoni del mare a caccia di petrolio in Sicilia

198
0
CONDIVIDI

“U mari nun si spirtusa”, in italiano “il mare non si trivella”: è questo l’ultimo allarme lanciato da Greenpeace.
Gli attivisti ambientali rivolgono l’attenzione a quanto sta accadendo nel Canale di Sicilia, area di inestimabile valore biologico e naturale. L’importanza capitale del luogo è stata confermata dalla stessa Greenpeace, che nel 2009 ha effettuato un giro di ricognizione con la propria nave ammiraglia, chiamata Rainbow Warrior. Le immersioni compiute dagli esperti hanno evidenziato alcune peculiarità straordinarie di cui è dotata quest’area, vera e propria culla della biodiversità nel Mediterraneo.

Già sfiancata dall’inquinamento e da un’esasperata attività ittica, potrebbe ricevere il colpo di grazia dalle esplorazioni petrolifere lungo i suoi fondali. La Audax Energy, azienda australiana di Perth specializzata nella ricerca di idrocarburi su fondali marittimi, avrebbe chiesto al Ministero dell’Ambiente italiano l’autorizzazione a sondare il Canale di Sicilia alla ricerca di prezioso oro nero. Qualora lo trovasse, inizierebbe con la trivellazione dei fondali per estrarre il maggior numero di barili al giorno, e andrebbe a distruggere quell’habitat biologico di cui si parlava sopra.
Non solo: un’operazione di questo tipo risulterebbe invasiva per l’intera regione Sicilia, che vedrebbe altamente compromessa la sua industria turistica, fiore all’occhiello dell’economia della regione.
Importante sottolineare come sia praticamente assodata la presenza di petrolio: la Audax ha effettuato negli anni passati delle ricerche lungo il fondale tunisino, al largo dell’isola di Pantelleria, e ha identificato un prezioso giacimento a cavallo tra la linea di confine che separa idealmente le nostre acque territoriali da quelle tunisine. Ormai sicura la presenza di un giacimento, si ipotizza ce ne possano essere molti altri, e le grandi compagnie petrolifere aumentano il pressing: sul tavolo del Ministero dell’Ambiente, si contano ben 29 istanze di ricerca provenienti da azienda di tutto il mondo.

Greenpeace chiede di prevenire finché si è in tempo una smodata corsa al petrolio, al fine di preservare l’ambiente e il benessere della regione Sicilia, da sempre legata a doppio filo con il suo mare, che costituisce, vuoi per la pesca vuoi per il turismo, la più grande fonte di benessere delle comunità locali. In quest’estate 2012 gli attivisti ambientali hanno inaugurato una tour che si sposterà in diverse tappe lungo tutta la regione e farà conoscere al maggior numero di abitanti i pericoli in corso, anche tramite le voci note di Ficarra & Picone, che hanno aderito ben volentieri all’inziativa.  Sono già una trentina i sindaci ad aver firmato contro la trivellazione e a favore della creazione di un’area protetta, una riserva marina d’alto mare tutelata dalle folli speculazioni dei giganti del petrolio.

 

di Matteo Fontanone