globalizzazione e coronavirus

Globalizzazione, Coronavirus e Cambiamenti Climatici: La Follia dell’Uomo che uccide il mondo

Stiamo assistendo ad un fatto storico, per la seconda volta dall’inizio della globalizzazione selvaggia, il genere umano si trova di nuovo a scegliere tra economia e sopravvivenza, e stavolta a minacciarci è un virus chiamato Coronavirus.

La scelta come possiamo vedere in questi giorni è diversissima da stato a stato: da una parte chi vorrebbe salvare tutti a discapito del PIL, dall’altra chi punta a fermarsi quanto basta per poter gestire l’emergenza senza intaccare l’economia (USA e Gran Bretagna in testa, che pare già stiano facendo marcia indietro).

Ma facciamo un passo per volta, abbiamo detto “seconda volta”, perché? Perché la prima, ovvero i Cambiamenti Climatici, che davvero minacciano l’esistenza dell’intera specie umana, sono fondamentalmente ignorati, vengono ignorati dai governi, dalle multinazionali, dai cittadini che continuano noncuranti ad avere i loro stili di vita energeticamente insostenibili, insomma non gliene frega niente a nessuno tranne che ad una manciata di ambientalisti, che paiono fuori moda per come va velocemente il mondo.

Ora non stiamo a citare alcune teorie, peraltro plausibili, dei Pandemic bonds e delle scommesse finanziare sul crollo delle borse mondiali a marzo 2020, perchè in ogni caso questo fa parte della follia collettiva della speculazione finanziaria, dove l’economia virtuale sta uccidendo definitivamente l’economica reale delle persone.

In questo senso, il Coronavirus è un granellone di sabbia dentro il putrido ingranaggio del capitalismo selvaggio ( detto turbocapitalismo dalla scienza politica di fine 900 ). Se non sovraproduci, sovraconsumi e sovrainquini il mondo, allora muori. Ma occhio, non muore il sistema, muoiono gli attori passivi di questa filiera, cioè noi.

Perchè ” loro ” cioè quelli che muovono le fila, avranno sempre una scappatoia, o in elicottero, o in aereo privato, o persino su un razzo spaziale che li porterà su un altro pianeta quando avranno finito di distruggere questo; vedi il progetto di Elon Musk di colonizzare Marte, a costi insostenibili per qualsiasi impresa “umana”.

Il bilancio tragico dell’aumento di CO2

E nell’ultimo quinquennio abbiamo registrato +20% CO2, quindi non raccontiamoci favole che azzereremo tutto nel 2050, la verità è che ci stiamo suicidando in silenzio.

Però è bastato un virus la cui mortalità non intacca minimamente la sopravvivenza del genere umano, per vedere il mondo andare in tilt. Il coronavirus è un pericolo immediato, e nessuno vuole morire, ecco perché si pone la “difficile” scelta tra salute delle persone e PIL.

Se tutto si ferma il PIL rallenta, magari si va in recessione, male, molto male! E perché è un male? Chi l’ha detto? Il PIL misura davvero quanto stiamo bene? Se la vendita di armi cala stiamo meglio o peggio?

E se cala la vendita di medicinali vuol dire che stiamo meglio o peggio? E se invece di consumare benzina in auto migliorano i mezzi pubblici?

Coronavirus e globalizzazione

In queste settimane è totalmente scomparsa la nube di inquinamento sopra a gran parte della Cina e dell’Italia settentrionale. E sì perché se ci fate caso il coronavirus si diffonde maggiormente proprio in quelle zone del mondo dove si produce di più, più globalizzate, che corrono freneticamente pur di produrre e vendere. L’acqua a Venezia è tornata limpida, una volta che l’uomo si è fermato con il suo vorticoso andirivieni di traghetti e navi da crociera.

E lo dicono anche i nostri governanti, “bisogna fermarsi per poi tornare a correre ancora più veloci!” Ma perché? Dove dobbiamo andare così di fretta? Il fine di un essere umano è far aumentare un numeretto chiamato PIL? Non lo crediamo, dobbiamo invece superare questa crisi riflettendo profondamente su cosa stiamo facendo e dove stiamo andando.

Sono decenni che si pongono questioni come questa, che gli ecologisti parlano dei problemi della globalizzazione, ma a nessuno gliene frega nulla purché si continui ad avere la possibilità di comprare l’auto giapponese, cambiare ogni anno il telefonino, mangiare carne e frutti esotici ogni giorno, o magari fare tutti i viaggi in aereo che si vuole pur di scappare dalla propria monotonia quotidiana.

Cambiare il modello di sviluppo

Il traffico di merci e persone è abnorme, ingiustificabile visto l’inquinamento che creiamo, se continuiamo così per altri 10 anni al massimo non ci sarà speranza di tornare indietro. Questo virus è quindi un monito, così va letto, un ultimo avvertimento: fermatevi, rallentate, evolvete.

Il senso della vita non è “Produci, Consuma, Crepa”, bensì dedicarsi a ciò che piace, agli affetti, alla spiritualità, alla conoscenza, e infine al lavoro etico e giusto.

Il lavoro non è un fine ma un mezzo, che però non deve togliere la vita alle persone, non si può lavorare per 8 ore al giorno per 40 anni della propria vita, la vita non è fatta di infinite attese delle due settimane di vacanze estive. La soluzione è lavorare meno e lavorare tutti, produrre meno e meglio.

Dobbiamo seguire i modelli naturali, de-globalizzarci in modo da riprodurre i normali schemi della natura, che sono i più efficienti. Mentre ora per fare un esempio eclatante, i componenti di una singola giacca percorrono anche 48 mila Km prima del suo assemblaggio finale, i bottoni di una giacca vengono realizzati in Vietnam con plastica prodotta in Cina a partire da plastica raccolta in Europa, per poi finire in Bangladesh dove vengono assemblati su giacche destinate al mercato europeo.

Ecco cosa sta facendo l’uomo sull’ecosistema della Terra

Capite che non ha assolutamente alcun senso! Bisogna agire affinché la produzione sia il più possibile localizzata, meglio avere piccoli impianti distribuiti nel mondo che solo pochissime mega industrie.

E bisogna agire ancora prima per diminuire la produzione, è ora di smetterla di produrre oggetti fondamentalmente inutili e progettati per rompersi in pochissimo tempo ( vedi modello cinese ).

Il mondo non può più sostenere questa follia tutta umana, l’obiettivo del guadagno a tutti i costi deve essere superato. In poche parole dobbiamo Evolvere, compiere un salto nella scala evolutiva e scrollarci di dosso finti idoli come il denaro e il successo.

Ora o mai più, se aspettiamo sarà comunque la Natura a fermarci prima o poi, e non ci piacerà. – Dalla pagina Evoluzione Silenziosa


Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

Comment

  • Grazie per questo articolo che sottoscrivo in ogni parola, il passaggio chiave per me è dove si legge che ” l’economia virtuale uccide definitivamente l’economia reale diffusa.
    Quella stessa economia virtuale che incoraggia la coltivazione della carne in laboratorio, la modifica della fotosintesi per ottenere di più dalle piante , la modifica di insetti e batteri per meglio combattere le malattie , la modifica di DNA e RNA umani per nascere sani o guarire dalle malattie in un battibaleno, quelli stessi che sognano di colpire Marte con esplosioni termonucleari per renderlo abitabile in un vicino domani, tutto naturalmente per il bene dell’umanità??????????!!!!!!!!!!!.
    E poi di fronte ad una banale modifica del genoma dell’influenza sono capaci solo di dire lavatevi le mani , state in casa, state a distanza e tutto andrà bene, e dato che nessuno era preparato nonostante il tempo ci fosse , non usate le mascherine , non servono, c’è solo da piangere.
    Non sono in grado di accettare che il sistema produca milioni di individui che pur curati con le meraviglie della scienza tirano il fiato coi denti e al primo refolo di vento cadono, e si accaniscono pure a caccia di notizie false con coloro che mettono in guardia dai pericoli reali e predicano comportamenti e alimenti corretti.
    Non ci pensano neanche di fare mea culpa o di essere meno sprezzanti e vanagloriosi.
    Quindi spero che vengano milioni di articoli come questo , forse qualcuno in più capirà questi concetti semplici e giusti.

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