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Creato per caso enzima killer capace di mangiare plastica: salverà i mari

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mangiare plastica

Salvare i mari grazie a un enzima artificiale capace di mangiare plastica. Un nuovo alleato contro l’inquinamento ambientale creato da un gruppo di scienziati in Giappone. Ecco cosa è in grado di fare

Ogni minuto, in tutto il mondo, viene venduto circa 1 milione di bottiglie di plastica. Di queste, tantissime finiscono per inquinare i nostri mari, trasformandosi in armi letali per molti animali ed entrando nella catena alimentare dell’uomo. Eppure c’è una speranza: un nuovo enzima artificiale, capace di mangiare plastica.

Un gruppo di scienziati ha infatti riprodotto in laboratorio un enzima mutante, in grado di fagocitare le bottiglie di plastica.

Mangiare plastica per ridurre l’inquinamento: com’è nato l’enzima e cosa è in grado di fare

Questa nuova scoperta potrebbe aiutare a risolvere la crisi globale dell’inquinamento da plastica, consentendo per la prima volta il pieno riciclaggio delle bottiglie.

Pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), lo studio che ha condotto a questo risultato è stato realizzato da Harry Austin, dell’Università britannica di Portsmouth, e da Gregg Beckham, del Laboratorio Nazionale per le Energie Rinnovabili (Nrel) del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti.

Com’è nata l’idea

L’idea di creare l’enzima artificiale è nata osservando nel 2016 un batterio che si era evoluto naturalmente per mangiare plastica, in una discarica in Giappone. Si era scoperto che il microrganismo era in grado di decomporre il cosiddetto PET (polietilene tereftalato), un tipo particolare di plastica, cibandosene. A una velocità mai vista prima in natura.

La ricerca odierna è partita quindi dalla necessità di determinare la struttura precisa dell’enzima prodotto dal batterio, responsabile della decomposizione.

Per fare ciò, i ricercatori hanno utilizzato un intenso fascio di raggi X, 10 miliardi di volte più luminoso del sole. Uno strumento potentissimo, capace di analizzare singoli atomi.

Dalle analisi, si sono resi conto che la struttura dell’enzima sembrava molto simile a quella che molti batteri sviluppano per abbattere la cutina, un polimero naturale utilizzato come rivestimento protettivo dalle piante. Ma quando il team ha manipolato l’enzima per esplorare questa connessione, ha accidentalmente migliorato la sua capacità di mangiare plastica.

Leggi anche: Inquinamento plastica: “Milioni di tonnellate in mare”. Gli ultimi dati del WWF

Una scoperta casuale

La scoperta è arrivata dunque per caso. Potrebbe però cambiare le sorti dei nostri mari, migliorando la velocità di decomposizione della plastica.

«È un miglioramento modesto – di circa il 20% – ma non è questo il punto. È incredibile perché ci dice che l’enzima non è ancora ottimizzato», afferma il prof John McGeehan, dell’Università di Portsmouth. Secondo il professore, infatti, in futuro la tecnologia potrebbe portare alla creazione di un enzima ancora più efficace e ancora più veloce.

Un possibile miglioramento della tecnologia potrebbe arrivare trapiantando l’enzima artificiale in un “batterio estremofilo” che può sopravvivere sopra i 70 gradi centigradi. A queste temperature, il PET cambia da uno stato vetroso a uno viscoso, rendendolo probabilmente degradabile 10-100 volte più velocemente.

Il futuro dell’enzima

L’enzima artificiale impiega alcuni giorni per iniziare a mangiare plastica. Un tempo decisamente più rapido dei secoli necessari per lo smaltimento del materiale da parte dell’ambiente.

«Quello che speriamo di fare è usare questo enzima per trasformare questa plastica nei suoi componenti originali: così possiamo letteralmente riciclarla in plastica. Significa che non avremo più bisogno di usare altro petrolio e, fondamentalmente, questo dovrebbe ridurre la quantità di plastica nell’ambiente», ha spiegato McGeehan.

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