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Come aprire un’azienda agricola biologica: consigli e burocrazia

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Come aprire un'azienda agricola biologica: consigli e dritte

State pensando di creare un’azienda agricola biologica? Ecco alcune dritte interessanti.

L’agricoltura biologica può rappresentare un’ottima opportunità dal punto di vista economico e imprenditoriale. Il mercato del bio è infatti in controtendenza rispetto all’economia nazionale: il fatturato di queste attività potrebbe aumentare del 120% nel giro di una decina d’anni, secondo i dati di Landmaking, Promoverde e Cnr-Irpps. Aprire un’azienda agricola biologica potrebbe quindi rappresentare un’interessante business in cui investire.

Vediamo come.

Il mercato del bio

Il mercato, a livello globale, conta un giro d’affari da 50 miliardi di euro. Rispetto all’agricoltura convenzionale, si stima che le rendite per chi investe nel bio salgano del 6-8%. Un’opportunità da cogliere al volo e su cui stanno investendo già molti italiani. Sono sempre più giovani (il 22% ha tra i 20 e i 39 anni) e ben istruiti (il 49% è almeno diplomato) gli imprenditori dell’agricoltura biologica. E, rispetto ai “colleghi” di altri settori, producono più reddito (+33,4%) e più lavoro (+14%).

Ma come fare a lanciarsi in un settore così dinamico? Quali sono i primi passi per investire? A questa e altre domande, ha risposto Maria Letizia Gardoni, delegata nazionale di Coldiretti Giovane Impresa.

azienda biologica

Aprire un’azienda agricola biologica: l’idea

Per far nascere una impresa è prioritario avere un’idea intorno alla quale sviluppare un progetto”. Non basta lanciarsi, occorre avere un obiettivo chiaro e verificarne la validità con esperti e imprenditori del settore.

Il grosso dell’investimento iniziale è dato dal terreno. E i costi non sono bassi in Italia, soprattutto a causa “della cementificazione selvaggia, per gli utilizzi impropri per colture no-food, per impianti fotovoltaici o di biogas da rifiuti industriali”.

Non si tratta, però, di un ostacolo insormontabile: non bisogna avere molti ettari di terra per avere successo. “Quello che conta è saper generare il maggior valore aggiunto per ettaro e questo si ottiene puntando sulla diversificazione della produzione, sulla multifunzionalità, sulla vendita diretta, sulle produzioni di eccellenza. Esistono tante realtà positive di giovani imprenditori agricoli che hanno fondato e conducono aziende di tutto rispetto su appena 6mila metri quadri di terra”.

In più, si possono pensare a soluzioni alternative. “Non è raro trovare occasioni di acquisto soprattutto nelle aree interne o di montagna dove l’attività di coltivazione e di allevamento è più difficile, ma si possono cogliere opportunità per il turismo rurale. Inoltre occorre verificare le alternative dell’acquisto. Pensiamo all’affitto o alla semplice gestione aziendale. Oggi, sono molti gli agricoltori anziani che non hanno intenzione di cedere la propria azienda, ma sarebbero disponibili a collaborare con altri professionisti”. Si possono infine “verificare le eventuali ipotesi di dismissioni di terreni pubblici da parte delle autorità pubbliche”.


Aprire un’azienda agricola biologica: occhio ai fondi Ue

La Gardoni aggiunge anche un ulteriore elemento di cui tener conto: le sovvenzioni comunitarie. “Per il settore biologico”, ricorda, “tra i regolamenti dell’UE che permettono agli operatori nel campo dell’agricoltura biologica di avere aiuti finanziari c’è il Reg.2328/91 ed è accessibile a tutte le aziende agricole per il miglioramento delle strutture. Esistono anche interventi specifici per aziende in zone svantaggiate e per l’istituzione di associazioni agricole”.

Dal momento che queste norme sono recepite dalle regioni, occorre verificare presso i propri enti locali. È possibile farsi aiutare, in questo, dai Caa (Centri di Assistenza Agricola), istituiti anche da Coldiretti.

Individuata l’idea, trovati i finanziamenti, non resta che mettersi in regola con la legge. “Dal punto di vista burocratico sono tre i passaggi fondamentali: apertura di una Partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate, iscrizione al Registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la competente Camera di Commercio e iscrizione e dichiarazione presso l’Inps”.

(Foto interna: euractiv)

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